Di seguito il testo della relazione che il presidente Vincenzo Cesareo illustrerà nel corso dell’odierna assemblea di Confindustria Taranto.

Autorità, Signore e Signori, Colleghi,

grazie a voi tutti per essere qui.

Mi sia consentito un pensiero particolare per Vincenzo Boccia. Un imprenditore che sa guardare avanti, un uomo del sud che conosce le dinamiche di tutto il Paese, un amico che abbiamo la fortuna di avere quale presidente della nostra Confindustria.
Siamo felici – e credo di interpretare i sentimenti di tutta la platea- di averti qui a Taranto, nella nostra assemblea.

Grazie Presidente!

1. – Taranto e Puglia nello scenario del Mediterraneo: un ruolo emergente di area-cerniera fra Asia, Europa e Stati Uniti

Taranto vuole diventare sempre di più una città euromediterranea di industrie ecosostenibili, di Musei e Istituzioni di alta cultura, di infrastrutture strategiche per il Paese, di poli tecnologici, di eccellenze turistiche, di capitale umano pregiato.

Oggi noi, come Confindustria, siamo impegnati a raggiungere questo obiettivo.

Nell’ultimo decennio il capoluogo e la sua provincia hanno vissuto una fase della loro vita economica molto complessa, nel contesto più generale della crisi dell’intero Paese, che tuttavia dall’inizio dell’anno in corso registra qualche percettibile segnale di ripresa.

Il sistema produttivo dell’area ionica è ormai da lungo tempo parte integrante di quello nazionale, e possiede alcuni imponenti capisaldi manifatturieri, logistici e turistici che hanno assunto ormai da anni valenza strategica per l’Italia, vantando anche una significativa incidenza a livello europeo.

La collocazione baricentrica nel Mediterraneo di Taranto e dell’area ionica e dei loro apparati di produzione industriale e logistici consentirebbe già oggi al sistema territoriale e al suo rilevante potenziale tecnologico – integrato in larga misura nel meccanismo economico meridionale e nazionale – l’assolvimento, sia pure progressivo, di un ruolo di area-cerniera nel Mediterraneo fra i crescenti traffici di uomini e merci provenienti dall’Europa dell’Est e, tramite il raddoppio del Canale di Suez, dall’Estremo Oriente, in direzione dell’Europa comunitaria, gli Stati Uniti e l’America Latina.

Tale funzione strategica sarà potenziata non appena si completeranno le infrastrutture in via di realizzazione e i servizi ad esse connessi e idonei a favorire incrementi significativi nelle movimentazioni di beni e servizi da e per il polo ionico e, suo tramite, con altri mercati europei ed extracomunitari.

2. – Il Mediterraneo, grande via di comunicazione intercontinentale.

Il Mediterraneo rappresenta solo lo 0,7% della superficie mondiale dei mari, ma vede transitare circa 1/3 del traffico marittimo globale perché rappresenta la rotta che permette alle navi di giungere oltreoceano attraverso lo stretto di Gibilterra. Con il passaggio degli stretti turchi del Bosforo e dei Dardanelli, anche il Mar Nero trova il suo sbocco oceanico mentre lo stesso Oceano indiano, attraverso il Canale di Suez ormai raddoppiato, è collegato all’Atlantico.

Solo in riferimento al dato riguardante il petrolio, va considerato che nel Mediterraneo – che è al tempo stesso centro sia di carico che di scarico del greggio – la metà di quello destinato alla stessa area mediterranea è scaricato in Italia, soprattutto nelle grandi raffinerie del Mezzogiorno fra cui figura l’Eni di Taranto il cui sito, peraltro, riceve tramite un oleodotto anche il petrolio estratto nella Val d’Agri in Basilicata.

3. – Taranto: una “città nel mondo” per relazioni economiche intercontinentali ed un’antica e prestigiosa tradizione culturale.

Taranto è tuttora una delle capitali industriali del Mediterraneo.

Il rilevante patrimonio di stabilimenti, macchinari, tecnologie diffuse e di risorse infrastrutturali di Taranto è tuttora una grande ricchezza per la città e il suo hinterland e fonte di occupazione e di reddito per 25.000 operai, tecnici, impiegati e dirigenti – che sono le professionalità impegnate nel funzionamento di uno fra i maggiori cluster manifatturieri d’Italia e del Mediterraneo e di tutte le attività variamente collegate all’esercizio dei siti dell’industria di base, ed in particolare dello stabilimento siderurgico.

Una rinnovata, moderna, avanzata vocazione industriale di Taranto imperniata sulla piena sostenibilità dei suoi processi produttivi – destinata comunque ad integrarsi saldamente con tutti gli altri comparti economici della città e del territorio provinciale – dovrà consolidarsi grazie a rinnovati programmi ‘ambiziosi’ di politica industriale ed economica, nei quali sappiamo essere impegnato il Governo italiano.

