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Il “ddl Pillon” non è emendabile e va ritirato!” Una presa di posizione forte quella dalla senatrice Valeria Fedeli (già ministra della Pubblica Istruzione nella passata legislatura), intervenuta con il giudice Annagrazia Lenti all’iniziativa “Ddl Pillon – Un disegno contro i diritti”, organizzata dal Partito Democratico di Grottaglie (Taranto), in collaborazione con la Scuola di Formazione politica “Nelson Mandela” dello stesso circolo.

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All’iniziativa, coordinata da Anna Rita Palmisani, delegata all’assemblea nazionale del Pd, hanno preso parte anche l’assessore alla Politiche sociali del comune di Grottaglie Marianna Annicchiarico, il segretario cittadino del Pd di Grottaglie Francesco Montedoro, il componente della segreteria cittadina del Pd Marta Greco.
Il Partito Democratico ha da subito detto chiaramente che questo provvedimento non è emendabile e va quindi ritirato in toto.

Esaurite le audizioni – ha detto la senatrice Fedeli – è cominciata, in Commissione giustizia al Senato, la discussione di merito sul ddl n° 735 (cosiddetto ddl Pillon). Momento in cui cadranno le maschere. Il nostro impegno continuerà ad essere quello di chiederne il ritiro. La non emendabilità del disegno di legge, risiede nell’impianto generale del testo, inquadrato in una cornice ideologica di stampo patriarcale, maschilista e discriminatorio dal quale è ispirato e la legittimità a modificare le importanti leggi attuali che tutelano i diritti dell’infanzia, delle donne e delle libere scelte delle famiglie. Il provvedimento viola palesemente quanto previsto dalla Costituzione, dal diritto di famiglia, dalle leggi nazionali e internazionali sulla violenza contro le donne, dalla stessa comunità scientifica che ha sempre respinto la teoria della sindrome d’alienazione parentale che, con l’approvazione di questo Ddl, entrerebbe di diritto in una legge dello Stato. E’ importante che da oggi tutte e tutti, fuori e dentro il Parlamento, abbiano chiaro che su questo tema si giocano 40 anni di lotte per i diritti dei bambini e delle donne”.

Ed è per questo che la senatrice ha invitato chi non lo ha fatto finora a dire chiaramente da che parte sta: con i bambini, le donne e le famiglie, o contro. E che non solo lo dica ma che si comporti di conseguenza. In particolare al M5s che, nonostante abbia messo le proprie firme sul provvedimento, a parole fa sapere attraverso il sottosegretario Spadafora che il Pillon è da archiviare, ma nei fatti non ne ha ancora chiesto formalmente il ritiro.
Il Partito Democratico sta portando avanti da mesi una battaglia a viso aperto nelle istituzioni a tutti i livelli; dal Parlamento ai consigli municipali, e nel Paese al fianco delle associazioni, degli avvocati, dei giuristi, dei pedagogisti, degli psicologi, delle famiglie, delle donne e degli uomini che sanno cosa può significare per la vita delle persone subire un modello così invasivo, illiberale e per questo, nei confronti dei minori, ingiusto e iniquo di bigenitorialità e opposto a una corretta condivisione delle responsabilità genitoriali.
I punti evidenziati dalla senatrice, hanno trovato riscontro anche nelle parole del giudice Annagrazia Lenti, la quale ha fatto notare come il ruolo della magistratura, nei casi di separazione, venga mortificato da questo ddl, in favore dei mediatori familiari, che dovrebbero affrontare anche problematiche che non gli competono.
Senza dimenticare che lo stesso Pillon è un mediatore familiare.

“Si tratta – ha spiegato il magistrato – di un provvedimento che nega ai figli il diritto alla stabilità; che impone una mediazione familiare a pagamento anche nei casi di violenza in famiglia, facendo passare in second’ordine il ruolo fondamentale della magistratura e ti tutti quegli strumenti che esperti quali giudici ed avvocati possono mettere in campo per limitare i danni di situazioni che vanno valutate di volta in volta con l’ausilio degli specialisti competenti; che elimina il mantenimento in favore dei soggetti più fragili della coppia, mettendo in difficoltà soprattutto le donne che statisticamente lavorano meno, guadagnano meno e hanno minori possibilità di trovare un’occupazione che le renda autonome e in grado di provvedere da sole ai bisogni dei figli anche per via dei doveri di cura, a livello familiare, ai quali sono molto spesso tenute. Inoltre, non è possibile utilizzare gli stessi parametri a situazioni molto diverse tra loro e rendendo invisibili soprattutto i bambini e le bambine, che nel ddl vengono trattati come pacchetti postali”.

 

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