Grottaglie
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Il tempo della Storia corre veloce e inarrestabile, ed in questo episodio ci porta all’età Moderna, un periodo di tempo caratterizzato – per la popolazione di Grottaglie – da violenze ed ingiustizie.

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Si tratta di un periodo che comprende i secoli XVI° e XVII°, di importanza cruciale per la storia e lo sviluppo sociale, economico, culturale ed artistico di Grottaglie, caratterizzato da momenti salienti, ben raccontati da Rosario Quaranta e Silvano Trevisani nel loro libro “Grottaglie – vicende, arte, attività della città della Ceramica”.

Grottaglie, tra potere religioso e temporale

A caratterizzare molte di queste vicende è la particolarità della baronia esercitata dall’arcivescovo di Taranto su Grottaglie, una situazione che vedeva il prelato esercitare non solo la sua missione religiosa ma anche la giurisdizione civile, scontrandosi però non di rado con il barone laico, che invece esercitava la giurisdizione criminale.

Aldilà della cronaca spicciola e dei singoli episodi, quello che si può constatare dai fatti storici è che la proprietà del feudo di Grottaglie passa di mano in mano tra principi, re, condottieri e nobili, spesso utilizzata come contropartita per operazioni diplomatiche più o meno spericolate, per suggellare alleanze, siglare patti diplomatici o placare appetiti economici.

A rimarcare quanto sopra, la constatazione che il prezzo pagato, in denaro o come contropartita, cresce costantemente nel tempo; un ingenuo ottimista penserebbe ad un corrispondente aumento della floridità economica della popolazione ed una maggior rendita delle sue terre, mentre un obbiettivo realista vede in questo solo l’aumento degli appetiti del signorotto di turno ed una conseguente maggiore predazione dei beni del territorio, per rifarsi di quanto sborsato.

Ad aumentare la distanza tra governanti e governati la constatazione che nessuno di coloro che assunsero la proprietà feudale di Grottaglie risiedette stabilmente in città; lo fecero solo i Cicinelli a partire dalla seconda metà del Seicento, e la storia racconta dei nefasti effetti di questo dominio.

Doppio potere, doppia sofferenza

Gli amanti dei modi di dire non avrebbero difficolta a definire la situazione della popolazione di Grottaglie al pari dello sventurato che capiti tra l’incudine ed il martello.

La presenza di signorotti stranieri- napoletani, genovesi, fiorentini – avidi ed esosi, fu così opprimente che fomentò violenze e rivolte, ma ad aggravare il tutto si aggiungevano le pretese degli arcivescovi, che pretendevano una buona parte (la decima prima, la ventesima poi) di quanto veniva prodotto a Grottaglie.

Non bastasse questo, la Chiesa possedeva ed amministrava anche numerosi terreni e fondi agricoli, fatto che scontentava non poco i grottagliesi che più volte ne rivendicarono il possesso con le buone e – più spesso – con le cattive maniere. Ricordiamo tra le tante la ripetuta occupazione del bosco nella zona della chiesa dedicata alla Madonna di Mutata, che nel 1674 causò la scomunica dei colpevoli e la successiva richiesta di perdono, espressa anche con la commissione della monumentale tela della Annunciazione, oggi nella chiesa madre di Grottaglie.

Violenze e ribellioni

Doppiamente vessata da un potere laico che esercitava la giurisdizione criminale e da un potere religioso che altrettanto amministrava la giurisdizione civile, la popolazione di Grottaglie era sempre più schiacciata e impoverita da tasse e imposte sempre più esose, rese ancora più pesanti dal fatto che nobili e clero erano esentati dal pagamento ma da queste traevano ricchezza e sostentamento.

A sempre maggiori ingiustizie fecero eco sempre più evidenti privilegi, con il risultato di impoverire e irritare la popolazione, ma di quello che avvenne in quegli anni tumultuosi parleremo in un prossimo appuntamento, ora ascolta il podcast.

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