Quella vocazione trova fondamento, assumendo un ulteriore respiro strategico, nello scenario della globalizzazione, in cui l’area ionica è ormai inserita da decenni e nel quale sta tornando a rafforzarsi il ruolo dei grandi Paesi di antica o più recente industrializzazione, dopo la grande crisi della finanza speculativa scoppiata a livello internazionale nel 2007-2009 –

L’area di Taranto figura attualmente fra le prime dieci del Sud per valore aggiunto industriale (escluse le costruzioni): il territorio ionico, inoltre, assume, inserito come è nella “macroregione Mezzogiorno”, una posizione rilevante all’interno dell’Unione Europea, grazie:

1. alla presenza sul suo territorio di 13 gruppi multinazionali industriali, bancari e della grande distribuzione: Eni (con la controllate Eni Refining&Marketing), Ilva, Leonardo ex Finmeccanica (con le controllate Alenia Aermacchi e Sistemi software integrati), Enel distribuzione, Vestas, Heineken, Cementir, Teleperformance, Natuzzi, Unicredit, Banca Intesa, Bnl-Paribas, Auchan;

2. ad una grande base navale in Mar Grande che ospita navi di Stati facenti parte dell’Alleanza Atlantica;

3. all’antica e prestigiosa civiltà magnogreca e alla sua bimillenaria storia culturale.

4. a relazioni economiche intercontinentali per l’arrivo e l’invio da e verso diversi Paesi anche transoceanici di materie prime e beni finiti;

Va aggiunto che lo scalo portuale di Taranto, per la sua posizione geografica e per i caratteri produttivi multisettoriali del vasto hinterland interregionale che gli gravita intorno. presenta rilevanti potenzialità:

5. come polo di esportazioni via mare;
6. come centro di sbarco di materie prime e semilavorati per il vasto apparato manifatturiero delle aree vicine.

Taranto perciò può considerarsi una “città nel mondo”, inserita a pieno titolo in dinamiche produttive e culturali di respiro internazionale.

4. – La maggiore identità produttiva.

A Taranto è in esercizio la più grande fabbrica manifatturiera d’Italia per numero di dipendenti diretti. L’Ilva.

Sappiamo come questo grande impianto si stia misurando con la sfida della eco sostenibilità, irrinunciabile per tutti noi, e come l’attuale momento sia delicatissimo per le sorti del centro siderurgico, che si avvia probabilmente a ridefinire i suoi assetti impiantistici, i suoi processi produttivi, le dimensioni quantitative dell’output e i livelli occupazionali.

Non va però dimenticato che si tratta di un sito la cui strategicità continua ad essere indiscussa nel panorama internazionale e che nel Mediterraneo continua a competere, per tipologie di prodotti, con quello di Fos in Francia vicino Marsiglia della Arcelor, big player internazionale del comparto, (controllata dal magnate dell’acciaio indiano Mittal, primo produttore al mondo), e con quello di Sagunto in Spagna dello stesso Gruppo.
I due stabilimenti di Sagunto e di Fos, però, hanno una capacità produttiva inferiore a quella dell’Ilva di Taranto.
La centralità del sito industriale tarantino è pertanto indiscussa, ed a testimoniarlo è la stessa – per noi graditissima – presenza del Presidente Gozzi, oggi, nella nostra assemblea.

Nell’area, inoltre, si sono sviluppate nell’ultimo ventennio molte imprese di varie dimensioni, operanti nel comparto impiantistico ed elettromeccanico, collegate alle manutenzioni ordinarie ed agli investimenti all’interno dell’Ilva, dell’Arsenale e della raffineria, parte delle quali negli ultimi anni si sono affacciate con successo anche su mercati del Nord Italia ed internazionali.

5. – Taranto seconda provincia in Puglia per volume di esportazioni.

La nostra provincia è da anni la seconda in Puglia per volume di esportazioni, dopo quella di Bari, e la prima in Puglia per incidenza del pil industriale sul totale provinciale.

Grazie alle sue grandi aziende siderurgiche, petrolchimiche, energetiche, navalmeccaniche ed aeronautiche di rilevanza nazionale ed internazionale e ad integrazioni con il tessuto produttivo locale, ma anche con settori manifatturieri ubicati anche in altre aree del Paese – l’apparato industriale dell’area di Taranto rappresenta tuttora e a pieno titolo una delle strutture portanti del ‘sistema Italia’, del Meridione e della Puglia.

6. – il “Prodotto turistico Taranto”

Lo sviluppo economico del capoluogo e del suo vasto hinterland non è imperniato soltanto sulle attività industriali e le connesse filiere logistiche. La città, infatti, e vaste zone della provincia sia sul suo versante orientale che su quello occidentale, già da tempo ritrovano nell’agricoltura avanzata, nel commercio, nel turismo, nell’industria dell’ospitalità e nei loro servizi un’altra leva per la loro crescita anche socioculturale.

