Si è svolta oggi alle ore 16,00 presso la Sala Monfredi della Camera di Commercio, l’Assemblea Generale di Confindustria Taranto che designerà la nuova presidenza per il prossimo triennio.

In occasione dell’incontro, il Presidente Vincenzo Cesareo, presenterà agli associati la relazione di seguito riportata: «Colleghi imprenditori, amici, signore e signori,Grazie per essere qui. L’assemblea di quest’anno, come potrete immaginare, assume per me una valenza particolare perché celebra non soltanto un altro anno di vita associativa assieme ma anche l’avvio di un nuovo percorso che potrò inaugurare grazie alla vostra rinnovata fiducia espressa nei miei confronti. Una fiducia di cui vi ringrazio di vero cuore. Consentitemi pertanto di cominciare da qui, dai miei primi tre anni di presidenza. Sono stati lunghissimi. Impegnativi.
A volte – inutile negarlo – sfiancanti, vissuti sul filo di lana delle troppe incertezze e degli innumerevoli cambiamenti di rotta.
Gli ultimi dodici mesi esprimono al meglio, forse, il senso complessivo di quanto accaduto in questi tre anni, perché sono stati per gran parte di noi dedicati alla salvaguardia delle nostre aziende. Una guerra fredda che abbiamo combattuto su vari fronti. E non è ancora finita.

Oggi ci troviamo di fronte una strada lunga e in salita, che abbiamo appena iniziato a percorrere.
Mentre vi parlo il pensiero della maggior parte di voi andrà alle vicende Ilva, che condizionano inevitabilmente tutto il sistema economico-produttivo, ma sappiamo purtroppo che in questo momento le emergenze sono tante altre, e tutte particolarmente importanti per il territorio: il Porto e l’Arsenale in primis, a cui si aggiungono altre emergenze che pur non coinvolgendo direttamente la nostra compagine associativa ci danno il polso di un sistema particolarmente provato ed in forte crisi di identità.

Il compito che ci aspetta nei prossimi tre anni è fare in modo che questo sistema ritrovi la stabilità perduta e che soprattutto recuperi la sua identità, quella industriale, che però non potrà più essere quella finora acquisita.

Troppe cose sono cambiate in questi ultimi anni, e molte inevitabilmente cambieranno.
A me – a noi – toccherà interpretare al meglio il senso del cambiamento, e molti suggerimenti, in questo senso, sono arrivati direttamente da voi in fase di consultazione per il rinnovo di questa presidenza.

Le istanze della “base”

Mi avete richiesto una Confindustria che, nel segno della continuità di quanto finora messo in campo, si dimostri in grado di rafforzare ulteriormente il proprio ruolo sul territorio; una Confindustria che punti all’aggregazione, all’internazionalizzazione e all’innovazione come punti fondanti della propria organizzazione; un’associazione che rivesta un ruolo attivo nei confronti della politica e più in generale dei “decisori” territoriali, quindi delle istituzioni, per tutto quanto concerne le problematiche dell’industria e soprattutto la ricerca di soluzioni.

Sarà un percorso impervio, ma lo faremo assieme.

Oggi noi- Confindustria abbiamo la grande responsabilità di riaffermare un ruolo determinante che negli anni abbiamo costruito faticosamente ponendoci quali interlocutori seri – e spesso unica voce fuori dal coro – nei confronti delle istituzioni, della politica, dell’opinione pubblica. Non è stato né facile né comodo ma possiamo affermare che è servito per ritagliarci uno spazio autorevole; per assumere un peso specifico che nel tempo ci è stato riconosciuto anche da chi porta avanti tesi da noi distanti quando non, addirittura, logiche diametralmente opposte alle nostre.
Tutto questo si costruisce – e si continua a costruire – con il coraggio e l’autonomia delle idee, l’orgoglio di fare impresa per sviluppare ricchezza, senza timori di sorta, ma con un atteggiamento aperto, attento al sociale, con l’eticità dei comportamenti. Etico è anche avere il coraggio di assumere iniziative quando chi dovrebbe farlo è reticente o latitante perché nell’inseguire il consenso a tutti i costi perde di vista i veri obiettivi.

