«La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro

Lo ricorda nel suo messaggio di Pasqua di qualche anno fa Don Tonino Bello, carismatico vescovo pugliese di cui è in corso il processo di beatificazione.

«Ognuno di noi – ricorda Don Tonino – ha il suo macigno. Una pietra enorme, messa all’imboccatura dell’anima, che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo, che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuna con il suo sigillo di morte, chiusa in un mutismo che sembra invincibile.
Quella mattina il Risorto ha mostrato alle donne che è possibile il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la scoperta della parola che genera una primavera di rapporti nuovi. E che se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adoperasse per rimuovere il macigno dal sepolcro accanto, si ripeterebbe nuovamente il miracolo del terremoto che contrassegnò la prima Pasqua di Cristo.
Festa dei macigni rotolati.
Festa del terremoto.
Il Vangelo ci dice che i due accadimenti supremi della storia della salvezza, morte e risurrezione di Gesù, furono entrambi caratterizzati dal terremoto.
Dunque non dal ristagno.
Fino a quando nelle nostre città la costruzione del Regno non sarà organizzata dagli amici del cambio, dagli appassionati della rivolta, dai poveri che si ribellano, dai condannati alle piccole croci quotidiane, da chi vi rimane schiacciato sotto, da chi è ingiustamente spogliato di tutto come Cristo, da chi viene abbeverato con l’aceto e il fiele di una vita insostenibile, avremo sempre aurore senza mattino.
E i macigni continueranno ad ostruire i nostri sepolcri, lasciandoci privi di una memoria spiritualmente eversiva.

Voglio recuperare tutta la speranza che irrompe da quella “creazione nuova” che è il corpo resuscitato di Gesù e dirvi con gioia: coraggio, non temete.
Non c’è scetticismo che possa attenuare l’esplosione dell’annuncio: le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.»