ilva

«Da donna impegnata politicamente, da tecnico e imprenditore, nonché di appartenenza confindustriale, ho l’impressione che si stia girando attorno ad un problema che non troverà soluzione fino a quando non si tireranno fuori, e metteranno in relazione, numeri e dati relativi al costo attuale dell’impianto, al costo di adeguamento dello stesso, ai costi di ambientalizzazione, raffrontati al mercato dell’acciaieria internazionale, ai dati occupazionali, alla produttività, ai debiti fino ad oggi maturati.» Lo afferma l’Ing. Francesca Colaninno,
 Vice Coordinatore provinciale “Conservatori e Riformisti”.

«Il nono Decreto – afferma la Colaninno – è un palliativo che nulla risolve; è a dir poco inaccettabile che dopo 3 anni di agonia ci stiamo accontentando di un risultato “non risultato”, che non soddisfa le aspettative della gran parte delle imprese creditrici, le aspettative di sopravvivenza delle 15000 famiglie in difficoltà, ne’ tantomeno vede uno spiraglio risolutivo per il futuro dello stabilimento nel bene e nel male. Far plauso al risultato del nono decreto significa farci mettere il bavaglio ed aspettare ancora, confermare un risultato inadeguato, una sorta di specchietto per le allodole, legittimare il governo a procedere con i suoi tempi e con soluzioni tampone inconcludenti. Inoltre temo mi auguro che la manifestazione d’interesse per l’acquisto dell’Ilva non vada deserta, data l’assenza di numeri, l’evidente condizione di vetustà impiantistico – strutturale e ambientale dello stabilimento -, e credo sia necessario e urgente comunque prevedere già un piano B, una proposta strutturale che parta possibilmente dal basso, a livello locale e regionale; diversamente continueremo ad accontentarci di palliativi e spot propagandistici quale ad esempio l’utilizzo del “preridotto” che, pur avendo un’ alta valenza ambientale, non è supportato ad oggi da un riscontro di sostenibilità e produttività tecnico – economico, ipotesi già valutata dall’allora commissario Bondi e dallo stesso abbandonata per un fatto di insostenibilità economica ed impiantistica a realizzarsi.

Sono maturati i tempi – afferma il Vice Coordinatore provinciale CoR – in cui bisogna segnare il passo proprio dal nostro territorio in modo costruttivo, al di la delle appartenenze partitiche, condividere allo stesso tavolo con l’imprenditoria locale un’unità di intenti verso il rilancio industriale e il futuro dell’Ilva. La manna dal cielo e ne’ tantomeno dal governo Renzi arriverà mai