Sappiamo di non poter pretendere – né abbiamo la voglia – di sostituirci alla politica e tantomeno alle istituzioni, perché il nostro ruolo è un altro. Continueremo tuttavia con la nostra azione di stimolo, di proposta, di forte impulso nei confronti dei decisori territoriali per far sì che questo territorio esca dal profondo torpore in cui è sprofondato da oramai troppi anni!

La sequenza impressionante di eventi, anche di carattere eccezionale, che si sono avvicendati negli ultimi tre anni ha fatto sì che alcune logiche fossero superate a favore di altre, di ben altro respiro e portata.

Mi riferisco soprattutto ai rapporti con la grande committenza, ai criteri di approccio all’export, alle forme di aggregazione che con la riforma Pesenti ci vedono in una fase di grande trasformazione. Vorrei dire, a questo proposito, che l’averla concepita, per la terza volta dopo un secolo di storia e in un momento sicuramente fra i più difficili per il Paese, è stata una scelta coraggiosa, non solo annunciata, un segnale importante anche rivolto alla politica, che delle riforme fa spesso il proprio cavallo di battaglia. E’ sicuramente una riforma i cui obiettivi mirano a contrastare le criticità che affronta il sistema imprenditoriale italiano: una struttura più snella, più efficace e meno costosa è sicuramente anche una struttura più moderna, in grado di confrontarsi e di gestire al meglio le dinamiche sociali, economiche e politiche in atto, senza per questo mai stravolgere il suo ruolo “ponte”, storico e imprescindibile, fra il sistema delle imprese e la società.
La nostra associazione ha avviato con tempestività- come sapete- le procedure per realizzare questo processo. Tuttavia, problemi indipendenti dalla nostra struttura e ancor di più dalla nostra volontà hanno impedito – finora – che il processo iniziato potesse aver seguito. Auspichiamo pertanto che, una volta superate le valutazioni difformi che si stanno producendo a livello regionale sui criteri di aggregazione, tali procedure possano essere sbloccate.

L’approccio alla crisi

Negli ultimi trent’anni non si registra una situazione come quella che al momento investe l’area nella sua totalità: le grandi realtà -Ilva, Porto, Arsenale- sono interessate da crisi oramai conclamate, che raggiungono livelli di eccezionalità nel caso del centro siderurgico. Altri pezzi dell’economia, sia di tradizione che di più recente costituzione, stanno rimettendo in discussione la loro permanenza sul territorio, stravolgendo i livelli di produzione, di occupazione, di ritorno economico- finanziario sull’intera area jonica. E parliamo di Teleperformance, di Cementir, di vertenze che investono grandi catene commerciali come Auchan. Parliamo di realtà imprenditoriali, come Vestas, che hanno ridimensionato gli insediamenti sul nostro sito, altre, come Miroglio e Marcegaglia, che lo hanno definitivamente abbandonato, cancellando ogni tipo di prospettiva non solo di rilancio ma di permanenza e continuità.

Appare abbastanza evidente, alla luce di una condizione di tale complessità, come ogni azione mirata a fronteggiare tali emergenze debba superare i crismi della ordinaria amministrazione privilegiando un approccio di tipo sistemico.

In questo senso questa Confindustria ha sottoscritto con i sindacati un documento – che presenteremo nei prossimi giorni – che ci consentirà di imprimere maggior forza e senso di unitarietà al pressing che d’ora in avanti – giocoforza – andremo ad esercitare nei confronti del governo centrale e delle istituzioni regionali e locali per fronteggiare le troppe criticità presenti sul territorio. Con il documento – una vera e propria road map anticrisi – riprendiamo la concertazione con i sindacati sui temi che ci accomunano e sulla necessità, condivisa, di risolvere i problemi della crisi industriale, così come sta avvenendo anche a livello regionale fra il governatore Emiliano e le parti sociali.