Nel capoluogo, antica capitale della Magna Grecia, esistono risorse storico-culturali prestigiose che potrebbero favorire un ulteriore rafforzamento delle attività connesse al turismo.

Il Museo della Magna Grecia – finalmente completato nei suoi allestimenti anche nel secondo piano della struttura – il Castello aragonese restaurato dalla Marina Militare, il Borgo antico con i suoi Palazzi ed i suoi ipogei, con la Cattedrale, il Museo diocesano e l’ex Caserma Rossarol, sede dei corsi di laurea universitari; l’Arsenale, con aree interne visitabili come siti di archeologia industriale; e poi ancora il Mar Piccolo, i delfini, il canale navigabile, l’enogastronomia con particolare riferimento alla mitilicoltura, sono tutti i tasselli di un “prodotto turistico Taranto”, vendibile sul mercato nazionale e su quelli esteri.

7. Un cambio di passo

E’ evidente come, in presenza di tali forti potenzialità, il territorio necessiti urgentemente di un cambio di passo in direzione di una svolta profonda che tutti i soggetti istituzionali e sociali, a nostro avviso, sono chiamati ad imprimere attraverso tutti gli strumenti possibili.

Taranto e la sua provincia stanno vivendo da tempo una fase faticosa di transizione – molto sofferta, certo, e non priva di rischi e incertezze – che sollecita un riassetto complessivo ma ormai ineludibile del suo tuttora imponente meccanismo di accumulazione.

Le complesse vicende che caratterizzano ormai da quattro anni il centro siderurgico e che ne segneranno anche il futuro – con tutte le incognite che il cambiamento inevitabilmente porta con sé – continuano ad impegnare le nostre energie e quelle del territorio, in un intenso lavoro quotidiano per il rilancio produttivo e tecnologico del sito, nella prospettiva di una sua piena e riconosciuta ecosostenibilità.
E’ inoltre auspicabile che le innovazioni tecnologiche di processo e gli interventi di ambientalizzazione rivenienti dal momento di trasformazione in atto debbano divenire occasione di riqualificazione tecnica e professionale anche delle imprese locali, chiamate in logiche di mercato a partecipare ai lavori da eseguire. E’ altresì auspicabile che le migliori aziende impiantistiche del territorio possano – aggregandosi in consorzio o in rete e attrezzandosi al meglio – candidarsi a partecipare a lavori all’estero, chiedendo ai Ministeri competenti, all’Ice e alla Sace di promuoverne la presenza su mercati in grande movimento, come ad esempio Iran, Kazakistan e Azerbajian, o nei piani di sviluppo di Paesi del Centro Africa.

Vogliamo però anche in questa occasione tornare a ribadire, a chiare lettere, che il futuro, pur continuando a ritenere l’acciaio, competitivo ed ecosostenibile, quale asset fondamentale della nostra economia, dovrà guardare oltre.

In un territorio che può a giusto titolo, come già detto, posizionarsi nello scenario europeo e mediterraneo – accanto alla produzione di acciaio, sono già presenti e potrebbero essere ulteriormente sviluppati altri settori industriali e di servizi avanzati, legati:

1) alle grandi potenzialità produttive esistenti nel campo delle bonifiche ambientali e della rigenerazione dell’ecosistema tarantino, da rendere tangibili attraverso le ricerche applicate dei poli scientifici e tecnologici già presenti nel capoluogo;
2) a crescenti movimentazioni nel grande scalo portuale della città e agli interventi previsti sull’aeroporto di Grottaglie;
3) ad una navalmeccanica innovativa e non più residuale;
4) al comparto aerospaziale, strutturalmente consolidato nell’area;
5) all’industria del fashion di fama nazionale e già ben rappresentata nel nostro territorio;
6) ad un turismo, presente e futuro, colto ed ‘ambizioso’ e alla sua domanda di beni manifatturieri;
7) ad un’agricoltura ormai ammodernata in molte aree dell’hinterland, alle trasformazioni delle sue pregiate materie prime e alla costruzione di beni strumentali per il settore.

Acciaio sì, quindi, con una sua produzione che dovrà essere sempre competitiva e pienamente ecosostenibile, ma anche crescita dell’industria leggera, indotto aerospaziale, industria dell’ospitalità, recupero e valorizzazione del patrimonio storico e monumentale, Information and Communication Tecnology, beni e servizi per la sostenibilità ambientale, edilizia ingegneristicamente avanzata, alta formazione di capitale umano per la crescita ecosostenibile, agroalimentare e agroindustria avanzate.

Queste pertanto sono e saranno sempre di più le linee guida del nostro rinnovato impegno per la crescita della comunità locale. Continueremo a portare il nostro contributo di idee ed esperienze per lo sviluppo dell’intera regione ed anche del Paese, consapevoli come siamo da sempre della funzione di servizio che l’area di Taranto svolge per l’economia e la sicurezza dell’Italia.

