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Viviamo in una società sempre più “visiva”, in cui la comunicazione sociale avviene principalmente tramite stimoli e strumenti che coinvolgono la vista. La comunicazione pubblicitaria è forse uno dei casi più eclatanti di questa situazione, e certamente gli esempi a sostegno di questa tesi non mancano.

C’è chi si lamenta della cassetta delle lettere intasata da depliant pubblicitari e chi di quelli che invece trova sotto il tergicristallo dell’auto; i casi più eclatanti si registrano nel periodo elettorale, con una vera e propria “invasione” di megacartelloni e di “santini”, ma in realtà la questione è attuale sempre.

E’ bene ricordare che esistono delle regole che vanno rispettate, pena sanzioni anche pesanti applicate ai contravventori, è che il fatto che la “cosa pubblica” sia di tutti non significa che ciascuno possa disporne come meglio crede, ma esattamente il contrario.

Muri, portici, ringhiere, cancellate, cabine telefoniche, cassonetti dell’immondizia e perfino alberi ed ogni altra superficie piana diventano spesso luoghi per affissioni abusive, invadenti e fastidiose. Quasi sempre si tratta di locandine, spesso autoprodotte, che pubblicizzano eventi e manifestazioni e che “invadono” quasi ogni spazio possibile ed immaginabile. Ma non solo: anche manifesti 70×100 di grandi eventi, patrocinati da enti pubblici, e adesivi di ditte e imprese delle categorie merceologiche più disparate.

Per non parlare delle agenzie immobiliari, i pulisci camino, quelli che mettono la guaina sul terrazzo.

Sono visivamente fastidiose e non di rado irrispettose dei luoghi pubblici e privati, queste affissioni costituiscono un chiaro esempio di concorrenza sleale ai danni di chi – seguendo le regole vigenti – si accolla anche gli oneri economici ed amministrativi che ne derivano.

Le affissioni al di fuori degli spazi previsi ed effettuate senza rispettare le regole vigenti prevedono infatti sanzioni che superano i mille euro, costituendo un illecito contravvenzionale previsto dal codice penale teso che punisce, da un lato, chi metta in circolazione scritti o disegni, senza l’autorizzazione richiesta dalla legge e dall’altro lato chi, in un luogo pubblico, senza la licenza dell’Autorità o senza osservarne le prescrizioni, faccia uso di mezzi luminosi o acustici per comunicazioni al pubblico o affigga scritte o disegni. (Codice penale articolo 663 –decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507)

Anche nella città di Grottaglie l’affissione selvaggia di manifesti e locandine trova purtroppo il suo riscontro. Lo scorso anno alcuni organizzatori di eventi locali si sono visti recapitare verbali di oltre 400 euro emessi dalla Polizia Municipale per manifesti e locandine affisse per esempio sotto i cartelli che informano sulle indicazioni stradali.

La legge parla chiaro: qualsiasi locandina o manifesto deve essere affisso dietro autorizzazione comunale e dietro oneri e tasse comunali da versare nelle casse comunali o di chi per loro.

La città di Grottaglie è invasa di affissioni selvagge. E non solo d’estate, ma tutto l’anno. Un problema comune a tante città italiane. A Foligno, vicino Perugia, c’è anche chi s’è visto comminare oltre a quattro verbali anche la sanzioni accessorie per violazioni al codice della strada.

Si potrà obbiettare che si tratta di poca cosa e che in fondo ci sarebbero reati ben più gravi da perseguire, il che è senz’altro vero. Ma è altrettanto vero, d’altra parte, che le regole sono tali se tutti le rispettano e se chi è deputato a farle rispettare svolge il suo compito; diversamente si fa un altro passo verso una giungla urbana dove ognuno fa quello che gli pare, non preoccupandosi dell’eventuale danno o fastidio causato agli altri; comportamento ancor più discutibile perché gli oneri da rispettare non sono poi così gravosi e perché – come spesso accade – un po’ di attenzione e rispetto da parte di ciascuno, permette a tutti di vivere in un ambiente migliore.