Oggi la situazione non è certo rosea ma abbiamo uno strumento a disposizione, , e si chiama Ilva.
La questione Ilva rappresenta, per quanto appaia azzardato affermarlo, la soluzione già tracciata per rendere il territorio –e quindi ogni sua peculiare espressione – realmente competitivo. L’adozione di ben otto provvedimenti ad hoc nel giro di poco più di due anni rende già ampiamente il senso della complessità della vicenda, e va ben oltre le sole problematiche legate alla permanenza del centro siderurgico, abbracciando il rilancio di Taranto nelle sue varie articolazioni.

L’accordo di programma

Abbiamo già condiviso con le organizzazioni sindacali la necessità di recuperare lo spirito del primo provvedimento – il protocollo del 26 luglio e il d.l. 129 – all’interno del quale, indicando il nostro sito come area di crisi industriale complessa, erano state individuate specifiche risorse a favore degli interventi a sostegno della competitività delle imprese, con particolare riferimento ai 60 mln di euro previsti per il progetto speciale Smart Area.
Fermo restando che la nostra azione dovrà essere mirata al recupero ed all’impiego di quelle risorse, abbiamo la necessità di rilanciare l’adozione dell’Accordo di Programma quale strumento essenziale per convogliare tutti gli interventi ritenuti indispensabili per il territorio.
Abbiamo stilato in questo senso un documento in cui individuiamo due macro-categorie: interventi di sviluppo per la competitività delle imprese e investimenti produttivi in ricerca e innovazione per il ricorso alle migliori tecnologie disponibili e per la mitigazione degli effetti ambientali derivanti dalle produzioni. Pur non essendo questa la sede per discutere in maniera approfondita di questi aspetti, ho ritenuto doveroso informarvi su quelle che saranno le nostre azioni di qui ai prossimi mesi: Taranto deve ritrovare la capacità di fare sistema: è necessario però che tutti i protagonisti dell’economia, della politica e della società civile si impegnino, con consapevolezza e realismo, per definire insieme una politica industriale che restituisca competitività al territorio.
La ricchezza, risorsa da perseguire per il benessere comune

A questo punto consentitemi di aprire una breve parentesi che ci riguarda tutti, e che riguarda soprattutto la nostra vita, di cittadini prima ancora che di imprenditori, nel contesto in cui viviamo e operiamo.

Sono convinto che ricchezza e profitto, se coniugati con lo sviluppo sociale, con la creazione di posti di lavoro, con un corretto rapporto con le organizzazioni sindacali e con tutte le istituzioni, nel rispetto dei lavoratori e, più in generale, di tutti i portatori di interesse, costituiscano elementi fondamentali per la crescita del bene comune.

La riflessione non è casuale. Troppo spesso ci ritroviamo di fronte ad una società che ci rema contro, a campagne antindustrialiste che sobillano movimenti scomposti e reazioni distruttive. L’obiettivo è altrettanto fumoso, disgregato, confuso, e non conduce a nulla se non ad una involuzione della qualità della vita che sinceramente preoccupa e che forse dovrebbe preoccupare soprattutto chi governa questo territorio.
E’ un contesto allarmante che va ad aggiungersi ad uno scenario altrettanto critico sul piano economico e produttivo, perché siamo consapevoli che le certezze di ieri oggi non ci sono più. Molti modelli a cui facevamo riferimento fino a dieci anni fa oggi rischiano infatti di implodere, determinando impoverimento, disoccupazione, sfiducia e incertezza crescente.

Ecco perché sono convinto che dovremmo remare tutti nella stessa direzione, ma a questa mia convinzione non sembrano corrispondere quei “fatti” che tutti ci aspetteremmo di vedere.
Non cediamo, pertanto, alla tentazione di gettare la spugna.

