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«Il Presidente del Consiglio italiano sta per dare l’avvio al cosiddetto programma dei mille giorni per realizzare il cambio di passo che ha promesso al momento della sua nomina, e che dovrebbe modernizzare il Paese e farlo uscire dalla crisi economica. Penso che, se il passo è quello impostato a febbraio, non solo il cambiamento che serve non arriverà, ma la situazione del Paese peggiorerà dal punto di vista sociale ed istituzionale». Ad affermarlo è l’On. Donatella Duranti in merito alle Primarie del centrosinistra del prossimo 30 novembre dichiara: «Ciò che finora il Governo Renzi ha prodotto ha inciso negativamente sulla condizione dei lavoratori, dei precari e del Mezzogiorno, basti pensare al Decreto Poletti e al Jobs Act, alla situazione di permanente recessione economica e alla ulteriore deindustrializzazione e perdita di asset produttivi fondamentali, nonché al peggioramento delle normative in materia ambientale con i regali agli inquinatori. Ma anche alle modifiche costituzionali e del sistema elettorale che vanno nel senso della riduzione degli spazi di democrazia e della rappresentanza.

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Ritengo – continua la Duranti – che non poteva che andare in questo modo poiché è l’esito dell’intesa fra centrosinistra e centrodestra inaugurata da Enrico Letta e perpetuata da Renzi. È il risultato di una scelta operata dal PD che, archiviata l’esperienza della coalizione Italia BeneComune in tutta fretta, persegue una politica di autosufficienza nei confronti della sinistra, verso la costituzione del cosiddetto Partito Nazione di ispirazione neocentrista e ultra liberista.

Eppure c’è un’altra strada per uscire dalla crisi dell’economia e della politica. Sono necessarie – ribadisce la Duranti – misure di redistribuzione della ricchezza, di restituzione di ruolo al
lavoro, di investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell’economia, di tagli agli sprechi, di allargamento della partecipazione diretta dei cittadini alle scelte, per esempio garantendo un sistema elettorale basato sulle preferenze.

SEL sta sfidando il Governo su questo terreno, a cominciare dal profilo
dell’opposizione messa in atto dal gruppo parlamentare che, benché sia costata l’uscita di alcuni deputati risucchiati nel vortice vittorioso di Renzi, non l’ha indebolita ma l’ha rimessa in coesione con esperienze di resistenza sociale.

SEL – ribadisce la Duranti – vuole dimostrare che è possibile e doveroso che il centrosinistra governi mettendo in atto politiche basate sui valori della sinistra come è stato fatto in Puglia negli ultimi dieci anni. I risultati sono evidenti salvo far finta di non vederli per fini personali ed elettorali. La Puglia è cambiata, e da fanalino di coda del Paese oggi è diventata una regione che offre opportunità, in particolare ai giovani e ai precari, e che ha messo in moto la trasformazione, scontando anche alcuni errori e difficoltà dopo anni di abbandono e di malgoverno delle destre regionali e nazionali.

Quello che colpisce in modo lampante e, aggiungo, rozzo e ingeneroso, è l’atteggiamento di alcuni esponenti del centrosinistra pugliese, in particolare del PD che, alla vigilia delle Primarie per la scelta del candidato Presidente alle prossime elezioni regionali, si affrettano a prendere le distanze dal Governo Vendola invocando discontinuità con le sue politiche. Come se non fossero stati nella maggioranza, come se non avessero ricoperto ruoli importanti nella giunta regionale, come se non si fossero accorti che la Puglia resisteva e innovava mentre chiedeva provvedimenti a favore del lavoro e in difesa dell’ambiente, sblocco del patto di stabilità e riequilibrio territoriale delle risorse, trovando tutti i governi degli ultimi anni, anche l’attuale a sigla PD e Centrodestra, sordi a qualsiasi istanza.

Questo atteggiamento – evidenzia la Duranti – riguarda anche alcuni esponenti di SEL che hanno deciso, in difformità al partito che dovrebbero rappresentare, di sostenere proprio la candidatura di un esponente del PD, il Sindaco di Bari, alle primarie del 30 novembre. Forse perché si preparano ad entrare nel partito di Renzi, dimenticandosi e tacendo le conseguenze dell’attività di picconatore del candidato del PD che, ovviamente, non potrà che favorire il centrodestra.

Sono convinta che l’unico modo per garantire la necessaria continuità con le politiche degli ultimi dieci anni e non far tornare indietro la Puglia, sia sostenere il Senatore Dario Stefàno, il candidato condiviso da SEL in ambito regionale e provinciale. A meno che non si sia convinti che abbia ragione chi si è unito al coro di quelli che vogliono marginalizzare SEL e che vorrebbero veder scomparire un’esperienza di governo di cambiamento reale.

Sono certa, al contrario, che i Pugliesi sapranno valutare autonomamente quello che è accaduto in questi anni e sapranno ridare
fiducia ad un progetto che non si deve fermare. Basterà ricordare – dichiara ancora la Duranti – come era la Puglia nel 2005 e come è oggi, ripercorrere gli sforzi fatti e i percorsi attraversati con risultati importanti. Gli iscritti di SEL e i suoi circoli sapranno mettere in campo la passione e la conoscenza dei fatti, concreti e visibili, per non perdere l’opportunità di
vincere ancora una volta e tenere aperta la speranza.

Penso che per riuscirci ci sia un modo: sostenere e far votare il Senatore Dario Stefàno, interprete in prima persona del cammino intrapreso dieci anni fa, garante integerrimo della legalità come dimostrato da Presidente della Giunta Elezioni ed Immunità parlamentari, che generosamente si è messo a disposizione perché la Puglia Migliore non finisca, maldestramente e ingiustamente, nelle mani dei picconatori del centrosinistra che aspirano a intese larghe ed innaturali o nelle mani di un centrodestra sconfitto due volte dal Presidente Vendola, ma sempre pronto ad approfittare degli errori e delle beghe personalistiche di esponenti del centrosinistra.

SEL – conclude l’On. Donatella Duranti – sarà uno dei soggetti fondamentali nella campagna per le Primarie del centrosinistra in Puglia al fianco di Dario Stefàno, a dispetto di tutti quelli che, dentro e fuori dal partito, vorrebbero dimostrare che Sel è spaccata ed è ininfluente. La storia degli ultimi anni ha rappresentato un’altra realtà, se ne facciano una ragione

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