
È l’11 novembre: in molti paesi d’Italia si brinda al vino nuovo, si arrostiscono castagne e si celebra, con allegria e un pizzico di ironia, la festività di San Martino. Ma perché questa giornata viene talvolta chiamata anche la «festa dei cornuti»? In questo articolo esploreremo le origini religiose, agrarie e popolari della ricorrenza, il significato simbolico delle corna e come la tradizione è arrivata fino ai nostri giorni.
La ricorrenza della festa di San Martino è davvero singolare perché cade esattamente l’11.11. Non a caso questo succedersi del numero 1 non fa altro che rinvigorire quella che per tanti scherzosamente viene considerata “la festa dei cornuti”. Ma perché? Cosa c’entra con le corna?
Si narra che San Martino fosse molto geloso della sorella e che la custodisse a tal punto da non farle quasi mai frequentare uomini. La ragazza però, al contrario di quello che pensava suo fratello era molto sveglia riuscendo più volte a sottrarsi alla sua attenzione per dedicarsi alle attenzioni dell’altro sesso. Questo ad insaputa del fratello considerato appunto come “cornuto”. Quindi la parola “cornuto” spesso non sottolinea la condizione di persona tradita, ma di persona tradita “inconsapevole”.
Nel corso dell’articolo potrai scoprire:
- Le origini religiose di San Martino
- La festa nell’ambito contadino e agrario
- Perché la festa è anche detta “dei cornuti”?
- Usanze locali e curiosità in Italia
- Il significato oggi della festività
Le origini religiose di San Martino
San Martino di Tours (316 circa–397) fu un soldato romano convertito al cristianesimo che divenne vescovo di Tours. La sua fama è soprattutto legata al celebre episodio in cui, incontrando un mendicante infreddolito, tagliò in due il proprio mantello per coprirlo: quella notte sognò poi Cristo che indossava la parte donata. Da questo gesto nasce la sua fama di generosità e di assistenza verso i bisognosi.
La scelta dell’11 novembre come data della festa deriva dalla sua data di sepoltura. In ambito popolare è anche legata all’entrata dell’inverno, al termine della vendemmia e al passaggio di stagione — un momento carico di significato agricolo e sociale.
La festa nell’ambito contadino e agrario
L’11 novembre era in molte zone occasione di conclusione delle attività agricole dell’anno: si segnava il momento in cui «il mosto diventa vino» e in cui contratti, podere e locazioni si rinnovavano.
In questo contesto si tenevano feste, fiere del bestiame, bancarelle e mercati: momenti di convivialità ma anche di promiscuità, di cibo, di vino novello e, talvolta, di leggerezza nei costumi. La combinazione di «vino + festa + mercato» contribuì a far emergere elementi simbolici più disinvolti e goliardici nella ricorrenza.
Perché la festa è anche detta “dei cornuti”?
La definizione «festa dei cornuti» riferita a San Martino non ha origini definite e univoche: si tratta di un intreccio di usanze folkloristiche, simbolismi contadini e tradizioni scherzose. Vediamo alcune delle spiegazioni più rintracciabili.
Fiera del bestiame e animali con le corna
In molte fiere che si tenevano proprio intorno al periodo di San Martino, uno degli elementi centrali era il commercio di bestiame, in particolare bovini e caprini dotati di corna. La presenza delle corna animali, associata alle feste contadine avidi di socialità e alcool, avrebbe traslato il simbolo delle «corna» nell’ambito umano: i mariti che lasciavano sole le mogli partecipando alle fiere o agli scambi, il vino che scorreva … e l’ironia popolare che li designava come “cornuti”.
Atti goliardici e scherno sociale
In alcune località, la sera del 10 novembre venivano fatte processioni, sfilate, persino cori satirici in cui si denunciavano pubblicamente le infedeltà (o almeno si scherzava su di esse). Gli uomini «cornuti» diventavano bersaglio di scherzi, venivano esposti simbolicamente con corna finte, manifestazioni comiche.
