Il ceramista intervistato si presenta
(I indica l’intervistatrice, B l’intervistato)

I. Come ti chiami?
B. Luigi.

I. Il cognome?
B. S*****.

I. Quale scuola hai frequentato?
B. La scuola che ho frequentato. Devo esprimermi sempre in dialetto, vero? Ho frequentato la scuola fino alla quinta elementare.

I. Da quanto tempo svolgi questo lavoro?
B. Questo lavoro lo svolgo da…. Mi accompagnavano nel quartiere delle fornaci, lì, avevo quattro anni. Mi accompagnavano nel quartiere delle fornaci e così ho continuato [+] qualche volta sono fuggito dal quartiere delle fornaci, quando ero un ragazzo e sono stato anche dove modellavano le statuette del presepe, poi dai Peluso, dalla famiglia Peluso, che aveva un negozio di alimentari, poi, alcune volte sono fuggito e sono giunto sino all’aeroporto di Grottaglie dove rimasi per alcuni mesi estivi. Poi sono stato salvato dai tedeschi quando ci fu un bombardamento e quando colpivano con i bombardamenti, noi, anzi, arrivavano sempre degli aerei che scattavano delle fotografie all’aeroporto e noi fuggivamo nei vigneti.

I. Ma è un lavoro che svolgeva anche tuo padre questo?
B. No, no. Mio padre stava sempre nel quartiere delle fornaci. Ero io che ci andavo da ragazzo, che poi, sai, non dico che ci si annoia a svolgere sempre lo stesso lavoro, ma quasi. I ragazzi, sai, erano più energici.

L’ESTRAZIONE E LA LAVORAZIONE DELL’ARGILLA

I. Da dove si estraeva l’argilla?
B. Da Grottaglie.

I. Io sapevo da Montemesola.
B. No, da Grottaglie.
B. No, l’argilla si trova nel nostro territorio. Si estrae da anni, centinaia di anni. I. E come si lavora l’argilla? B. Quando esistevano le cave, nelle campagne, si estraeva quella argilla più profonda, che era più compatta e migliore per poterla.

I. Lavorare.
B. Lavorare.

I. Per lavorare e sì.
B. Per lavorarla al tornio. Quell’argilla veniva trasportata con i carretti che venivano portati lì alle cave. Trasportavano l’argilla e nel periodo estivo la portavano qui nel quartiere delle fornaci dove veniva distesa a terra vicino alle botteghe per farla essiccare. Poi quando la sera si essiccava, veniva portata all’interno delle botteghe, che erano dotate di una specie di camera ampia adatta a contenere l’argilla, che doveva essere stagionata lì dentro ed era necessario tenerla lì per un anno. Così, poi, quell’argilla veniva frantumata con il randello, così veniva chiamato, e che era un pezzetto di legno di albero d’ulivo. Si realizzava un foro nel pezzetto di tronco lungo venti centimetri e si applicava un’altra asta. Si realizzava un altro foro e si applicava un altro pezzetto di legno e quello si usava per battere l’argilla quando si era essiccata. Veniva posizionata per terra e c’era una persona addetta a questo compito che la pestava, così veniva chiamato. Così veniva pestata l’argilla. Era un lavoro.

I. Faticoso.
B. Beh, sì. Si lavorava molto. Quella persona svolgeva questo lavoro tutti gli anni fino alla fine della sua vita. Svolgeva sempre lo stesso lavoro per poter preparare l’argilla che poi veniva pestata. Veniva preparata in modo da poter essere lavorata al tornio.

LA LAVORAZIONE AL TORNIO

I. Come si lavora al tornio?
B. Si lavora al tornio manuale, con i piedi. C’era un asse al centro, lungo un metro, poi c’era il volano circolare di un metro di diametro e con uno spessore di sei – sette centimetri, di quel legno duro, perché doveva subire milioni di pedate per farlo girare e così si poteva lavorare al tornio. Si metteva il pezzo d’argilla, con il piede si spingeva il tornio, il volano girava e si creavano gli oggetti.

I. Quali oggetti venivano creati?
B. Cosa?

I. Quali oggetti si creavano?
B. I vasi cilindrici in terracotta. C’erano i maestri artigiani che realizzavano manufatti di grandi dimensioni. Si realizzavano le brocche di creta di varie dimensioni. Si cominciava dalle brocche di creta alte un metro e poi si realizzavano i grandi recipienti di creta, di varie grandezze. Non erano tutti uguali, di varie grandezze e spessore. Alcuni di quei manufatti, in particolar modo, le brocche di creta, erano realizzati con un pezzo d’argilla, in questo modo venivano realizzati i manufatti più piccoli, poi c’erano quelli che si realizzavano con due pezzi, che erano un po’ più grandi, poi c’erano i grandi recipienti di creta che si realizzavano con tre pezzi, ovvero i manufatti di grandi dimensioni, alti un metro e ottanta o un metro e cinquanta. Poi, quando si essiccavano, veniva applicato il manico ai grandi recipienti di creta, alle brocche di creta e anche ai vasi cilindrici in terracotta. C’erano parecchi oggetti di varie forme e dimensioni.