La comunione legale è il regime patrimoniale che conferisce ai coniugi uguali poteri di cogestione ed uguali diritti sugli acquisti. Nel regime della comunione legale i coniugi gestiscono e dispongono dei beni assoggettati a questo regime e ciò può avvenire in due modi: in via disgiuntiva, se si tratta di atti di ordinaria amministrazione; in via congiuntiva, se si tratta di atti di straordinaria amministrazione.

I beni acquistati appartengono ad entrambi i coniugi, mentre i guadagni derivanti dalle attività separate si dividono a metà per la parte residua (il cosiddetto patrimonio de residuo) al momento dello scioglimento della comunione. La comunione legale è il regime patrimoniale legale tra i coniugi.

Ciò significa che in mancanza di convenzioni matrimoniali dirette ad adottare altri regimi, i rapporti patrimoniali tra coniugi sono disciplinati dal regime della comunione legale.

La funzione della comunione legale è quella, dunque, di tutelare la famiglia attraverso una specifica protezione dei coniugi che si manifesta, ai sensi e per gli effetti dell’art. 177, comma 1, lett. c) c.c., nell’attribuzione comune degli acquisti compiuti durante il matrimonio. Cosa succede se i beni hanno una provenienza illecita?

La Corte di Cassazione ha chiaramente stabilito che questa finalità di protezione non opera nell’ipotesi in cui i beni acquistati – astrattamente riconducibili al regime della comunione legale – abbiano una provenienza illecita.

E’ stato stabilito, infatti, che “ove il giudice penale abbia sottoposto a confisca, ai sensi dell’art. 2 ter della l. 31 maggio 1965, n. 575, beni di persona sottoposta a procedimento di prevenzione per sospetta appartenenza ad associazione di tipo mafioso, il coniuge non può invocare la disciplina della comunione legale per sottrarre determinati beni alla predetta misura, salvo che dimostri di aver contribuito all’acquisto con proprie disponibilità frutto di attività lecite” (Cass. Civ., sez. II, 5 marzo 2010, n. 5424).

 

 

Ricordiamo ai lettori che il contenuto di questi articoli ha una valenza generica e generale, e non può sostituire il parere di un legale relativamente a specifiche situazioni o casi individuali (N.d.R.)