Bruni Pierfranco
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Mio padre mi viene a trovare ogni notte.
Bussa alla porta del mio pensiero e mi racconta. Dice che non si tratta di una favola o di una storia, ma semplicemente di un raccontare.

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Io devotamente lo ascolto. Come sempre ho fatto. Mi siedo sul letto e ascolto. Arriva puntuale alla 04,05 del mattino.
Bussa ed io apro.
Questa mattina mi ha detto frasi sulle quali dovrò meditare a lungo. Mio padre parlava poco.
Mia madre racconta sempre e chiedeva. Mio padre no.
Questa volta mi ha dato un vocabolario che stento a decifrare.
Così.

“C’era una volta un imbecille, poi un misero e poi uno squallido. L’imbecille chiese al misero di osservare il mare. E il misero delegò lo squallido. Il mare però era partito, lontano, lontano, lontano ma aveva portato seco un cannocchiale.
Ogni tanto da uno scoglio puntava lo sguardo.
Un bel giorno si chiese: ma chi è l’imbecille? Quello che fa il misero credendosi squallido o lo squallido pensando di essere il misero? A questa domanda non rispose. Perchè? Per un semplice motivo.
E allora, voi, cari lettori e lettrici e frequentatori di facebook indovinate il motivo.
Il mare lo sa e anche io lo so. Basta un po’ di ironia, di bellezza e di bravura.
Noi siamo ironici, siamo belli e siamo bravi. Perché il noi? Indovinate un po’.
Su questo non ci sono dubbi. L’imbecille vestito da misero e mascheratosi da squallido non ha queste qualità. Ma non è colpa nostra e tanto meno mia e ancor di più del mare.
C’è un fatto però. Che il mare, sempre le metafore, i folli sanno giocare con le metafore (non lo sapevate?), ha studiato per anni, si è laureato con ben due lauree, ha insegnato, ha conseguito il titolo di docente, è chiamato dal vento e dalla pioggia a svolgere conferenze, incontri e a pubblicare libri in tutto il mondo.
E’ un sapiente. Anzi un MAESTRO! Chiamatemi MAESTRO e non DOTT. O PROF. SAREBBE TROPPO RIDUTTIVO. Dunque: MAESTRO. Sempre senza soldi. Questo è vero ed è accertabile. Ma ha tanto lavorato per scrivere, pubblicare e parlar bene. Sempre bene. Ha un difetto.
Sapete quale? Questo ve lo dico o ve lo dice il mare (attenzione al ve lo: qualche docente ignorante potrebbe obiettare?): quello di dire sempre ciò che pensa con il coraggio delle sfide e delle idee e firmandosi con nome e cognome.
Dimenticavo… Il paradosso di chi è folle…
L’imbecillità è l’alba che circonda gli ANONIMI.
La loro miseria non è scritta dalle parole ma dalla loro nullità e dalla paura.
Gli ANONIMI non conoscono il coraggio, tanto meno le scelte, ancora più il rischio.
Possono sentirsi delle iene ma sono soltanto delle assenze.
Il vuoto è meno o più di una assenza?
Noi siamo stati, siamo e resteremo quelli che Tomasi di Lampedusa ha definito i GATTOPARDI. Noi, io, il mare: metafore.
Ovvero nella nobiltà c’è la capacità delle sfide.
Ma è da chiarire.
Il mare, per ritornare al mare, non sa cosa farsene degli avversari. D’altronde se avversari o nemici devono esserci, ed è bene che ci siano, c’è da dire che nessuno può considerarsi avversario del mare.
Perchè?
Una bella domanda con una risposta facile facile.
Il mare gli avversari li sceglie. E quindi il mare – metafora decide chi può competere o meno con le sue onde e finora non ci sono avversari ma solo squallidi, miseri, imbecilli anonimi.
Allora. C’era una volta…
Il mare deve scrivere le pagine sulle quali la sabbia impone il vento… Gli altri facciano i loro compiti di imbecilli e altro…
Il resto non è neppure pioggia di coccodrillo.
Sapete cosa mi hanno dato per pranzo nell’ultimo convegno sulle minoranze?
Un bel piatto con una coscia di paperette mute…
Il resto è tutto da immaginare, ma immaginare non significa dire cose non vere…”

Come posso decifrare tutto ciò? Mia madre fa silenzio, ma anche lei, questa volta, troverebbe difficoltà a tradurre.
Mi ha lanciato dei segnali precisi. Le paperette mute e gli imbecilli…
Dovrò interrogare un indovino? No. Basterà chiederlo a mio padre appena che si è interessato di alchimia.
Appena sentirò il suo vento gli dirò: “Questa volta pa’ non ho capito…”

E lui mi risponderà, sono convinto di ciò dicendomi: “Figlio mio,
sei cresciuto perché io possa spiegarti.
Significa che ancora non ti sei guardato abbastanza dentro di te…
Sarebbe ora di farlo…”

Allora, a questo punto, mi tocca consultare altri testi.

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