8. Maturo l’avvio della diversificazione

Su iniziativa del Governo si stanno avviando nell’area di Taranto le consultazioni per definire quanto prima i contenuti di un Accordo di programma che, insieme al Contratto istituzionale di sviluppo, contribuiranno al rilancio dell’economia locale, puntando ad una crescente ecosostenibilità e alla diversificazione produttiva.
Il disegno perseguito dalle Istituzioni nazionali e regionali, e che dovrà trovare l’attivo (e insostituibile) supporto degli stakeholder del territorio, è sicuramente ambizioso, perché un’area fortemente connotata sotto il profilo industriale e di assoluto rilievo nazionale ed europeo come quella del capoluogo ionico, deve ripensare il suo modello di sviluppo, anche se – lo ricordiamo – sin dal Piano Tekne che accompagnò nei primi anni Sessanta l’insediamento del IV Centro dell’Italsider si elaborarono linee di crescita dell’intero hinterland non fondate solo sulla monocoltura siderurgica, bensì multisettoriali e tendenzialmente integrabili.

9. Partire dall’esistente ma nello scenario di Industria 4.0

Bisogna dunque ritentare l’avvio di un percorso di diversificazione che, tuttavia, non può in alcun modo ignorare l’esistente, sia nei comparti dell’industria di base da rendere pienamente ecosostenibili, e sia in quelli del manifatturiero leggero. E’ necessario inoltre ripartire ancora una volta dalla consapevolezza che il capoluogo ionico e alcuni comuni confinanti con i loro apparati industriali rappresentano uno dei punti di forza del manifatturiero regionale, meridionale e nazionale, collocandosi in un bacino produttivo e infrastrutturale (si pensi al ruolo del porto di Taranto) sovraregionale che abbraccia con la vicina Basilicata, la Campania centro meridionale, il Molise e l’intera Puglia.
Pertanto, una diversificazione nell’area ionica potrebbe generare effetti positivi su un territorio di grandi dimensioni. Ci si deve muovere perciò a livello propositivo con attenzione alle esigenze di un sistema manifatturiero di ampiezza rilevante, ma anche con cautela per evitare il rischio sempre incombente che – con alcune proposte di crescita ritenute radicalmente ‘alternative’ a quanto oggi in esercizio – si finisca con lo scardinare un perno dell’industria meridionale e nazionale.
E’ necessario inoltre ricordare che l’apparato manifatturiero locale, come del resto quello di tutta l’Italia, è atteso dalle sfide raccolte nel concetto di Industria 4.0 che sta impegnando ormai da tempo e in misura crescente in Europa e in Italia imprenditori, tecnici e ricercatori. In tale direzione, anche in Puglia bisogna ancora fare molti passi in avanti e un contributo decisivo dovrà arrivare dalle università e dagli istituti di ricerca.

10. La navalmeccanica verso una nuova frontiera

Nella navalmeccanica, il pieno rilancio dell’Arsenale – non destinato ad essere soltanto un polo di archeologia industriale – dovrebbe comportare un aumento delle manutenzioni anche di naviglio civile, come già è accaduto in un recente passato, regolato da uno scambio di servizi fra committenti e Marina Militare.
E’ auspicabile inoltre il recupero per la costruzione di grandi yacht degli ex Cantieri navali della Franco Tosi in Mar Piccolo.
Taranto, inoltre, potrebbe ospitare un centro di rottamazione di naviglio civile e militare: il progetto Lamiere 2.0, in realtà già abbozzato recentemente da più soggetti, ma poi rimasto fermo, è sbloccabile a nostro avviso a condizione che si impegnino ad attivarlo, in collaborazione con i locali, grandi utilizzatori di rottame di ferro per forni elettrici, tutti collocati al Nord o all’estero. Altra costruzione/manutenzione avviabile in zona è quella di carri ferroviari e container, anche in questo caso riprendendo un progetto elaborato a suo tempo ma poi rimasto inattuato.

11. Le proposte
a. La chance dei beni strumentali e il rilancio dell’off-shore

Oltre a ciò, previa accurata indagine di mercato, si potrebbe studiare in loco la costruzione di mezzi di sollevamento di grandi dimensioni per movimentazioni di banchina e su piazzali, vendibili anche in altri porti e in Paesi del Mediterraneo in piena espansione. Già in passato a Taranto si sono costruiti presso l’Agis del Gruppo milanese Soimi, poi acquisito dalla ABB, sei modelli di autogrù.
L’area ionica, al servizio dell’apparato manifatturiero già esistente in città, in Comuni della provincia, ma anche nell’intero Mezzogiorno, potrebbe avviare e consolidare nel tempo un’altra specializzazione meccanica consistente nella costruzione di macchine utensili e di centri di lavorazione a controllo numerico, un comparto non esistente in Puglia e nelle regioni del Sud, ove si utilizzano macchine provenienti da imprese del Nord o estere. Le industrie costruttrici di tali beni andrebbero stimolate ad insediarsi nel territorio, grazie agli incentivi della Regione Puglia dei Pia e dei contratti di programma e dei contratti di sviluppo di Invitalia. Nell’area portuale – sullo yard, in attesa di bonifica, che era della Belleli Off-Shore – potrebbe inoltre ripartire la costruzione di piattaforme per estrazioni di petrolio e gas nel Mediterraneo e altrove.

