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«Oggi purtroppo registriamo l’ennesimo incidente mortale sul lavoro nell’ILVA, vittima Cosimo Martucci, massafrese di 49 anni, dipendente della ditta Pitrelli, mentre era intento all’operazione di scarico di un grosso tubo.» A dichiararlo è Emidio Deandri, Presidente ANMIL Taranto.

«L’ennesima tragedia arriva a soli sei mesi dall’altro incidente mortale che ha funestato questo 2015, quello del povero Alessandro Morricella travolto da una colata di ghisa fusa mentre era al lavoro su un altoforno.
L’ANMIL Taranto (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) esprime ai familiari del malcapitato le più sentite condoglianze e la totale disponibilità nell’assisterli gratuitamente in futuro nello svolgimento delle pratiche presso l’INAIL.
Inoltre, se dovessero emergere responsabilità dell’ILVA o dell’azienda della quale la vittima era dipendente, l’ANMIL Taranto intende costituirsi parte civile nel relativo procedimento.
Se dovessero trovare conferma le prime notizie frammentarie, ovvero che l’incidente sarebbe avvenuto, nelle operazioni di scarico di un enorme tubo da un camion per la rottura della braga, questa ennesima “morte bianca” all’interno dell’ILVA sarebbe la tragica conferma di quanto l’ANMIL Taranto ha già sottolineato in occasione di altri incidenti.
Nel mentre i commissari si barcamenano per garantire la mera sopravvivenza dell’ILVA, senza che il Governo abbia un progetto chiaro e definito sul futuro della siderurgia nazionale, la perdurante crisi finanziaria dell’ILVA, e conseguentemente dell’indotto, ha comportato una sensibile riduzione delle risorse destinate alle attività manutentive degli impianti nel siderurgico e delle dotazioni delle ditte appaltatrici, fattore che inevitabilmente ha abbassato drasticamente il livello di sicurezza sul lavoro degli operatori.

Più in generale – afferma Deandri, da anni l’ANMIL sottolinea che, quando si svolgono lavori impegnativi in condizioni disagevoli, come quelli svolti spesso su grandi impianti industriali, bisogna avere la massima concentrazione e la mente sgombra da pensieri immanenti, come quelli sul futuro della propria famiglia, sulla possibilità di continuare a pagare il mutuo, di far proseguire al meglio gli studi ai figli.
Invece da troppo tempo i dipendenti dell’ILVA e dell’indotto assistono impotenti a un susseguirsi di notizie contrastanti che aumentano l’incertezza sul proprio futuro lavorativo, con la tensione che aumenta di giorno in giorno.

Se non vogliamo che in futuro nel siderurgico tarantino ci siano ancora “morti bianche” e gravi incidenti invalidanti, è necessario che il Governo si faccia carico della questione ILVA dando precise risposte a chi ogni giorno, salutando moglie e figli per andare al lavoro, non sa se tornerà più a casa