La riforma del Catasto al via, anzi no.

Il Catasto è antico è ancora quello del 1939 di quando c’era il re. Una riforma è necessaria anche perché molte case nei centri storici, sono ancora accatastate come popolari. Dal grande riordino del Catasto ci si aspetta soprattutto equità, ossia l’obiettivo è quello di riavvicinare i valori fiscali a quelli di mercato, eliminando così le sperequazioni tra immobili analoghi ma con valori catastali diversissimi. Ma il passaggio da vani a metri quadri spaventa un po’ tutti, perché se la riforma non viene fatta a regola d’arte , l’aumento delle tasse sulla casa, potrebbe essere dietro l’angolo. L’impianto della delega per riformare il Catasto prevede che il valore patrimoniale medio dovrà essere stabilito sulla base del valore di mercato espresso in metri quadri e determinato con funzioni statistiche espresse in un algoritmo. Inoltre la rendita catastale (usata attualmente per esempio ai fini delle imposte sui redditi) andrà determinata con metodologie analoghe a quelle usate per il valore patrimoniale, ma basata sul valore locativo ed espressa anch’essa in metri quadri. Nella media nazionale una casa in centro raddoppierebbe l’imponibile su cui calcolare le tasse, con picchi a Napoli del 300 %, da 154mila a 547mila. L’imponibile crescerebbe abbastanza anche a Firenze e Bologna. A Genova si manterrebbe abbastanza stabile ma c’è un allarme sulle case popolari: per le vecchie case popolari anche se riscattate, triplicherebbe il valore catastale dell’immobile. A Roma queste case popolari nel centro storico, passerebbero da 171mila ad oltre 500 mila di imponibile e magari vi abitano anziani che vivono lì da anni o qualcuno che le ha ereditate, che non hanno la possibilità di pagare le tasse o di comprarsi un’altra casa. Quindi bisogna prevedere delle clausole sociali per salvaguardare determinate figure molto deboli e molto fragili. In Italia le tasse sulla casa sono passate da 9,2 miliardi del 2011 a 24,8 del 2015.

Il governo ha sempre promesso l’invarianza del gettito, anche questa volta. Le tasse con la riforma non aumenteranno. Salirebbero solo per le case di maggior pregio e calerebbero per quelle di periferia, ma non tutti ci credono. Assolutamente non ci credono, perché se voi ricordate il governo Monti aumentò del 170% le rendite catastali. Si è avuta poi la nuova riclassificazione per i centri storici, e quel 170% è rimasto. Quindi l’invarianza non s’è proprio vista. Nella periferia delle grandi città sono rimaste come erano e quelle del centro storico sono aumentate. Quindi quando si sente parlare ancora di invarianza verrebbe solo da ridere per non piangere. “Ebbene, dopo un anno e passa di governo Renzi, il carico fiscale sui malcapitati proprietari di immobili è schizzato a 40 miliardi (erano 11 tre anni fa, all’inizio dell’ era Monti).Il giochetto è sempre lo stesso: il governo taglia i fondi ai comuni, i comuni piangono miseria e aumentano le imposte locali, i cittadini, i proprietari di casa in primis vengono spremuti come limoni e usati come bancomat. E la local tax, quella che doveva inglobare i vari balzelli sugli immobili, semplificando le procedure e riducendo un po’ i costi, che fine ha fatto? Rinviata al 2016 senza tante spiegazioni” ha riferito Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare.

Abbiamo incontrato nella sede di corso Italia 97, l’avvocato Giovanni Bruno, presidente di Confabitare Taranto, che è della stessa idea: ”Il passaggio delle funzioni catastali ai comuni è un punto debole del nostro sistema edilizio. L’accatastamento automatico da parte delle amministrazioni comunali, tempestivamente inoltrato da parte dell’amministrazione comunale ai competenti uffici dell’Agenzia delle Entrate, introdotto con il Decreto Legge 133 del 2014, è un pastrocchio.” Confabitare prende posizione su questo discutibile aspetto, avendo in questi anni cominciato a riflettere sul rapporto tra cittadino e amministrazione e vuole rilanciare il settore edilizio. La proprietà immobiliare in questi anni è stata caricata di nuove imposte e balzelli senza però essere stimolata alla crescita e all’evoluzione. “Il pasticcio degli accatastamenti – ha concluso Giovanni Bruno – che non piace a nessuno è solo uno dei punti deboli del sistema edilizio nazionale, pertanto cercheremo in tutti i modi di correggere queste distorsioni. Ai proprietari di case consigliamo di rivolgersi alla nostra associazione per avere chiarimenti in merito a questa norma fumosa e poco chiara ed usufruire di altri servizi. Confabitare proverà a condividere la sua posizione con tutte le forze politiche interessate per creare una nuova Italia e una nuova Taranto, più vivibile e più bella da recuperare prima di cementificare.”

Per informazioni, Confabitare Taranto risponde allo 099 7305475 oppure al 328-9251599