b.Il possibile rapporto con la FCA a Melfi, stampaggio lamiere e utensileria varia

Ancora, considerando la relativa vicinanza del grande stabilimento automobilistico della FCA a S. Nicola di Melfi in Basilicata, qualche impresa (anche pugliese) già sua fornitrice potrebbe localizzare nel capoluogo ionico un centro di stampaggio lamiere, destinate poi all’assemblaggio nel sito lucano.
Riteniamo non sia da escludere, inoltre, la possibilità di produrre in loco parte della utensileria minuta da lavoro impiegata abitualmente nelle fabbriche, così come indumenti antinfortunistici (caschi, tute ignifughe, safety shoes, etc.) largamente impiegati nel territorio; al riguardo, tali ipotesi furono avanzate sin dal 1987, quando si realizzarono gli studi per l’avvio del CISI della SPI.
Alcune delle produzioni appena richiamate, sono state già realizzate in passato nell’area – piattaforme petrolifere, mezzi di sollevamento – o sono state ritenute possibili, sia alla luce delle preesistenze industriali esistenti nell’area, e sia dell’eventualità di impegnarvi aziende provenienti dall’esterno con le quali potrebbero allearsi in joint-venture imprenditori tarantini e di altri poli pugliesi.

12. Tecnologie per bonifiche e tutela di ambiente e salute: un grande quadro di convenienze grazie ai poli scientifici e tecnologici insediati nel territorio.

Se l’area di Taranto deve diventare – com’è auspicio ed impegno comune di Governo, Istituzioni locali e partenariato sociale – un grande ecosistema sempre più sostenibile, allora è del tutto evidente che si aprono spazi rilevanti per possibili investimenti in attività produttive e di servizio, legate alla progettazione e produzione di sistemi, tecnologie ed apparati per il risanamento e la tutela ambientale.
A Taranto lo scorso anno sono state inaugurate le strutture del Polo Scientifico Tecnologico Magna Grecia, una qualificata struttura al servizio di tutte le attività di ricerca applicata in materia ambientale da svolgersi soprattutto nell’area.
Sempre nel capoluogo ha sede un Dipartimento territoriale dell’ARPA, l’agenzia regionale preposta alla tutela dell’ecosistema, che sarà ulteriormente potenziato nei prossimi mesi.
E’ opportuno ricordare inoltre che – insieme alle strutture dei corsi di laurea in Scienze ambientali dell’Università di Bari e al Centro Interdipartimentale del Politecnico di Bari con corsi di laurea in Ingegneria dell’ambiente – nel capoluogo ionico c’è anche una sede dell’Istituto per l’ambiente marino costiero del CNR e la struttura operativa del DIPAR – il Distretto produttivo regionale per l’ambiente e il riutilizzo – che associa oltre 150 imprese operanti nel vastissimo comparto delle tecnologie e dei servizi per la tutela degli ecosistemi.
Le locali strutture di formazione e di ricerca applicata sono già da tempo – e sempre più possono diventarlo nei prossimi anni – punti di riferimento per aziende del territorio, ma anche di zone diverse che volessero avviare ricerca, progettazione e costruzione di tecnologie per le bonifiche dei siti inquinati e per la tutela dell’ambiente, unite alla sperimentazione e all’applicazione di best practices gestionali di impianti già esistenti o di nuovi da installare: tecnologie e pratiche operative applicabili poi anche in altri contesti segnati da problematiche simili a quelle dell’area ionica.
Insomma, Taranto può e deve diventare un laboratorio di rilievo internazionale di ricerca, progettazione, sperimentazione e applicazione di impianti e tecnologie d’avanguardia per la bonifica di ecosistemi e la tutela della salute. In tale scenario pertanto andrebbero individuate tutte le convenienze possibili per nuovi investimenti promuovibili non solo da parte di società locali ma anche di altre zone d’Italia o provenienti dall’estero nei numerosi settori legati in vario modo alla difesa dell’ambiente e della salute.

