Ho un grossissimo difetto, lo confesso: amo il mio paese e, sinceramente, lo vorrei vedere meglio di quanto lo veda adesso… Rifiuti nelle strade, ineducazione, traffico disordinato, soste selvagge, biciclette con adulti sui marciapiedi, azioni demenziali (non dico vandalismi, perché i Vandali sono stati riabilitati dalla Storia), mancanza di cultura nelle manifestazioni ecc..

Al luogo dove sono nato dedico questo mio scritto: a quella Grottaglie amata da pochi e posseduta da molti:  Quando scende la notte e i vicoli e le nchiosce si tingono di oro per la luce dei lampioni, il centro storico si ammanta di malinconia, forse per i troppi ricordi ad esso legati.

Non ci sono voci di bambini, non ci non ci sono odori di coni e gelati, non ci sono neppure suoni di trombe per farti respirare. Solo la mente ricorda un motivo… un motivo vecchio ed altalenante, monotono ed attraente, che somiglia tanto a quella ninna nanna di tua madre quando stringeva a se le piccole mani. E allora lo sguardo viene rivolto al cielo e ci si consola pensando che moltissime di quelle stelle, anche se la loro luce brilla e ti ammalia, non esistono più. Vicoli e storie di voci, le stradine..le nchiosce… bianche case di calce doppia sciolta con acqua che rinfrescava le mura, che ripuliva di dignità e che riaccendeva una vita profumata: come ci tenevano a ridipingere le benedette case due o tre volte all’anno. Ognuno pensava tanto a far ben figurare le abitazioni dei dintorni… per capire cosa vuol dire stare al riparo dal sole per non desiderare più romanzi, per non pensare più a viaggi lontani.

Il rosso dei pomodori e il bianco latte della calce: sinestesia e contaminazione dei sensi, il vicolo che si colora e spalanca improvvisamente le porte della vita quotidiana delle famiglie, delle persone, dei bambini e degli anziani, aprendoti quella porta del tempo dove tanti bambini giocano con un pallone sdrucito o con un tappo consumato dall’uso. E se hai il tempo di fermarti un po’ e chiudere gli occhi , riesci, persino, a sentire il rumore della pietra che rompe il guscio della fava o il fruscio di un pettine che solca i lunghi capelli lavati col sapone rosso del bucato o a gustare l’odore di un sugo troppo raro per non essere apprezzato.

L’anima si innamora di queste meraviglie, il cuore sobbalza, le voci in dialetto ti attirano…E quando ti allontani da queste mura umanizzate,ti accorgi di aver lasciato il ritmo di una vita serena, lenta, ma non sonnolenta , mai banale e sempre umana… ma per cosa?
Riesci solo a pronunciare poche parole:
Sei bella sullo spagnolesco balcone in calce bianca,
i capelli tinti di rosso geranio…
ineffabile figura profumata di basilico,
tu sei la coscienza dell’infanzia“…

…Non ho piu’ il fiato per giocare ma ancora l’età per sognare”!