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LA PAC 2015-2020 poteva essere sicuramente migliore, meno penalizzante per l’agricoltura italiana, una normativa che dimostra come, anche nel settore agricolo, ormai in ambito UE siano le nazioni dell’Europa settentrionale a “dettare legge”!

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Ma, al di là di qualche piccolo possibile “aggiustamento” tecnico, l’impianto di base della nuova PAC è stato ormai stabilito e, per quanto poco gradito, gli agricoltori devono studiarlo per essere pronti, già dal prossimo anno, a trarne i maggiori vantaggi possibili.
In estrema sintesi questo è il “verdetto” di “InterSud”, l’annuale riunione interregionale del Meridione dei Giovani di Confagricoltura Anga, che per la prima volta si è tenuta in questo weekend a Ginosa.

Organizzata una volta l’anno in differenti location, si tratta di una riunione itinerante che vede riunirsi i quadri dirigenti dei Giovani di Confagricoltura di tutte le regioni meridionali, a partire dai segretari e presidenti provinciali e regionali.
Nella mattinata della prima giornata, sabato 13 settembre, i giovani imprenditori hanno incontrato Paolo La Cava, il responsabile acquisti Barilla per l’area sud, che ha illustrato loro i grandi vantaggi e opportunità dei “contratti di filiera” nel settore cerealicolo, ma anche i requisiti cui deve essere impostata la produzione dei cereali che dovranno essere poi venduti a un buyer internazionale come il Gruppo Barilla.

Nel pomeriggio si è tenuto il convegno “Nuova PAC: bio e greening, esperienze a confronto”, che ha visto la partecipazione allargarsi, oltre che a un importante parterre istituzionale, a una vasta platea di agricoltori ed operatori agricoli interessati a conoscere i nuovi indirizzi della PAC 2015-2020.

I lavori, moderati da Francesco de Filippis, presidente Giovani di Confagricoltura Anga Taranto, sono stati aperti dai saluti di Vito De Palma, Sindaco di Ginosa, Luca Lazzàro, presidente Confagricoltura Taranto, Rocco Caliandro, presidente Giovani di Confagricoltura Anga Puglia, e Giovanni Selvaggi, componente del comitato presidenza Giovani di Confagricoltura Anga.

È stato Filippo Schiavone, vicepresidente Giovani di Confagricoltura Anga, a presentare alla folta platea il pensiero politico-sindacale di Anga Confagricoltura: «la PAC 2015-2020 ha più ombre che luci, a mio avviso una delle peggiori riforme della storia, che invece avrebbe potuto e dovuto premiare i veri agricoltori e riformare completamente il sistema agricolo, affrontando finalmente il maggiore problema che hanno gli agricoltori: le crisi di mercato. Così non è stato, eppure il trattato di Lisbona, con il dialogo a tre in ambito UE tra Parlamento, Commissione e Consiglio, ha enfatizzato il ruolo del Parlamento rispetto al passato, un Parlamento che aveva la possibilità di bloccare la riforma tracciandone diversamente le linee guida, anche se, secondo me, il vero errore proveniva già dalla Conferenza Stato-Regioni e dallo Stato italiano».

Mario Salvi, Area Economica Confagricoltura, ha poi illustrato tecnicamente gli indirizzi generali della PAC 2015-2020 che comporterà da un lato l’aumento degli ettari ammissibili ai Pagamenti diretti, e da un altro la riduzione dei beneficiari stessi in quanto, ammettendo solo gli agricoltori “attivi”, anche se coltivano fondi di piccole dimensioni, realizzerà una selezione.

Però, aumentando rispetto al passato gli ettari ammissibili ai Pagamenti diretti, i fondi destinati all’Italia saranno soggetti a una maggiore “parcellizzazione”, fondi per la agricoltura italiana che sono già stati ridotti dalla UE “alla fonte”: il complessivo plafond UE, infatti, dovrà essere suddiviso tra un numero maggiore di Paesi membri UE che, con l’ingresso delle nazioni dell’Est iniziato nel 2004, oggi è salito a 28. Per gli agricoltori italiani questi due fenomeni comporteranno una progressiva riduzione del Pagamento diretto per ettaro che partirà nel 2015 con il 15%, fino ad arrivare nel 2020 al 30%!

La PAC 2015-2020 impone soprattutto un maggior impegno ambientale: Il 30% del Pagamento diretto, infatti, sarà erogato dalla UE solo se l’agricoltore adotterà una serie di “comportamenti virtuosi”, i cosiddetti “greening”, tesi alla salvaguardia delle risorse ambientali. Tra questi l’abbandono della gestione monocolturale dei fondi in favore di una più diversificata con almeno 2 o 3 colture differenti, soprattutto diversificate tra primaverili e autunnali, o la destinazione del 5% dei seminativi al cosiddetto “focus ecologico”, ovvero a usi ambientali come coltivazioni che arricchiscano organicamente la “zolla” o utilizzi per la tutela e la valorizzazione di elementi del cosiddetto “paesaggio rurale”, come determinati specchi d’acqua interni o, persino, i nostri muretti a secco. Ovviamente la certificazione UE del “focus ecologico” imporrà ai nostri imprenditori agricoli un ulteriore aggravio delle procedure amministrative e burocratiche per ottenere i Pagamenti diretti.

In chiusura dei lavori le possibilità che offrono le colture biologiche sono stati esposti da Giuseppe Tarantini, consigliere di amministrazione della “OP Jonica Bio”, che, illustrando il “case history” della sua azienda, ha suscitato l’interesse della platea.
La giornata di domenica, 14 settembre, di questa edizione di InterSud di Anga Confagricoltura, che ha segnato il ritorno in Puglia di questa importante manifestazione dopo quattro anni, è stata dedicata a momenti di approfondimenti tecnici e a visite in aziende della zona.

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