Sono oramai ben pochi i tabù che possiamo ancora considerare tali ai giorni nostri. Nel giro di pochi anni, sono stati molti gli argomenti “sdoganati” intorno ai quali si sono generate discussioni, prese di posizione e confronti anche serrati di opinione. Uno dei pochi a non essere stato scalfito da queste ventate di confronto sociale e culturale è quello relativo alla morte. Per certi aspetti anzi, il moderno stile di vita occidentale rende la morte quasi invisibile, confinata – salvo eventi traumatici – in un hospice o in una stanza di ospedale, lontana dagli occhi dei cosiddetti “sani”.

Questa presa di distanza da un evento che razionalmente tutti sappiamo ineluttabile, rende la morte un argomento “scomodo, di cui è difficile ed imbarazzante parlare, come se non fosse invece l’evento naturale con cui prima o poi tutti dovremo confrontarci. In questi giorni a Grottaglie si è infiammata la discussione politica intorno alla possibile cessione a privati della gestione dei servizi cimiteriali, con annessa realizzazione di un “Tempio di Cremazione che dovrebbe servire non solo la Città delle Ceramiche ma anche un territorio ben più ampio che si sviluppa verso il Salento. C’è chi ha visto in questa discussione nulla di più che un “gioco delle parti” tra maggioranza ed opposizione in Consiglio Comunale, chi invece lo ha letto come il risultato i antichi retaggi ancora duri ad essere archiviati; ‘è chi ha ritenuto opportuno il confronto su un argomento culturalmente interessante, mentre altri ancora hanno affrontato più pragmaticamente la discussione snocciolando cifre e progetti.

Una discussione è sempre benvenuta, specie quando riguarda un argomento che – come detto – prima o poi riguarda tutti; senza voler entrare nel merito delle tante variegate opinioni, ciascuna sicuramente con aspetti più o meno condivisibili, la domanda che sorge spontanea – come diceva un personaggio televisivo i anni addietro – è un’altra: come mai si è arrivati a questo punto?

Che la morte riguardi tutti è un dato di fatto, noto il numero di residenti in un territorio e sulla base delle statistiche relative alle attese di vita madia è fin troppo facile ipotizzare – a meno di eventi imprevedibili – quali saranno le necessità per gli anni a venire e predisporre quindi le relative strutture di accoglienza per i defunti. Se così è – e ci piacerebbe che in caso contrario qualcuno ci smentisca – perché allora da anni pare che a Grottaglie ci sia una vera e propria “emergenza loculi”? Perché i familiari dell’estinto, oltre a vivere una situazione oggettivamente dolorosa e traumatica, devono barcamenarsi tra ricerche di sistemazioni più o meno provvisorie, indagini tra amici e parenti per individuare loculi ancora disponibili, veri e propri mercanteggiamenti alla ricerca di un eterno riposo che tutto appare meno che riposante?

Qualcuno cinicamente afferma che “tanto i morti non votano”, il che è indiscutibile, ma non vogliamo pensare che il tutto possa e debba risolversi in un calcolo spicciolo di preferenze elettorali, ma se così non è, e – ribadiamolo – non crediamo che così sia – la domanda rimane li: perché si è giunti a questo punto e – soprattutto – cosa si sta pensando concretamente per risolvere il problema e con quali tempi?

La questione – ricordiamolo – riguarderà tutti, più o meno direttamente, e sarebbe bene affrontarla in maniera pubblica e condivisa: Grottaglie vede già a rischio il futuro dell’ospedale; se per curarsi già bisogna a volte percorrere decine o centinaia di chilometri, sarebbe davvero il colmo che anche per la sepoltura ci si debba rivolgere “fore porta”.