«L’accordo ILVA stipulato tra Arcelor Mittal e sindacati, ha superato anche la fase critica del confronto in fabbrica.» Così Antonio Marinaro, presidente della Cassa Edile di Taranto, che sul tema torna richiamando proprio la necessità dello sviluppo edile nelle imprese dell’appalto ILVA.

«I lavoratori del siderurgico – prosegue Marinaro – si sono espressi con un parere favorevole pari al 93% dei votanti registrati nell’ambito della tornata elettorale. Ora si tratta di lavorare sulla concretezza delle azioni proposte a tutela dell’occupazione, ma anche della salvaguardia ambientale.

Negli articoli inseriti nell’addendum presentato dagli affittuari aggiudicatari della gara si parla anche di salvaguardia dell’indotto ma a quell’impegno va data sostanza e concretezza con un più dettagliato accordo che salvaguardi quelle produzioni e quei lavoratori. Un impegno concreto che consenta, inoltre di evitare l’ingenerarsi di pericolosi processi di dumping contrattuale o di insicurezza su cantieri impegnati ad esempio nel delicato settore delle bonifiche, ma con caratteristiche da multi servizi.

Quell’identità produttiva e professionale va salvaguardata – chiarisce ancora Antonio Marinaro – e non per mero protezionismo, quanto per la necessità di sostenere ancora quel processo di riconversione industriale che ha bisogno di quella redditività e di quella massa salari.
Un richiamo dunque alle clausole inserite nel contratto firmato lo scorso 6 settembre, ma con un richiamo preciso all’art. 9 del Contratto Istituzionale di Sviluppo.

L’economia del territorio è composta da imprese medio-piccole, ma anche da un cartello produttivo che deve ottenere garanzie reddituali, tutele contrattuali e di sicurezza garantite dagli enti paritetici, che possano ingenerare processi di sviluppo a medio-lungo termine – conclude Marinaro – e per questa ragione bisognerà sostenere gli sforzi delle imprese virtuose ed evitare ogni tipo di concorrenza sleale al ribasso