Non ci si impossessa della magia. Ci possiede! Non si cerca la magia! È introvabile. Si abita! Il mondo greco eredita la magia e la trasforma in mito. Deve sempre fare i conti con la alchimia e la stregoneria. Ma è completamente diversa dalla stregoneria. La stregoneria si serve della magia per definirla nel suo linguaggio come iniziazione di un tessuto tra natura ed esistenza. Scrive Ludwig Wittgenstein “Può suonare troppo semplice ma si può dire che la differenza fra magia e scienza consiste in questo, che esiste un progresso nella scienza ma non nella magia. La magia non ha una direzione di sviluppo che le sia intrinseca”.

La magia è ciò che non consideriamo reale e che però percepiamo vivendo la realtà. Senza vivere la realtà è difficile poterla penetrare perché la magia soltanto abitandola riesce a catturare la percezione e l’invisibile, il senso e il non senso. Proprio il contrasto tra senso e non senso ha la forza di andare oltre il sensibile. La magia attraversa il sensibile per raccogliere l’immaginario che ha una sua verità non definibile. Una verità non definibile entra in un universo di profezia. In una battuta del film “Batman” si ascolta: “…la magia, per sua stessa natura, non ti dice di aspettarti l’inaspettato? Nel momento in cui credi di aver capito tutto… ecco un colpo di scena! E ciò che pensavi fosse innocuo… ti colpisce all’improvviso!”.

La magia non può nascere dal mistero. Si confronta con la sensibilità del segreto perché di segreto è intrecciata ma con il mistero stabilisce una complicità mai mascherata. La magia ha sempre luce. Anche nella magia nera la luce ha la trasparenza della chiarezza e questa si chiama Aurora. La magia non ama il buio. Gli sguardi sono sempre sguardi di luce. Un incanto o una disperazione. La magia è la bellezza nella negazione della prassi. Non è fatta di parole, ma di tutto ciò che non si nasconde. Perché ha l’invisibile che vive una metamorfosi.
Coabita con il desiderio in un gioco da interpretare tra gli elementi prioritari della Natura. Dice bene Cecilia Gatto Trocchi: “La forza del desiderio è costitutiva di tutte le esperienze magiche”. Molto duro sul senso – concetto della magia è James George Frazer: “La magia è tanto un falso sistema di leggi naturali quanto una guida fallace della condotta; tanto una falsa scienza quanto un’arte abortita”. Ancora sempre Frazer: “Se analizziamo i principi di pensiero su cui si basa la magia, troveremo probabilmente che essi si risolvono in due: primo, che il simile produce il simile, o che l’effetto rassomiglia alla causa; secondo, che le cose che siano state una volta a contatto, continuano ad agire l’una sull’altra, a distanza, dopo che il contatto fisico sia cessato. Il primo principio può chiamarsi legge di similarietà, il secondo, legge di contatto o contagio”.

È indefinibile la magia. Accade di avvertirla. Accade di percepirla. Non si tratta di un fenomeno da spiegare con elementi soltanto antropologici. Anzi non di tratta di spiegarla. È uno scavo profondamente spirituale. Ovvero in cui vengono coinvolti tutti le energie del pensiero è del non pensiero, della distrazione e delle infinitudini universali dello spirito che è in noi. È una profezia che potrebbe somigliare alla Provvidenza. La Provvidenza la si spiega con un tassello della Ragione. La magia no.

Cecilia Gatto Trocchi: “L’Oriente «misterioso» ha sempre affascinato la cultura occidentale che ha connotato «le terre del sole» di elementi voluttuosi e cruenti. Gli scrittori e gli intellettuali, dal Settecento in poi, hanno vagheggiato l’Oriente come luogo mentale dell’intensità emotiva, della sensualità e della magia. Il decadentismo e l’estetismo fin de siècle ha poi utilizzato l’Oriente e la sua filosofia religiosa in funzione antioccidentale e anticristiana”.

