Vi sarà capitato qualche volta di sentire parlare in dialetto dell’era. Ma di cosa si tratta esattamente? L’ era si identifica dal punto di vista architettonico con l’ aia, col cortile. Quindi ad uno spazio vuoto arieggiato, adibito spesso a giardino che può anche essere sinonimo di corte.

In gergo più agricolo si identifica con lo spiazzo e più nello specifico nella lingua grottagliese identifica uno spazio pulito di forma circolare ricavato sotto gli alberi di ulivo al fine di poter meglio raccogliere le olive dopo la “spruzzatura”. Il termine “era” deriva appunto dalla parola latina “area” trasformata poi in “hera” nel periodo medievale. La creazione di apposite ere sotto gli alberi di ulivo quindi è una conditio sine qua non per una ottima raccolta delle olive che cadendo al suolo non si confondono con l’ erba e possono essere facilmente riconosciute e raccolte sia con che senza teli. Le ere pertanto sono ormai una componente costante del paesaggio pugliese. Infatti in numerosi dipinti che ritraggono ameni paesaggi con alberi di ulivo sono sempre presenti attorno a questi ultimi questi aloni circolari quasi a sottolineare la cura e l’ importanza che questi alberi hanno nella nostra cultura contadina. L’”era” come un’ “aura” che si accompagna costantemente alla presenza di un ulivo. Una riflessione comunque bisogna farla. Se da un lato la creazione di ere sotto gli ulivi è sinonimo di pulizia e praticità nella raccolta dall’ altro canto priva l’ albero di alcuni vantaggi. Infatti sia il tappetto di foglie che si crea alla base che i polloni ( in dialetto “li ripuddune” o “sobbracavadde”) che originano dal ceppo hanno un loro ruolo ai fini della salvaguardia dell’ albero.

I polloni essendo giovani e verdi proteggono il tronco dagli incendi impedendo al fuoco di attaccarlo. Il manto di foglie protegge le radici superficiali dagli sbalzi termici. Infatti l’ ulivo è un albero eliofilo cioè amante del sole e resistente alla siccità ma è molto fragile a temperature al di sotto dello zero. Le ere inoltre dovrebbero favorire l’ assorbimento dell’ acqua a livello delle radici. Però per gli ulivi non sempre un’ abbondanza di acqua è bene accetta. Ai fini dell’ ingrossamento delle olive è fondamentale l’ acqua che proviene dalle precipitazioni di agosto e settembre. Le precipitazioni nel mese di ottobre anche se abbondanti favoriscono una rapida crescita delle olive, ma solo nel loro contenuto idrico (e non oleoso) riducendone di molto la resa.

Oltre che in frasi del tipo :”Ahè, crè matina ce ma scè ffà li ere all’ avre t’ alia?” (“Ehi, domani andiamo a fare le ere agli ulivi?”) che hanno a che fare chiaramente col gergo agricolo, la parola era entra anche a far parte del parlato comune in senso astratto. Quando parliamo di una persone dal carattere superficiale diciamo :”Lasslu perdere a Totore ca tene la capu all’ era all’era!” (“Lascia perdere Salvatore che ha la testa fra le nuvole!”) e facciamo riferimento all’ era come sinonimo di area, di vuoto, di superficie vuota, superficialità. Pertanto “Tinè la capu all’era” è sinonimo di “Tinè la capu vacante”.