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Si ritorna ad affidare la riflessione, la meditazione, lo sguardo sulla ricerca al pensiero unico, ovvero all’unicità del relativismo. Le tracce dei “temi d’italiano” della maturità 2015 testimoniano l’imperante dominio del pensiero unico. Ovvero di quel pensiero che vuole che la storia siamo noi. O meglio la storia siamo noi non è altro che la Resistenza. La storia contemporanea dimenticando un Novecento attraversato dalla Grande Guerra e dalle guerre post Resistenza.
È vero che ricorre un anniversario, ma anche vero che sarebbe ora di smetterla con questo pensiero unico che canta ancora Bella ciao… facendola passare come la storia di tutti che di tutti non è.
No, non è possibile impostare un esame di maturità con questo percorso che è pedagogico ed ha una sua metodologia didattica completamente convergente su un razionalismo sfrenato.

Non bastava Calvino con il suo romanzo resistenzialista (che è distante dal magico della letteratura che resta nel tempo della parola) completamente superato da una letteratura altra, bisognava addirittura andare oltre e indicare le Fosse Ardeatine con una riflessione sempre sulla guerra Italo-tedesca… E poi sul Mediterraneo. Ma ancora si continua ad indicare il Mediterraneo come “porta” di civiltà? Quale civiltà? Quella degli Immigranti Emigranti o dei bombardamenti sulla Libia? O dell’Isis?
Il Mediterraneo? Non esiste un Mediterraneo soltanto… Ci sono, come più volte ho scritto, i Mediterranei e tra questi ci sono quelli spezzati e quelli che presentano antiche radici… La cultura cosa potrà fare mai se viene continuamente sabotata da un conformismo ad alto prezzo…
Ancora, da Malala Yousafzai è stata offerta un concetto dal quale sviluppare un raccordo tra educazione, cultura e salvezza dei popoli… Estrapolazione di frasi – pensiero non contestualizzati e non contestualizzabili…
Insomma la teoria della liberazione si racconta con proposte molto discutibili e credo che sia un cattivo modello di aprire un dialogo con le nuove generazioni. Da qui si deduce che anche le problematiche sulle quali si sarebbe potuto aprire un percorso dialettico restano bloccate su una visione prettamente illuminista delle ipotesi e delle tesi sulla storia e sui processi culturali, che si sono agitati e continuano ad agitarsi nella nostra contemporaneità.

Credo che sia stato scorretto politicamente e culturalmente “imporre” il pensiero unico resistenzialista ancora una volta nei temi di maturità.
È una scivolata dialettica, e anche pedagogica, che dovrà fare aprire vertenze sul pensiero unico che domina ma non costruisce, che impone ma ha i paraocchi, che devia dalla libertà del confronto e si chiude a riccio sui veri aspetti delle culture nel mondo. Il resto è tritacarne. Ma la nostra letteratura si può esprimere con Calvino? Mi sembra che si sia toccato il fondo sia in termini critici che istituzionali…
Già, ma tutto e consociativismo e Pavese continua ad essere temuto, Vittorini è ancora l’anti Togliatti, Carlo Levi è un azionista e Cassola è un liberale… mentre questo nostro tempo ha sempre più bisogno di due categorie: la leggerezza e il relativismo…

Ma quando la cultura cristiana si solleverà dal suo assoluto sonno? Quando farà sentire la sua voce? Vince Bellaciao e la Resistenza… Io non ci sto a questa farsa del debole pensiero unico.