La Delegazione della Puglia della Gran Loggia degli ALAM, obbedienza massonica di Piazza del Gesù – Palazzo Vitelleschi Roma, organizza la presentazione del libro “Una cauta sapienza. Il medico, la parola e la cura” di Paolo Maggi, edito da “Giulio Perrone editore” nella collana “Diamanti”.

La manifestazione, con ingresso libero, si terrà a Taranto alle ore 10.30 di domenica prossima, 22 marzo, presso Palazzo Pantaleo, dimora storica in Vico Civico, prospicente corso Vittorio Emanuele II.

Con l’intervento dell’autore Paolo Maggi, l’introduzione sarà affidata all’avvocato Enzo Sapia, mentre la presentazione dell’opera sarà curata dal dottor Silvano Galeone, medico internista presso la Casa di Cura San Camillo e odontoiatra; nel corso dell’evento, inoltre, saranno presentate due opere pittoriche di Franco Guzzo.

Laureato in Medicina e chirurgia, il professor Paolo Maggi è specializzato in Microbiologia e virologia, in Malattie Infettive e in Farmacologia clinica. È docente presso la scuola di specializzazione di Malattie Infettive, presso la Scuola di specializzazione in Chirurgia Vascolare e presso la scuola di specializzazione in Medicina Legale dell’Università degli Studi di Bari, nonché cultore della materia per la disciplina di Malattie Infettive, nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia. Dirige il Day-Hospital della Clinica delle Malattie Infettive del Policlinico di Bari e, inoltre, è autore di circa 250 pubblicazioni scientifiche ed autore di otto capitoli di testi di Medicina.

Nel suo libro “Una cauta sapienza. Il medico, la parola e la cura” Paolo Maggi cerca di dare una risposta a una domanda: “Cos’è davvero la salute?”

Tramite un affascinante excursus nel repertorio classico e nelle più sapienti iconografie della figura del medico nel corso dei secoli, Paolo Maggi ripercorre così la propria esperienza dimostrando che definire in maniera esaustiva il concetto di salute è molto più complesso di quanto sembrerebbe.

Perché si tratta di uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, non di semplice assenza di malattia, e dunque il medico, non deve limitarsi alla semplicistica dicotomia presenza-assenza di malattia, ma entrare in questo complesso gioco di armonie tra corpo, anima, universo.

Solo così capirà davvero il suo paziente, e anche la nobiltà del compito a cui è chiamato: vigilare su quella terra di mezzo fra la vita e la morte che è la malattia. Il medico è il custode della soglia. Ed è proprio per questo motivo che la riflessione più profonda di Paolo Maggi prende in esame la Parola.

La parola che si incarica di curare e apre al paziente la voragine della malattia, ma anche la possibilità di operare una profonda trasformazione interiore, di attraversare le strade del dolore, di conoscere se stessi, per sentire davvero la finitudine dell’essere umano accogliendone, non tanto il limite e la desolazione, ma anche la dignità e la grandezza.

È con la parola che il medico può indicare al suo paziente la mappa di quel territorio ostile in cui si trova ed insegnargli ad orientarsi. Partendo dalle parole il paziente comincerà a narrare a se stesso la sua malattia e ne rintraccerà il senso all’interno della sua storia personale. Potrà fare, cioè, della malattia un’opportunità.