Buon primo maggio a tutti i lavoratori: si festeggia oggi infatti la Festa del lavoro o Festa dei lavoratori, una festività celebrata il 1º maggio di ogni anno che intende ricordare l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.

In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista – che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma – ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945.

Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra (PA) quando, la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

Dall’anno 1990 i sindacati italiani CGIL, CISL e UIL organizzano annualmente a Roma un concerto per celebrare il primo maggio (vedi Concerto del Primo Maggio a Roma a cui partecipano annualmente centinaia di migliaia di persone). A fare da eco ad una manifestazione capitolina che da tempo pare oramai sempre meno di “protesta” suona a Taranto il concerto “libero e pensante” giunto alla sua sesta edizione, che nato sette anni fa come una scommessa un po’ folle appare oggi una realtà sempre più consolidata, a cui anche altre città (Napoli in primis) si stanno ispirando.

Nel frattempo, tra canzoni e core, ola ondeggianti e bicchieri di primitivo, l’immancabile bandiera dei quattro mori sardi sventolata nelle prime file e dirette non-stop di decine di ore, la questione lavoro appare in Italia sempre più spinosa: una disoccupazione giovanile che lascia a casa un under 35 su tre, un reddito di cittadinanza che sembra più un contentino ai “choosy” di forneriana memoria che uno strumento che ci metta al pari dei paesi più evoluti, lo sfruttamento dei riders che portano il cibo a domicilio a clienti troppo pigri per uscire di casa e troppo tirchi per lasciare una mancia (con relativo proclama che richiama tristi minacce del secolo scorso), una agricoltura sempre più emarginata ed emarginante, che umilia e sfrutta i disperati della terra al pari di alienanti call-center dove anonimi operatori propongono servizi e diventano spesso lo sfogatoio di clienti incattiviti.

Oggi festeggiamo i lavoratori, ma con l’amaro dubbio che forse loro non abbiano poi così tanti motivi per festeggiare.