Rito e simbolo costituiscono la trama del “visionario” che appartiene soltanto a noi, alla nostra essenza, al nostro labirinto. Deve sempre superare i labirinti che ci attraversano per fermarsi in una nicchia delle conoscenze. La magia ci offre l’invisibile reale della conoscenza. Non della comprensione. Io parlo di invisibile reale che senza cercarlo ci raggiunge. Ci si serve di simboli che conducano ad un paesaggio rituale. Simboli e rito sono i due viaggi che approdano nel cerchio del labirinto. Per poi assentarsi o ripartire.

“Perché l’ uomo, sottolinea ancora Cecilia Gatto Trocchi, è condannato alla sofferenza? Si chiede la mente umana travagliata dal dolore. La magia risponde: ‘Perchè qualcuno malignamente ha gettato il malocchio sul sofferente’. La risposta è certamente inadeguata ma è pur sempre una. Perché l’ uomo è condannato alla sofferenza? Si chiede la mente umana travagliata dal dolore. La magia risponde: ‘Perché qualcuno malignamente ha gettato il malocchio sul sofferente’. La risposta è certamente inadeguata ma è pur sempre una risposta. Chi in fondo ha il coraggio di ammettere l’ esistenza del fato la cui logica ed il cui strapotere sfuggono all’ umana considerazione? Talvolta ammettere la presenza del caso nei destini umani equivale a rendersi impotente. Meglio allora possedere la formula magica che scaccia il malocchio e ridona insperatamente la salute perduta”.

Il nemico della magia è appunto il caso. Non si vive per caso. Tutto ha un senso perché la magia ha la sua interna dissolvenza che le domanda di farsi “assolvente” non servendosi non solo della ragione e tanto meno della insistenza richiesta di spiegazione. La magia è una “religione” della pazienza ma anche del silenzio. Credo che bisognerebbe considerarla tale. Attenzione però. Una religione senza teologia. La magia non ha lo scavo teologico, bensì uno “stato” di mistero in cui permane la “coscientizzazione” dell’Essere in una attesa illuminante che diventa divina. Da un altro film dal titolo “Storia d’inverno” si ascolta: “Siamo circondati dalla magia. Bisogna solo osservare, osservare, osservare…”.
La magia si confronta con il divino perché entrambi sono il sentiero indecifrabile di una conoscenza interiore che non giunge da un apprendimento soltanto, bensì da una proiezione di immaginari fattori le cui appartenenze sembrano apparenze ma sono messaggi, comunicazioni, indefinibili esistenze interiori. Perche come sostiene William Butler Yeats: “Il mondo è pieno di cose magiche, pazientemente in attesa che i nostri sensi si acuiscano”.

Lo scrittore Terry Pratchett in “L’arte della magia”costruì ciò in dialogo: “Volevi la magia. Guarda”. Infilò la mano nell’intricata massa degli insetti e dalla gola emise un suono debole ma stridulo e penetrante. La massa si spostò e una grossa ape, più lunga e grassa delle altre, le strisciò sulla mano, seguita da alcune operaie che la lisciavano e l’assistevano.
“Come ci sei riuscita?” chiese Esk.
“Ah, non ti piacerebbe saperlo?”
“Sì, mi piacerebbe. Ecco perché te l’ho domandato, Nonnina” ribatté la bambina severamente.
“Credi mi sia servita della magia?”
“No» rispose la piccola. «Credo soltanto che conosci un sacco di cose sulle api”.
La Nonnina ridacchiò.”Esatto. Naturalmente, questa è una forma di magia”.
“Come, semplicemente conoscere le cose?”
“Conoscere le cose che gli altri non sanno”.

Conoscere le cose che gli altri non sanno! Si tratta di un viaggio nel vero insondabile superamento del limite e mai “sistemarsi” nella visione dell’impossibile. La magia ci racconta l’impossibile tra le pieghe del possibile. Non si cerca la magia. La magia ci cerca!