Sono allibita nello scoprire la decisione – e le motivazioni che la accompagnano – dei Commissari dell’Ilva di rigettare la richiesta del Comune di Taranto dei rimborsi dei costi di pulizia e spazzamento delle aree limitrofe allo stabilimento e presenterò per questo oggi stesso una interrogazione urgente al Ministro dell’Ambiente ed al Ministro dello Sviluppo Economico, chiedendo conto di quanto accaduto e – soprattutto – che venga immediatamente concesso il rimborso al Comune di Taranto.” Lo dichiara l’Onorevole Donatella Duranti.

A tal proposito – prosegue la parlamentare ionica – è prima di tutto necessario ricordare il “Riesame della autorizzazione integrata ambientale n. DVA/DEC/2011 del 4/08/2011 rilasciata per l’esercizio dello stabilimento siderurgico della società ILVA S.p.A. ubicato nei comuni di Taranto e di Statte”, firmato il 26 ottobre del 2012 dall’allora Ministro dell’Ambiente Corrado Clini che recita testualmente all’articolo 1 comma 22 che:
“Si prescrive all’ILVA s.p.a., su specifica richiesta dei Sindaci dei comuni di Taranto e Statte, di garantire alle medesime autorità comunali il ristoro degli oneri derivanti ai comuni della pulizia delle strade prospicienti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche del quartiere Tamburi.”

Nonostante la chiara previsione di legge – e nonostante la richiesta del Comune nei termini previsti – l’importo di 800mila euro per il periodo tra aprile 2012 e maggio 2015 non è stato concesso dai Commissari.
Quello che fa più specie, oltremodo, sono le motivazioni addotte per il diniego del pagamento della somma, nonostante appunto l’AIA non prevedesse discrezionalità da parte della Azienda.

Si legge infatti che “riguardo alle spese che sarebbero state sostenute dal Comune di Taranto (…) non risulta dimostrata né la pretesa violazione della prescrizione AIA da parte della Società, né il nesso di casualità diretta tra l’attività svolta dalla società e la affermata necessità di sostenere le spese in oggetto di insinuazione, né la straordinarietà delle stesse rispetto all’ordinaria attività di pulizia svolta dalla ricorrente (…)”.

Sono – conclude l’Onorevole Duranti – affermazioni gravissime – come se fosse negata la pesantissima azione inquinante che negli anni ha martoriato un quartiere come Tamburi – e che contestualizzano una decisione ancora più grave, anche considerato il fatto che sia stata presa da organi alle dirette dipendenze del MISE ed in pieno contrasto con la normativa vigente.”