Dobbiamo riprendere il coraggio e l’autonomia delle idee, dobbiamo riprendere l’orgoglio di fare impresa per sviluppare ricchezza, senza timori di sorta, e con un atteggiamento aperto, attento al sociale, aperto anche all’ascolto di chi magari è pregiudizialmente contro e non si accorge invece di perseguire i nostri stessi obiettivi.

Sarà altrettanto necessario, però, portare avanti le nostre istanze anche quando ci ritroveremo a farlo da soli e peggio ancora con “muri” di indifferenza, quando non di diffidenza, posti davanti a noi.
E’ già successo e gli eventi che abbiamo affrontato assieme sono stati per noi, in questo senso, una palestra formidabile. Altre sfide ci attendono.

A noi va ancora il compito di attivarci, con tutti gli strumenti a disposizione, per l’affermazione di una vera politica industriale, di cui siamo orfani da troppo tempo; il compito di ricostituire un sistema manifatturiero stabile e di tornare ad avere l’industria come punto di riferimento per il futuro. Occorre rifondare la cultura del lavoro, rimettere in moto la leva della produttività come condizioni imprescindibili per lo sviluppo del territorio; riportare al centro la manifattura e l’industria in ogni scelta ed azione locale.

Il nuovo ruolo della “squadra” dei prossimi tre anni

La realizzazione del nostro programma di attività per i prossimi anni richiede il massimo sforzo e la massima condivisione di tutti gli associati.
L’associazione deve diventare un luogo di elaborazione di idee e di proposte in cui i vicepresidenti, la Giunta, il comitato di Presidenza, siano elementi di mediazione fra le varie esigenze delle aziende associate e di collegamento con i soggetti istituzionali esterni.

Conto, a questo proposito, sulla disponibilità e sull’impegno di tutti.
Ma dovrà essere un impegno “nuovo”.
Più partecipe, più responsabile, più diretto, più operativo.

Fra un po’ vi presenterò la “squadra” che mi affiancherà nel prossimo triennio con le relative deleghe, ma non sarà solo a loro che chiederò un impegno inedito e un approccio diverso rispetto al passato. Non parlo solo di presenza fisica all’interno dell’associazione ma di maggior coinvolgimento e di una rinnovata spinta emotiva verso tutte le attività che saranno messe in campo.
Anche ai Presidenti di Sezione, infatti, chiederò di farsi promotori e portavoce di proposte e suggerimenti della base associativa con modalità più incisive e responsabili.

Sono consapevole che il momento che viviamo richiede sempre più l’attenzione di ciascuno di voi sulla propria impresa e sulle attività di ordinaria e straordinaria amministrazione che questa richiede, ma vi assicuro che proprio dalla qualità e dalla quantità del lavoro che si svolgerà qui dentro dipenderanno anche molte delle sorti delle nostre attività quotidiane, che tutti ci auguriamo, d’ora in poi, in netta ripresa.

Sono convinto che, tutti insieme, potremo fare un buon lavoro.
Conto su di voi.
Il mio grazie, di vero cuore, a tutti.

VICE PRESIDENTI CONFINDUSTRIA TARANTO

1. AMBIENTE
Antonio Albanese

2. ENERGIA
Luca Amoruso

3. MARKETING
Emanuele di Palma

4. VICARIO
Antonio Marinaro

5. INTERNAZIONALIZZAZIONE E MADE IN ITALY
Domenico Nardelli

Componenti di diritto

6. Presidente Piccola Industria
Luigi De Filippis

7. Presidente Gruppo Giovani
Luigi de Francesco

8. Delegato di zona
Giuseppe Ancona

CONSIGLIERI DELEGATI

1. RIGENERAZIONE URBANA
Angelo Bozzetto

2. BONIFICHE
Antonello Cassalia

3. MARKETING ASSOCIATIVO
Michele De Pace

4. CREDITO E FINANZA
Michele Dioguardi

5. INNOVAZIONE E UNIVERSITA’
Lorenzo Ferrara

6. Progetti Speciali
Antonio Galeone