Riti pagani e capodanno celtico
Alcuni studiosi richiamano la data dell’11 novembre al vecchio capodanno celtico o ad antiche feste agrarie (come le brumalia romane) che prevedevano convivialità, libagioni e una sospensione delle regole morali ordinarie: in quei contesti «corna», bevute e tradimenti potevano andare insieme. La festa di San Martino avrebbe così ereditato – in una modulazione cristiana o post‑cristiana – anche questi elementi popolari.
In sintesi: la definizione «cornuti» non sta a indicare che San Martino abbia avuto a che fare con tradimenti; piuttosto, è un matrimonio – o meglio un allacciamento – tra la festa agricola‑popolare dell’11 novembre e il simbolo delle corna (che nella fantasia popolare rappresentano il tradimento) e lo scherzo collettivo che ne deriva.
Usanze locali e curiosità in Italia
In molte regioni italiane la festa di San Martino assume contorni folkloristici particolari:
- Nel comune di Santarcangelo di Romagna (Rimini) la fiera di San Martino include zone dedicate al “Villaggio dei cornuti”, con gadget a forma di corna, balli popolari e stand gastronomici. [oai_citation:8‡Il Resto del Carlino](https://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/cronaca/fiera-di-san-martino-tutti-2dbf70a6?utm_source=chatgpt.com)
- Nel comune di Ruviano (Caserta) si racconta che una cena goliardica tra amici abbia dato origine, con processione e fantoccio con corna, alla «Festa dei Cornuti». [oai_citation:9‡italea.com](https://italea.com/eventi/festa-dei-cornuti-di-ruviano/?utm_source=chatgpt.com)
- In alcune località abruzzesi la sera del 10 novembre gli uomini sfilano con corna finte o oggetti simbolici, in processione che ironizza sul tema delle infedeltà.
Tutte queste manifestazioni evidenziano come la «festa dei cornuti» sia in realtà un momento di ironia sociale, di sdrammatizzazione e di comunità – non un’accusa seria, ma un gioco collettivo dove le corna diventano motivo di canto, ballo e risate.
San Martino a Grottaglie
Infatti a Grottaglie si dice che il giorno di San Martino chi è cornuto debba indossare “la giacca alla smerza”, al rovescio. La giacca alla smerza si identifica con l’atto del tradimento in quanto sarebbe indossata frettolosamente al rovescio dall’ amante che abbandona in fretta e furia il letto coniugale dell’ amata subito prima che giunga il di lei marito. Ma perché una persona dovrebbe indossare una giacca “alla smerza” rendendo pubblica la sua condizione di cornuto? Perché è meglio essere cornuto consapevole che inconsapevole.
Il cornuto consapevole non fa altro che manifestare la sua sfortunata condizione ad aver preso per moglie una donna leggera delegando a lei la responsabilità del tradimento facendola palesemente passare dalla parte del torto. Il cornuto inconsapevole invece è colui che si è fatto “fregare” alla grande e che pertanto a Grottaglie viene etichettato con l’ ormai celeberrima frase di “curnutu cuntente”.
Il significato oggi della festività
Oggi la festa di San Martino è principalmente vista come ricorrenza religiosa (nel ricordo del santo) e come momento di convivialità agraria (vino novello, castagne, fine della vendemmia). Tuttavia, la componente popolare della «festa dei cornuti» sopravvive come tratto folkloristico, che ricorda l’importanza della satira sociale, della resilienza del mondo contadino e della simbologia popolare (le corna, il vino, la festa).
In un’agenzia di comunicazione – come la tua ‑ può essere interessante cogliere questa doppia valenza: da un lato la festa che celebra la generosità e la carità di San Martino, dall’altro la dimensione più leggera, divertente, irriverente che ancora oggi consente alla comunità di riconoscersi, scherzare e stare insieme.
La prossima volta che brindiamo l’11 novembre con un calice di vino novello e magari mangiamo qualche castagna, potremmo pensare che, tra sacro e profano, si cela un legame antico tra il contadino che chiude l’anno agricolo e la comunità che ride delle proprie «corna». In fondo la festa non è solo memoria, ma anche trasformazione – e le corna, simbolo di buffa vulnerabilità, diventano segno di un antico saper ridere di sé. Buon San Martino!