13. L’industria dell’ospitalità – La proposta:il Museo dell’industria

Il settore turistico già da tempo rappresenta, almeno in alcune aree della provincia e in certi periodi dell’anno, un comparto significativo dell’economia locale. Basti pensare a Martina Franca, capitale della Valle d’Itria e al suo Festival, a Castellaneta Marina e ai suoi poli ricettivi di grandi dimensioni, a Grottaglie – fra le capitali italiane della ceramica – alle chiese rupestri di Mottola con i loro affreschi di scuola bizantina, alla stessa città di Taranto, in particolare durante i riti rinomati a livello nazionale della Settimana Santa.
Ma con il Castello Aragonese meritoriamente restituito ormai da tempo dalla Marina Militare alla fruizione collettiva, il Museo archeologico riportato a nuovo splendore con il completamento degli allestimenti e la gestione manageriale, con il restaurato Museo Diocesano, con la sezione dell’Arsenale visitabile come reperto di archeologia industriale, con il possibile recupero e riuso degli ex cantieri navali della Franco Tosi, con i suoi ipogei e con altre preesistenze storico-culturali, il capoluogo può rilanciare con forza una vocazione turistica che potrebbe arricchirsi anche con una componente di ‘turismo industriale’ grazie all’allestimento in città di un grande Museo dell’industria e del lavoro sul modello di quello di Brescia.
Il comparto turistico della città e del suo hinterland peraltro – che dovrà avvalersi per il suo pieno rilancio sul mercato italiano e internazionale di una salda regia promozionale a livello locale, regionale e nazionale con l’impegno di Enti e agenzie come l’Enit e Puglia sviluppo e di professionalità adeguate degli addetti impiegati in tutte le filiere delle sue attività, è anche un grande creatore di domanda di beni manifatturieri e di attività edilizia.
Pertanto ritenere il turismo un settore contrapposto all’industria o, peggio, destinato a sostituirla è un errore grave che potrebbe produrre – se ispirasse scelte conseguenti in materia di sviluppo – danni incalcolabili all’economia territoriale.

14. Un concorso internazionale di idee per la città vecchia

La Città Vecchia, posta al centro della strategia di rilancio di Taranto definita con il Contratto Istituzionale di Sviluppo, in ragione dell’unicità del suo patrimonio storico-artistico, è oggetto di preciso intendimento del Governo, quello di ribaltarne il degrado e di trasformarla in attrattore a scala territoriale regionale, nazionale ed internazionale capace di caratterizzare la vocazione turistica della città. Nella strategia messa in campo, sarà il Concorso Internazionale di Idee, in pieno svolgimento, a tradurre in idee ed approcci progettuali innovativi questa volontà del Governo. L’intero sistema urbano della Città Vecchia – patrimonio immobiliare, evidenze storiche e religiose, turismo ed economia del mare – è oggi osservato da architetti, pianificatori e studiosi nazionali ed europei, per un Concorso che diventa occasione formidabile di connessione e proiezione internazionale della città. E’ Taranto, dunque, che diviene città del mondo grazie anche alla grande occasione di rigenerazione e valorizzazione della Città Vecchia, patrimonio identitario che ci auguriamo possa finalmente aggregare quelle energie e risorse, pubbliche e private, capaci di metterne a frutto tutto il potenziale economico.

15. Valutazioni

In questa breve disamina abbiamo cercato di offrire una panoramica del nostro tessuto produttivo in una visione più “equilibrata” rispetto a quella che comunemente viene percepita: accanto alla produzione di acciaio, insistono sul nostro territorio altri settori manifatturieri e di servizi avanzati di rilievo.

Un mix di imprese che oltre alle crisi economiche internazionali ed ai bassi valori di crescita del nostro Paese di questi ultimi anni, ricordiamo, è interessato da due eventi di grande impatto economico quali il dissesto del Comune di Taranto, che ancora deve completamente concludersi e la vicenda Ilva, la cui definizione è “profondamente” in itinere.

Nonostante ciò nella nostra imprenditoria c’è una forte volontà di reagire tanto è vero che alcune realtà produttive consolidate – in risposta alla congiuntura economica negativa hanno avviato un processo di diversificazione produttiva e di costituzione di imprese in settori “nuovi” per la nostra economia.

Ed è con questo “assetto”, in continuo divenire, che Taranto esprime un importante peso sul manifatturiero regionale e dell’intero Mezzogiorno, così come le pagine precedenti hanno voluto testimoniare.

Consentitemi a questo proposito di rivolgere un sentito ringraziamento ed apprezzamento nei confronti del Prof. Federico Pirro che nei suoi interventi, libri, articoli sui giornali dà continuamente contezza scientifica del valore del manifatturiero nel nostro Sud, così come in Puglia e nel nostro territorio.

Il richiamo al Prof. Pirro è tanto più sentito in quanto molto spesso siamo stati l’unica voce volta a rimarcare l’impegno costante delle nostre imprese a reagire con tenacia e determinazione a situazioni di contesto oggettivamente avverse e a rivendicare la necessità di elaborare una strategia condivisa per una nuova politica industriale che potesse sostenere il sistema produttivo ed incentivare quei “fermenti imprenditoriali” di cui comunque siamo a conoscenza.

