Grottaglie, 40 gradi all’ombra “si irrigano i vigneti” con l’irrigazione a goccia

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Il caldo torrido si sta facendo sentire non solo in città ma anche tra i vigneti. Qui un tendono di uva Vittoria, leggermente in ritardo nella maturazione, sotto l‘irrigazione a goccia.

L’irrigazione a goccia

L’irrigazione a goccia o “irrigazione localizzata” o anche “microirrigazione” (nota in inglese come drip irrigation o microirrigation) è un metodo di irrigazione che somministra lentamente acqua alle piante, sia depositando l’acqua sulla superficie del terreno contigua alla pianta o direttamente alla zona della radice.

I gocciolatori

Questo avviene attraverso un sistema a rete che comprende: valvole, condotte e vari tipi di gocciolatori. L’obiettivo è quello di minimizzare l’utilizzo dell’acqua (vedi sotto).

Con l’irrigazione a goccia si emettono dei getti di acqua sottili che bagnano una piccola area di suolo nelle vicinanze della pianta; a tal fine si possono impiegare i gocciolatori. L’erogazione dell’acqua può essere costante o avvenire ad intermittenza; in tal caso l’irrigazione a goccia è detta “a sorsi”. L’irrigazione a goccia superficiale o SDI (Surface Drip Irrigation) utilizza, per distribuire l’acqua nella superficie di terreno accanto alle piante, delle ali gocciolanti, cioè dei tubi nei quali sono inseriti i gocciolatori; le ali gocciolanti possono essere rigide nel caso debbano durare più anni e pertanto destinate alle colture arboree, o flosce più comuni per le colture annuali. Un sistema molto avanzato d’irrigazione a goccia, ancora poco diffuso in Italia, prevede l’interramento delle ali gocciolanti in modo che i gocciolatori si possano trovare a diretto contatto con l’apparato radicale e nello stesso tempo evitare l’intralcio dei tubi, che altrimenti sarebbero posti superficialmente, alle operazioni colturali. Una variante dell’irrigazione a goccia è quella a “manichetta forata”, che utilizza un tubo flessibile dotato di fori a distanze variabili.

L’irrigazione a goccia in diverse coltivazioni 

L’irrigazione a goccia viene generalmente utilizzata nelle coltivazioni arboree ma si sta rapidamente diffondendo anche nelle colture ortive o industriali (pomodoro da industria). Essa si sta diffondendo molto velocemente sia nelle aree dove la risorsa idrica è limitata perché consente di risparmiare acqua, sia in altre zone per l’impiego di minore manodopera per le operazioni d’irrigazione e perché con essa è possibile conseguire migliori risultati produttivi.

Affine all’irrigazione a goccia è l’irrigazione a spruzzo, in cui i gocciolatori sono sostituiti da microspruzzatori (microsprayers).

Perfezionamento dell’irrigazione a goccia in Israele

Una nuova tecnologia di irrigazione a goccia venne poi introdotta in Israele da Simcha Blass e da suo figlio Yeshayahu.

Negli anni trenta, un agricoltore gli fece notare un grosso albero, che cresceva nel retro della sua proprietà “senza acqua”. Blass notò una perdita di piccole gocce d’acqua da un tubo. Questa vista di piccole gocce che penetravano nel suolo e facevano crescere un albero gigante gli rimase impressa nella mente.

Il metodo Blass, invece di rilasciare l’acqua attraverso numerosi orifizi, facilmente ostruibili da piccole particelle, faceva passare e rallentare l’acqua attraverso dei tubi “di filtrazione” più larghi e più lunghi che per frizione e grazie alla legge di Laplace aumentava la pressione dell’acqua applicata alle pareti di un emissore in plastica porosa.

Il primo sistema sperimentale di questo tipo venne installato nel 1959 in Israele da Blass, dove Lui stesso sviluppò e brevettò il primo metodo pratico di gocciolatore per irrigazione a goccia di superficie. Questo metodo ebbe molto successo e di conseguenza il suo impiego, presto si estese (anni sessanta) all’Australia, Nord America e Sud America ed è oggetto di perfezionamenti dettati dalla sperimentazione pratica nei kibbutz.