Anche a Taranto si ricorda il terzo centenario della morte di San Francesco De Geronimo.

La apertura delle celebrazioni si terrà oggi, a partire dalle ore 19,00 presso la parrocchia intitolata proprio al santo grottagliese, presso il rione Tamburi, unica della diocesi ionica ad essere dedicata a San Francesco De Geronimo.

L’inizio delle manifestazioni che ricorderanno i trecento anni dalla morte del nostro amato santo concittadino avverrà con una celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo metropolita di Taranto.

San Francesco De Geronimo nacque a Grottaglie (Taranto) il 17 dicembre 1642, primo di undici figli, di cui tre ecclesiastici, da una famiglia benestante e di profonda fede cristiana. Fra le devozioni favorite e diffuse da San Francesco De Girolamo fu particolare quella a s. Ciro, medico e martire, il cui corpo riposa nella cappella omonima della chiesa del Gesù Nuovo a Napoli. Egli portava con sé nelle missioni una reliquia del santo e ad essa attribuiva tutti i prodigi che andava operando durante le sue prediche, sebbene parecchi testimoni coevi ritengano che Iddio operasse miracoli per le sue stesse virtù e che egli, nella sua umiltà, si celasse dietro il potere taumaturgico di s. Ciro. Tale testimonianza vale a dimostrare quale stima avessero delle sue virtù i contemporanei, che del resto furono concordi nell’affermarne la santità della vita in tutti i processi di canonizzazione cominciati già pochi anni dopo la sua morte, avvenuta a Napoli il giorno 11 maggio 1716.

Fu beatificato da Pio VII il 2 maggio 1806, allorché i Gesuiti, su richiesta del re Ferdinando IV di Borbone, erano stati riconosciuti per il regno di Napoli (la restaurazione dell’Ordine avverrà nel 1814). Fu poi canonizzato dal papa Gregorio XVI il 26 maggio 1839 e la sua festa fu fissata nel giorno della morte. Il corpo, traslato nella cappella a lui intitolata nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, che venne arricchita dallo scultore Jerace dell’artistica statua del santo in atto di predicare, vi rimase fin dopo la seconda guerra mondiale, allorché fu trasportato nella chiesa dei Gesuiti di Grottaglie.