Timidi segnali di ripresa sono visibili e solo una lettura poco attenta della nostra economia può sottacere il fenomeno in atto: secondo i dati diffusi “nella giornata dell’Economia”, nel 2015 il valore aggiunto prodotto in provincia di Taranto è tornato a crescere interrompendo la serie insoddisfacente degli scorsi anni, rilevando – allo stesso tempo – doti di elasticità e reattività del nostro tessuto produttivo rispetto al ciclo economico nazionale.

Va rimarcato, nel contempo, che in termini di ricchezza complessiva mancano circa 220 milioni di € in termini di valore aggiunto rispetto ai dati “ante – 2012” e i 150 milioni di euro dei crediti non riscossi delle aziende dell’indotto ILVA.

Somme, queste ultime, che non hanno consentito alle imprese di investire in nuovi processi produttivi o in innovazione e di attivare, a cascata, processi virtuosi.

E proprio al fine di non annullare questo segnale positivo e non vanificare gli enormi sforzi delle imprese che chiediamo, ancora una volta, che siano fornite al più presto delle risposte ad alcune situazioni in sospeso ma vitali per le circa 100 realtà produttive appartenenti all’indotto ILVA.

Crediamo di aver svolto, in questa vicenda, a partire dal 2012 – e continueremo a farlo – un ruolo fortemente propositivo nei confronti delle Istituzioni governative, direttamente o attraverso Confindustria Nazionale o per il tramite dei parlamentari espressione del nostro territorio.

Ci riferiamo, a titolo esemplificativo, all’ipotesi di recupero dell’IVA sulle fatture non riscosse, all’ipotesi di cartolarizzazione dei crediti, all’emanazione del decreto attuativo per l’accesso al fondo di garanzia specifico per i creditori – ILVA. Aspetti sui quali registriamo e apprezziamo l’impegno costante profuso dal viceministro Bellanova, oggi nostra gradita ospite.

Ricordiamo anche di aver rafforzato la governance associativa interna per rappresentare con sempre maggior forza le nostre istanze attraverso la costituzione di due società consortili: la prima (Indotto Ilva) annovera soci che non sono espressione solo di questo territorio, con l’obiettivo di identificare in maniera oggettiva la filiera delle imprese fornitrici del siderurgico; la seconda (“smart area”) associa imprese di diversa estrazione produttiva con l’intento di promuovere occasioni imprenditoriali e di partecipare ed investire in progetti strategici.

Le nostre aziende a distanza di quattro anni (l’anno 2012) non possono aspettare gli ulteriori consueti e “biblici” tempi di chiusura di un’amministrazione straordinaria di ingenti dimensioni come quella dell’ILVA ma necessitano di interventi ad hoc e a breve che permettano la prosecuzione delle attività imprenditoriali nonostante l’enorme danno subito.
A questo proposito, vogliamo sottolineare il ruolo fondamentale e di supporto che in questo momento sta assumendo, rispetto alle criticità del nostro tessuto imprenditoriale, il sistema creditizio. Guardiamo inoltre con interesse al Banco di Napoli che più volte, sotto la direzione del Dott. Guido che è oggi qui fra i nostri ospiti, ha riaffermato la possibilità che la sua banca sostenga reti, consorzi e altre aggregazioni di imprese finalizzate a costituire filiere merceologiche integrate forti e competitive.
Dicevamo, quindi, che oggi più che mai è indispensabile riportare verso una logica unitaria il possibile disegno di sviluppo della nostra economia che riteniamo debba puntare su due assunti principali:
• consolidare e rafforzare l’esistente;
• favorire quei processi di innovazione e diversificazione che, oggi sorti spontaneamente, devono essere sostenuti in una logica di politica industriale.
Siamo coscienti, infatti , che il nostro territorio ha ancora molto da costruire sul profilo dell’implementazione dei processi di innovazione.
In questo campo un ruolo decisivo può, pertanto, essere svolto dall’Università – e in questo senso sappiamo di poter contare su un partner eccezionale qual è il Magnifico Rettore Antonio Uricchio- ma anche dal Politecnico e, ci auguriamo, dal Polo Scientifico Tecnologico Magna Grecia che, deve ricevere proprio dal mondo scientifico gli indirizzi utili per avviarsi e favorire successivamente il trasferimento tecnologico alle imprese.
Segno tangibile di questa criticità è il basso numero delle startup innovative costituite nella nostra provincia.

Criticità a cui Confindustria Taranto sta cercando di sopperire attraverso la partecipata Finindustria, unico venture capital con sede in Puglia che investe indirettamente attraverso società quotate in borsa, come Luiss Enlabs, o direttamente in società innovative
Confindustria Taranto è da diversi anni in prima linea su questi temi, convinta che su queste dinamiche si giocherà il futuro.

