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«Per andare oltre la polemica sul turismo in Puglia bisognerebbe ragionare di infrastrutture e servizi: così il dibattito non sarebbe sterile, una specie di battaglia a colpi di dichiarazioni-choc tra personaggi noti, ma avrebbe una sua utilità per il settore e l’economia variegata che vi ruota attorno. Anche nella nostra Taranto». Per Paolo Campagna, presidente di Ance Taranto, «non si deve aver paura del sasso lanciato in piccionaia da Briatore – in fondo fa parte del suo stile “glamour” – quanto, piuttosto, cercare di dare profondità alla riflessione che ne può e ne deve scaturire».

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Per Ance Taranto: «il messaggio pirotecnico “avete solo natura e musei, ma i ricchi vogliono lusso e divertimento” andrebbe preso per il verso giusto. Attraverso una chiave di lettura che analizzi “i turismi”, che oscillano dal bed & breakfast al resort extralusso, e ne individui le criticità. Paesaggio, musei ed enogastronomia sono indubbie ricchezze della Puglia, ma sono lontane anni luce dal “modello Billionaire”, così come lo sono dal turismo giovanilista delle isole greche o, per dare qualche cifra corposa, dai 58 milioni di presenze delle Baleari e dai 75 milioni delle Canarie

La Puglia dei turismi è però in crescita, nel 2015 ha superato 13 milioni di presenze, e lo è anche Taranto, nonostante i suoi mille problemi. «E’ necessario – sottolinea Campagna – capire come accompagnare e, possibilmente, accelerare questo trend positivo. Servono, cioè, buone politiche per uscire dalla ristrettezza, di visione e di argomenti, della polemica fine a se stessa. Il che significa allargare lo sguardo e puntare seriamente sui servizi e sulla necessità di industrializzare la filiera turistica perché, altrimenti, così com’è ora determina ben poco in termini di produzione della ricchezza.

Servizi che, naturalmente, per essere efficienti ed efficaci necessitano di un adeguato corollario di infrastrutture – viarie, aeree e portuali ma anche “autostrade” immateriali come la fibra ottica – e di un approccio – sottolinea Campagna – senza pregiudizi rispetto a temi fondamentali come la rigenerazione urbana di borghi e centri storici. La bellezza – aggiunge – e lo sviluppo della nostra terra, infatti, pagano ancora un forte dazio alle “brutture” di ogni genere e anche alle resistenze opposte da una certa “cultura del no” agli investimenti di trasformazione territoriale ed urbana.

A Taranto il rischio (o l’auspicio…) non è il turismo dei ricchi e del lusso, giacché entrambi mancano. Il problema, piuttosto, è che manca molto altro: la filiera della nautica da diporto, ad esempio, o la vacanza del target familiare o di massa. Per questo gli attrattori, dal Castello al MarTa, da soli non bastano: è necessario immaginare e costruire intorno un vero e proprio sistema turistico. Un’operazione possibile – è l’idea dell’architetto Campagna – rafforzando e qualificando l’offerta della città e connettendo costa ed aree interne per allargare e integrare l’offerta di prodotto e brand turistico».
Rimane intatto, del resto, il nodo del come far arrivare i turisti (e trattenerli) a Taranto, Martina Franca e la Valle d’Itria, Castellaneta e Ginosa Marina oppure la costa orientale e la Terra del Primitivo. Una possibile risposta è fissata nel report di PugliaPromozione che conferma la nostra Regione tra le destinazioni più desiderate dagli italiani e in crescita tra gli stranieri, ma rivela anche che i primi per il 67% arrivano in auto e i secondi all’86% in aereo e, soprattutto, che tra i punti di debolezza del sistema turistico gli operatori segnalano l’ipertrofia burocratica e infrastrutture (trasporti in particolare) spesso inadeguate.

Mentre i mega yacht girano al largo – conclude Campagna – e si attende che classi dirigenti e istituzioni ne colgano i giusti stimoli, Taranto in quanto a presenze fa meglio solo della minuscola Bat».

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