Tantissime indicazioni utili per un sereno confronto, scevro dai tanti i pregiudizi spesso alimentati dalla scarsa informazione: questo è l’esito del convegno “Chi sono io per giudicare?” che si è tenuto ieri pomeriggio (sabato 14 marzo) nel Salone di Rappresentanza della Provincia di Taranto.
Il titolo dell’iniziativa richiamava la recente domanda di Papa Francesco “Chi sono io per giudicare un gay?” con la quale il Pontefice ha inteso promuovere, all’interno della Chiesa e della società laica, una nuova riflessione sul rapporto tra identità sessuale e fede.

La manifestazione è stata organizzata da TGenus, associazione di volontariato per la tutela dei diritti delle persone transessuali e transgender di Taranto, e dalla N.U.D.I. (Nessuno Uguali Diversi Insieme) Associazione Nazionale Psicologi per il benessere LGBTIQ; fine ultimo del convegno è stato sensibilizzare e istituire un confronto costruttivo sul rapporto che intercorre tra la fede e l’identità sessuale della persona, credente e non credente.

Michele Formisano, presidente TGenus e NPS Puglia, si è detto «piacevolmente colpito per il gran numero di persone che hanno partecipato, tutte con una gran voglia di intervenire ponendo ai relatori quesiti e domande, tanto che, quando purtroppo abbiamo dovuto chiudere i lavori perché era terminata la disponibilità della sala, in tanti non avevano potuto ancora parlare. Ciò dimostra quanto sia avvertita la necessità di un sereno confronto su questo tema».

Una manifestazione di successo, tanto che Antonella Palmitesta, psicologa, psicosessuologa e presidente nazionale N.U.D.I., ha annunciato che ««visto l’interesse suscitato a Taranto, N.U.D.I. e TGenus hanno intenzione di organizzare anche in altre città italiane questo convegno con lo stesso format».

Antonella Palmitesta, ha poi sottolineato come «la posizione della comunità scientifica in ambito psicologico e psichiatrico è concorde nel rifiuto delle terapie “riparative” e nel confermare che l’omosessualità è una variante naturale. Fondamentale dal punto di vista psicologico è perciò lavorare con persone omosessuali e transgender per integrare la identità sessuale e il credo religioso: non bisogna rinunciare a nessuna delle due cose!»

Ciò è possibile, come ha testimoniato il sacerdote cattolico Don Fabio Daddato che, dopo aver riportato quanto la Chiesa esplicita sull’accoglienza delle persone omosessuali nel documento “De pastorali personarum homosexualium cura” (Cura pastorale delle persone omosessuali), emanato nel 1986 dalla Congregazione per la dottrina della fede, ha illustrato l‘iniziativa, realizzata nella sua parrocchia a Bisceglie, di catechesi mensile a favore di trans, persone omosessuali e transgender.

Al convegno i saluti istituzionali sono stati portati da Barbara Gambillara, Consigliera di Parità della Provincia di Taranto, e Antonio Cerbino, assessore Associazionismo e Cultura del Comune di Massafra.

Attraverso gli interventi degli altri relatori, sono stati forniti i punti di vista psicologico, teologico e giuridico: Paola Biondi, psicologa e psicoterapeuta, su “Minoranze sessuali e scelte religiose”, Antonio Rotelli, avvocato e co-fondatore della Rete Lenford, su “Identità sessuali e diritto”, e Alessandro Taurino, docente e ricercatore di Psicologia Clinica e di Psicodiagnosi e Valutazione Clinica dell’individuo e della famiglia presso l’Università di Bari “Aldo Moro”, su “Rapporto tra fede e pregiudizio. Una lettura in chiave psicologica”.

Prima del dibattito con il folto pubblico in sala, è stato dato spazio ad alcuni interventi sulle personali esperienze in relazione a identità sessuale e fede, tra i quali quelli di Mario Bonfanti, gay ed ex sacerdote cattolico che attualmente sta svolgendo il percorso per diventare pastore della Metropolitan Community Church americana, e di Giovanna Failli, rappresentante del Gruppo Gionata di Bisceglie.