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«Il decreto “Terre vive”, appena emanato dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, punta a promuovere l’occupazione giovanile in ambito agricolo ed a favorire l’accesso alla terra per sviluppare il settore primario.» Lo riporta un comunicato del MoVimento 5 Stelle, che prosegue: «Un obiettivo da raggiungere tramite la vendita delle terre agricole demaniali. Una possibilità prevista sin dal decreto “Salva Italia” del Governo Monti, su cui i deputati della Commissione Agricoltura del M5S hanno presentato una proposta di legge per ridefinire la possibilità, da parte dello Stato, di disporre dei propri terreni agricoli e prevedendo, quindi, canoni di locazione dei terreni ad hoc per i giovani agricoltori. Inoltre, in un anno e mezzo di legislatura, la Camera ha approvato a maggioranza ben due ordini del giorno che impegnavano in tal senso il Ministero dell’Agricoltura.»

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“Mettere in vendita la terra pubblica per far cassa, significa alienarla, ovvero darla in pasto a chi su quella terra vuole speculare, magari per costruire un impianto di produzione di energia alternativa, o un grande parco eolico – dichiara il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S), componente della Commissione Agricoltura alla Camera – Vuol dire farla scomparire dal nostro patrimonio pubblico e non considerala quello che effettivamente è: un bene comune”.

«La soluzione individuata dai 5 Stelle – spiega il comunicato – è, invece, quella dell’affitto dei terreni agricoli individuati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, riservando ai giovani agricoltori (definiti dal Regolamento CE n. 1698 / 2005 del Consiglio del 20 settembre 2005) una percentuale non inferiore al 25% del totale degli stessi terreni.

Imponendo, inoltre, il divieto di utilizzare tali terreni per uno scopo diverso da quello agricolo. Ulteriore obiettivo della proposta M5S è quello di tutelare e promuovere metodi di agricoltura biologica basati su sistemi agro-ecologici e destinati esclusivamente a scopi alimentari, con la possibilità di destinare i terreni agricoli demaniali ad attività di agricoltura sociale nonché adeguando la durata della locazione ai cicli biologici naturali.»

“Concedendo i propri terreni in locazione, tra l’altro, lo Stato può permettersi la possibilità, qualora un’idea non dovesse funzionare, di dare ad altri aspiranti lo stesso terreno – conclude L’Abbate – Il Ministro Martina è ancora in tempo per fermare questa scelleratezza, dando ascolto a tutti quei cittadini, comitati e movimenti che da anni si battono per la difesa e tutela dei beni comuni. Garantiamo l’accesso alla terra per promuovere l’occupazione e lo sviluppo del settore primario, ma senza vendere il patrimonio pubblico di questo Paese”.

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