La storia della letteratura si costruisce anche intorno a delle polemiche. Anzi intorno a scontri dialettici duri. Quello tra Pasolini e Berto fu una polemica irruente ma anche molto ironica. Lo ha ricordato Pierfranco Bruni presentando il suo libro a Roma davanti ad esperti e letterati.

Pasolini – ha affermato Pierfranco Bruni – è rimasto sempre ancorato ad una cultura proletaria trasformata banalmente in letteratura e non ha mai capito il senso antropologico del mondo popolare. Berto invece si è lasciato penetrare da una cultura popolare che ha coinvolto in modo particolare il concetto di mediterraneo”.

Di Pasolini oggi, ha aggiunto Bruni, non resta nulla ed è completamente superato anche se si insiste a ricordarlo per mera partigianeria ideologica. Di Berto, nonostante l’ostracismo, resta lo scrittore”.

Uno dei pochi scrittori che ha attraversato in modo sublime gli anni Cinquanta – Settanta, ha affermato Giovanni Antonucci, esperto di cinema e teatro ed è stato l’ultimo studioso e giornalista a intervistate Berto nella famosa polemica scontro con Moravia e Dacia Maraini.

Un duro scontro che ha posto in evidenza il potere editoriale e la letteratura. Ma Berto è il vero scrittore, ha detto Antonucci, al contrario delle ideologie praticate in quegli anni e i suoi romanzi sono una testimonianza come si evince nel libro di Bruni.

Un libro che presenta grandi aperture, ha affermato Neria De Giovanni critico letterario presidente Associazione critici letterari, e colloca Berto tra gli scrittori volutamente dimenticati come il caso di Cassola o di Piero Chiara. Una delle originalità del lavoro di Bruni, ha dichiarato la De Giovanni, è il legame con la cultura non solo internazionale, ma soprattutto nell’aver creato delle comparazioni tra i luoghi e in particolare tra il Veneto e la Calabria.

Francesco Mercadante. Emerito “La Sapienza” ha insistito sulla importanza dei capitoli centrali del libro, quando Bruni ricorda il padre ed è come se riprendesse un dialogo interrotto dopo la lettura di “Guerra in camicia nera” ed ha insistito sullo scrittore che supera “Il male oscuro” per una forte frammentismo e di rottura rispetto al linguaggio della tradizione.

Serata ricca di stimoli e di riflessioni che hanno permesso a Bruni di proporre una conclusione: “Uno scrittore che è parte integrante di intrecci di generazioni. Approfondirlo è stato come scavare nei “rimossi” che costeggiano il nostro tempo e la nostra esistenza. Non smetto di considerarlo uno scrittore di mezzo e la sua ‘Modesta proposta per prevenire’ resta un nucleo fondamentale del e nel suo linguaggio“.

Berto.
Uno scrittore oltre Pasolini e lo stesso Moravia.