Il mondo del poker non è composto solo da giocatori di casinò che tentano la fortuna o appassionati dei giochi di carte, la sua fama infatti la si deve ai campioni che ne hanno fatto la storia, creando precedenti di vittorie e giocate da manuale.

Nel corso del tempo il Poker è diventato così un vero e proprio sport con professionisti e dilettanti; e come ogni sport che si rispetti, i campioni, o anche i giocatori che per qualche ragione diventato icone rappresentative, hanno dei nickname che gli fa diventare indimenticabili. Sono soprannomi che si appiccicano a chi li detiene tanto da sostituirne il nome vero. Come dimenticare nel mondo del calcio Ronaldo che nei tempi d’oro veniva chiamato il “Fenomeno” o il “Magic” Johnson della pallacanestro, così anche nel Poker i nickname hanno segnato la carriera di molti giocatori.

Nel Poker i soprannomi vengono assegnati o scelti dal giocatore per diverse ragioni che esulano dalle giocate, come la provenienza geografica che rese famosi “Amarillo” Slim e “Texas Dolly” Doyle Brunson o particolarità dell’aspetto fisico come Jack Straus alto più di due metri che venne chiamato “Treetop” o il giovane Daniel Negreanu denominato “Kid Poker” e il suo antagonista “The Kid” Stu Ungar. Molti nickname si ispirano invece agli animali, in questo caso è famosissimo Billy Argynos che durante una partita delle World Series of Poker si fece chiamare “Crocodile Billy” e da allora durante le partite indossa un cappello a forma di coccodrillo. Interessante è leggere da un libro sul poker, “All in” diJonathan Grotenstein, che i soprannomi venivano dati anche a giocatori che subivano tante sconfitte come Hans J.Lund detto anche “Tuna” ovvero tonno o pesce, così come venivano definiti i perdenti assidui, per fortuna in seguito Lund si prese le sue rivincite e le sue vittorie, ma il soprannome rimase lo stesso per tutta la sua carriera.

Tra i tanti spicca anche il vincitore delle World Series of Poker dell 2004, Gregory Raymer, definito “Fossilman” perché appassionato di fossili tanto da portarne sempre uno con sé durante le partite e usarlo come fermacarte sul tavolo verde. Un altro giocatore con fermacarte iconico fu proprio il texano Doyle Brunson che ne usava uno dei Ghostbusters, tant’è che un commentatore sportivo sbagliando, durante la partita, lo chiamò “Texas Dolly” invece di Doyle e da quel momento fu uno dei suoi tanti soprannomi assieme a “Godfather of poker” e “Big Papa”. Un nickname affibbiato invece dall’FBI lo ebbe Anthony John Spilotro che un’agente speciale definì “little pissant” ovvero piccolo microbo per la sua statura, i giornalisti però per stemperare la negatività del nome lo sostituirono con “Tony the Ant”, formica. Sono tante e affascinanti le storie nel mondo del Poker e per capirne bene le motivazioni, come anche questi nickname, bisogna conoscere le basi e i principi di questo gioco di carte, oltre alle storie fatte di passione, gioco e sfide che hanno reso indimenticabili molti giocatori. Qui tutte le regole del Poker: una guida completa per scoprire come si gioca a Poker.