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Accade oramai, sempre più spesso. Accade che si vedano ignorati, a volte persino calpestati i propri diritti. Accade che non si accetti che una fredda e impietosa logica ragionieristica tagli implacabile risorse e fondi destinati alla assistenza di chi quotidianamente debba affrontare un calvario fatto di cure e diagnosi, accade che non si accetti che di fronte alla lotta contro un mostro sempre più grande e devastante anche chi dovrebbe essere al nostro fianco si defili. Accade allora che si compia un gesto eclatante, a volte – purtroppo – disperato, altre volte “solo” tanto singolare da sperare che l’attenzione si fermi sul problema che si vuole segnalare con il tempo e la voglia di trovare una soluzione.

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Accade così che il padre di una ragazza malata di cancro si sia seduto nell’aula del Consiglio regionale pugliese dove era in corso una seduta, avvolto da una lunga catena, con un gesto che vale più di mille parole.

“Da gennaio 2014 – spiega il protagonista di questa drammatica vicenda – il servizio è stato sospeso per 1.200 pazienti che ora non possono più curarsi. È una vergogna, ai pazienti stanno spegnendo anche l’ultima fiammella che resta”.

Che la sanità sia un settore che necessiti di un profondo ripensamento è fuori di dubbio, ma è altrettanto indubbio che ci sono alcune priorità non possono e non devono essere trascurate. Sul mancato trasporto dei malati oncologi nella provincia di Taranto qualche giorno fa il consigliere regionale Arnaldo Sala aveva avuto parole molto dure verso la giunta regionale, ora non resta che sperare che il neo-assessore Pentassuglia trovi il modo per accogliere il grido di dolore di questo genitore disperato, e non solo il suo.

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