Grottaglie
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Nel trattare delle vicende che caratterizzarono l’età medievale di Grottaglie, abbiamo accennato alle vicissitudini che derivarono dalla singolare condizione che vedeva gli abitanti dell’allora Casalgrande legati alla mensa arcivescovile tarantina in virtù di diritti concessi e privilegi acquisiti.

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Grottaglie. Una storia lunga secoli

Tra i documenti che attestano questo rapporto, vi sono le vendite, le alienazioni e le donazioni dei casali che costituivano Grottaglie, effettuate in tempi e modi diversi, dal principe Roberto il Guiscardo, da suo figlio Boemondo I° d’Altavilla principe di Taranto, da sua moglie Costanza di Francia e dal loro figlio Boemondo d’Antiochia.

Come dettagliatamente raccontano Rosario Quaranta e Silvano Trevisani nel loro “Grottaglie – vicende, arte, attività della città della ceramica”, questi atti furono confermati da Ruggero II di Sicilia, conosciuto anche come “Ruggero il normanno” con un privilegio del 1133, in cui si ribadiva il diritto di obbedienza dei suffraganei in beneficio della curia di Taranto, allora guidata dall’arcivescovo Rosemanno.

Altri privilegio fu quello concesso nel 1196 all’arcivescovo di Taranto dall’imperatore Enrico VI° di Hohenstaufen, detto il Severo o il Crudele, figlio di Federico Barbarossa e padre del più famoso Federico II° di Svevia. In questo documento l’imperatore conferma i diritti già concessi alla curia arcivescovile e omologa la donazione di Grottaglie ed altri luoghi adiacenti, già effettuata da Giovanna,  regina di Sicilia, figlia di Enrico II re d’Inghilterra e moglie di Guglielmo II.

Ancora, abbiamo il privilegio concesso nel maggio 1108 dal già citato Boemondo I° d’Altavilla e da sua moglie Costanza di Francia, in cui – considerate le tristi condizioni economiche dei cittadini grottagliesi e le angherie da loro subite a causa del rigido governo degli antenati dei regnanti, questi concessero uno sconto sulle imposte da versare, tale per cui i grottagliesi erano tenuti a versare nelle casse dell’erario non più la decima parte dei frutti del loro lavoro, ma solo la ventesima.

Diritti e prepotenze

Altri documenti vanno nella stessa direzione di quelli citati, ma offrono altresì il fianco agli stessi dubbi: le interpretazioni non sono univoche e si prestano a fraintendimenti più o meno capziosi, e – ancor peggio – la loro autenticità non è provata oltre ogni ragionevole dubbio. D’altro canto – come afferma il Blandamura citato nel volume curato da Quaranta e Trevisani – questi documenti confermerebbero che all’epoca – ovvero nell’XI° secolo – Grottaglie era una città importante e forte di una economia fiorente.

Altro dato di fatto che emerge è che l’insediamento di Casalgrande si è oramai imposto sugli altri, inglobandone la popolazione e costituendo il nucleo urbano che, di lì a poco, verrà munito di mura difensive, di un castello e della collegiata dedicata a Maria SS. Assunta, ma soprattutto si evidenzia il legame sempre più stretto con la curia arcivescovile tarantina, che tanto peso avrà sulla storia sociale, politica ed economica di Grottaglie.

Avvenne così che alla fine del XII° secolo al governo religioso degli arcivescovi di Taranto si affiancò anche il potere derivante dalla giurisdizione civile e criminale, tanto da consentire al capo della provincia ecclesiastica tarantina di godere dei diritti feudali, fregiandosi del titolo di barone di Grottaglie.

Si tratterà di un potere esercitato per secoli e quasi mai in maniera pacifica e in accordo con la popolazione; vi saranno lotte e processi, liti e rivolte, atti di ribellione, scomuniche e atti di contrizione, uno dei quali eternato con una maestosa tela raffigurante il tema della Annunciazione ed esposta all’interno della chiesa madre.

Tanti furono quindi gli arcivescovi-baroni che esercitarono la loro azione su Grottaglie, alcuni – come Bernardo o Gregorio – interposero i loro buoni uffici per alleviare i disagi della popolazione, altri furono assai meno magnanimi e altri ancora – come Giacomo d’Atri – eternarono la loro memoria con opere che ancora oggi sfidano i secoli.

Ma di questo, e tanto altro, parleremo in un prossimo appuntamento, intanto ascolta il podcast.

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