«In base all’attuale assetto costituzionale, la tutela del diritto alla salute è demandata alle Regioni, essendo materia di legislazione concorrente (art. 117, II comma Costituzione). Questo significa che è demandata allo Stato la determinazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che devono risultare uniformi su tutto il territorio nazionale, e le Regioni devono legiferare in materia sanitaria nel rispetto di questo parametro costituzionale, non potendosi a ciò derogare.» A ricordarlo è Antonella Galeone, attivista dei meetup “Futuro a 5 Stelle Grottaglie” e “Grottaglie 5 Stelle”.

«Le decisioni che saranno prese a breve dalla Regione Puglia in campo sanitario – ricorda la Galeone – quindi, che interesseranno la Città di Grottaglie con la paventata chiusura dell’Ospedale S.Marco, ove non dovessero rispettare le garanzie che il Legislatore nazionale ha posto a garanzia del diritto alla salute (previsto dall’art. 32 Cost, che è l’unico tra i diritti costituzionali definito come “fondamentale”) saranno passibili di essere dichiarate incostituzionali, o illegittime a vari livelli, dovendosi anche constatare che ben dal 2010 si attendeva l’emanazione da parte della Regione Puglia dell’Atto Aziendale che è l’atto in base al quale tutte le decisioni in materia sanitaria devono essere prese (con adeguata motivazione), quindi anche l’apertura e/o la chiusura delle strutture sanitarie, sia semplici che complesse, nonché la dislocazione del personale sanitario e la qualità dei servizi.

Se poi questo atto – mai deliberato in cinque anni dalla precedente Giunta regionale in palese illegittimità di azione – debba poi arrivare dopo cotanta attesa come una mannaia per abbattersi sulla nostra Città e sul Capoluogo Jonico per perpetrare ingiustizie già conclamate da una grave situazione ambientale e sanitaria, beh allora non c’è che dire, il disastro è completo. Questo atto – ribadisce la Galeone – dovrà essere quindi adeguatamente motivato, e dovrebbe esserlo in base a dati aggiornati sulla sanità jonica, che siano recenti, e non risalenti nel tempo.
La soluzione non è chiudere un presidio sanitario che è costato un enorme quantità di denaro pubblico, ma potenziarlo e renderlo più efficiente a livello di qualità dei servizi. Ove invece il criterio sia prettamente economico, giova ricordare che la Suprema Corte di Cassazione in recenti sentenze ha ribadito che “a nessuno è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute” considerando gli sprechi del servizio sanitario regionale che fanno della spesa sanitaria la principale voce di bilancio (80% del bilancio regionale).

Stiamo assistendo – incalza l’attivista grottagliese del M5S – ad una costante e inesorabile aggressione ai diritti civili e sociali. Gli anni settanta hanno dato diritti a questo Paese: la Legge Istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale risale al 1978 (L n. 833/78) legge importantissima la cui portata garantista per il diritto alla salute è stata progressivamente limitata a partire dai Decreti di riordino della sanità degli anni novanta. In una recente interrogazione parlamentare (Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-02732 pubblicato il 30/9/14) il Movimento 5 Stelle ha denunciato il totale fallimento della sanità regionale pugliese, travolta dagli scandali. Il pareggio di bilancio non deve essere raggiunto a danno della qualità dei servizi sanitari ma con l’onestà della sua classe politica e dei dirigenti pubblici. Si depotenziano i territori chiudendo presidi sanitari invece di potenziarli, per finalità di screening della popolazione attuando la prevenzione e diagnosi precoce.
Il diritto alla salute è riconducibile infatti alla categoria dei “diritti inviolabili” sanciti dall’art. 2 della Costituzione. Esso è qualificato come il più importante dei diritti sociali in quanto la salute rappresenta non solo un diritto primario dell’individuo ma anche un interesse preminente della collettività. In questa prospettiva il concetto di diritto alla salute si estende al diritto ad un ambiente salubre e non inquinato attuando la c.d. prevenzione primaria.

La Corte Costituzionale – conclude la nota di Antonella Galeone – ha recentemente definito “il nucleo minimo ed essenziale del diritto alla salute” sottolineando che deve sussistere in ogni caso una soglia minima di interventi che le Istituzioni devono garantire, a prescindere dai costi, per tutelare la salute pubblica.»