Danzare in cerchio nel mistico suono del cielo e si vive il mistero. Il silenzio e la contemplazione sono le “virgole” di quel mosaico mistico che si raccoglie nell’estetica dell’interiorità. Parlarsi piano piano con le parole del cuore è come raccontarsi una storia che non viene dal passato ma circonda il tempo nello spazio del futuro. E il presente siamo noi che sfuggiamo o è la fuga stessa che si intrappola dentro di noi rendendoci inconsapevoli del viaggio che siamo destinati a percorrere.

La contemplazione che si arricchisce del misterioso non è mai un rischio. Soprattutto nel tempo del pensiero leggero e degli illusionisti. È piuttosto la danza che nella circolarità intreccia il cuore e l’anima. Le danze nel sogno mistico hanno sempre un girotondo. Il cerchio è un giocare non nell’infinito ma neppure nel finito. Il cerchio è il ritrovarsi nella magia che si assenta dalle parole e si fa religiosità. La danza è il ballo tondo. Il girachetirigira fino a toccare l’indefinibile, l’inverosimile, l’indecifrabile. Dentro questo giro c’è la musica che si lascia ascoltare non con le orecchie ma con lo spirito che è armonia – disarmonia. L’interiorità non è il separarsi dall’altro. È ritrovare l’altro in te. O ritrovare il te stesso nella esteriorità che forma l’apparenza. Io ti guardo e tu mi appari. Ti osservo e la tua apparenza mi coinvolge o mi sconvolge. Il mistico non è quel viaggiatore che ha bisogno della geografia reale. Eppure disegna una geografia e lo fa con la cadenza delle dita incise nella sabbia dl pensiero. Ci sono alcuni versi che non smettono di mettermi alla prova: “La prima origine del grido è dal cuore, e l’eco ne rimbomba/nelle montagne del corpo://O tu stordito dagli echi, dirigiti in silenzio verso l’Origine/della Voce che crea!”. Sono versi di Rumi. Con Rumi respiro la parola del mio recitare e raccontare.

Di Rumi. Un poeta mistico persiano, nato a Balkh (in Turchia) nel 1207 e morto nel 1273. è il poeta della confraternita dei dervisci rotanti. Danzatori che giranogirano per raccogliersi nel silenzio della meditazione innalzandosi però ad un amore assoluto che definisce lo spazio e il tempo in una ebbrezza completamente mistica. Forse è bene ascoltare: “Il mio luogo è l’Oltrespazio, il mio Segno è il Senza Segno… Uno cerco, uno conosco, uno canto, uno contemplo!”. La fantasia creatrice è il senso dell’universo che circonda la nostra vita non misurando distanze e non misurando neppure partenze e ritorni. Ormai i miei libri sono dentro questa mistica.

Rumi è il misterioso della parola e nella parola la cui parola stessa ha sempre una musica. Lo sguardo “sufico” è una contemplante azione che permette di porci in attesa e l’attesa è la non perdita. Ci si rivolge a ciò che il sogno rivela. Sempre il sogno è rivelazione ma la rivelazione è penetrante sguardo nel di dentro verso il di dentro: “L’Amore e l’Amante vivono davvero in eterno:/non attaccare il cuore a cose riflesse e prestate!”. Quella miniera che cerchiamo è dentro di noi ci recita Rumi. La sua presenza nel panorama poetico è importante. Ha una straordinaria importanza per tentare di capire la tensione cristiana francescana e il riposo mistico islamico. Rumi sembra legate San Francesco d’Assisi con Jacopone. La dolcezza e la redenzione.
Tutto parte da qui. Non si parla di perdono ma soltanto di amore. Perché quando l’amore trionfa non c’è bisogno di perdono e il peccato è soltanto una parola impressionante ma inutile. Impressionante per chi non conosce il senso e la luce. Chi ha toccato con lo sguardo la luce ha superato le barriere. Io trovai una conchiglia e tra le mani e nel cuore diventò una perla. È questa la lezione di Rumi. E sono convinto che la sua lezione va oltre ogni “predica”: “O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso,/ché da simile viaggio la terra diventa purissimo oro”.

Il mistico è oltre l’orizzonte perché sa che l’Amore è veramente la musica dell’anima. Occorre amare. Fino in fondo e ascoltarsi: “Come potresti diventare amaro, quando in realtà tu sei una miniera di dolcezza”. Una miniera, come ogni miniera abitata da minatrosi noi abitiamo l’anima e lasciamo con l’anima ci possa abitare…