Per questo l’ Associazione all’indomani del riconoscimento della nostra città come area di di crisi industriale complessa ha elaborato un documento di politica industriale che parte dagli elementi di forza e di criticità del sistema produttivo per individuare i driver di sviluppo, intorno ad un progetto specifico “Smart Area” che raccoglie ipotesi di nuove iniziative imprenditoriali.

L’elaborato, che fa il paio rispetto al Patto di Coesione particolarmente incentrato sulle “emergenze” del nostro territorio (Porto, Ammortizzatori sociali), aveva l’obiettivo di costituire la base di riferimento di un “Accordo di Programma”, strumento di programmazione negoziata che prevede il cofinanziamento dei privati ed è rivolto a disciplinare gli interventi agevolativi nonché le modalità di esecuzione degli stessi.

Oggi possiamo dire che, a seguito della nomina dei componenti del Gruppo di coordinamento e controllo per la definizione ed attuazione del Progetto di Riconversione e Riqualificazione dell’area industriale complessa di Taranto, il suddetto strumento è una realtà, anche se ai primissimi passi ed il nostro documento ne è la base di riferimento.

Tale Accordo non deve esaurirsi, però, nell’individuare esclusivamente risorse specifiche per il nostro territorio e complementari agli incentivi regionali esistenti per favorire nuovi investimenti e già attivati in Puglia.

Prima di ogni altra cosa, deve stimolare l’individuazione di quella che può essere definita la “Convenienza Taranto”.
Deve, infatti, prevedere, soprattutto, azioni volte allo sviluppo di quei settori nei quali avviare o rafforzare una diversificazione della nostra economia mobilitando energie imprenditoriali endogene o attirando nel nostro territorio società provenienti da altre aree.

Ci riferiamo, senza voler essere esaustivi, a: fiscalità di vantaggio, snellimento delle prassi burocratiche, misure di finanza locale per le imprese investitrici (nuovi insediamenti e/o riconversione capannoni), misure per la riqualificazione e ricollocazione del personale.
Solo così, sarà possibile rendere attrattivo investire a Taranto e permettere una crescita qualificata della base produttiva con effetti moltiplicatori importanti sull’intera economia provinciale, per poi dispiegarsi su quella regionale.

Riteniamo, inoltre, che nella gestione delle crisi “complesse” e “non complesse” nel nostro Paese si possa sviluppare un “pezzo” significativo ed importante della prossima politica industriale proprio perché siamo in una fase che come dice il Presidente Boccia in cui è necessario porre in essere misure “selettive” e non è più il tempo di “distribuzioni” a pioggia.

Siamo convinti che su questo obiettivo forte il presidente Emiliano non mancherà di dare ogni forma di sostegno.

A fronte di questo strumento che favorisce gli investimenti privati non possiamo dimenticare il CIS e l’impegno che il prof. De Vincenti sta profondendo per renderlo operativo in tutti gli aspetti.

Così come va sottolineato l’impegno della Camera di Commercio di Taranto, attraverso il suo presidente, cav. Luigi Sportelli, sia per la definizione dei contenuti dell’Accordo di Programma che per il CIS.

Siamo consapevoli della grande attenzione che il Governo ha per Taranto. Questo è un dato di fatto indiscutibile.

Come “tesaurizzare” tutto ciò?

Sicuramente il Governo continuerà ad avere un ruolo chiave in questo processo, così come in seconda battuta tutte le altre istituzioni, ma riteniamo che questo non sia sufficiente.

È indispensabile che sia il territorio ionico nella ricchezza delle sue articolazioni istituzionali, imprenditoriali, scientifiche, culturali e sociali a doversi impegnare sino in fondo per imprimere al territorio la svolta profonda che è ormai necessaria.

Anche cercando una azione di coordinamento a livello territoriale che, purtroppo, ad oggi non riscontriamo con quella efficacia che era logico aspettarsi.
Ed è in tal senso che, al fine di supportare tali processi ed in primis le nostre aziende, ipotizziamo e proponiamo un nuovo modello di Governance che preveda la creazione sul territorio di una struttura tecnica di missione composta da esperti di Invitalia e Puglia Sviluppo.

Tale struttura, in grado di riunire professionalità nazionali e regionali, con il contributo di risorse qualificate locali, avrebbe il principale compito di sostenere l’avvio di un certo numero di nuove iniziative industriali e, se necessario, fornire assistenza gestionale ad esse almeno per i primi cinque anni di attività.

È necessaria ora una risposta energica e coesa del territorio.

Se mancherà, infatti, una forte e prolungata spinta autopropulsiva della comunità ionica ogni sforzo degli attori esterni alla sua crescita risulterà purtroppo vano, o non riuscirà a conseguire tutti i risultati che è lecito attendersi nel tempo da un così massiccio dispiegamento di programmi, strumenti, risorse ed energie.”