Rivedere sul divano di casa i video dedicati ai festeggiamenti in onore di San Ciro ed alle sue tante sfaccettature (foc’ra, processioni, fuochi artificiali, interviste) trasmessi sul digitale terrestre da una emittente televisiva NON grottagliese, oltre alla legittima soddisfazione di chi quei video li ha pensati, girati, montati e messi online, spinge ad una doverosa riflessione: quanto di più si potrebbe fare se chi ha mezzi e potere decisionale volesse DAVVERO investire sulla promozione del territorio sfruttando le nuove tecnologie e le esperienze acquisite?

La riflessione potrebbe sembrare un po’ troppo autoreferenziale ma corriamo il rischio e proseguiamo nella nostra disanima, partendo da un punto facilmente analizzabile, specie alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane. Quanto le istituzioni pubbliche – nella accezione più ampia del termine – sono consapevoli delle potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione? Quanto siescono a sfruttarli a loro vantaggio o quantomeno ad evitare di mostrare la loro incompetenza? La domanda nasce spontanea – diceva il compianto Massimo Catalano in “Quelli della Notte” (un esempio validissimo ancora oggi di come si possano raggiungere risultati eccellenti anche con pochi mezzi, se si hanno idee chiare e capacità di azione): da una parte un Matteo Renzi presidente del Consiglio dei Ministri che imposta la sua comunicazione in modalità “social”: frasi brevi, concetti ribaditi, abbondanza di hashtag, slide e immagini auto esplicative. Dall’altra – citiamo un esempio per tutti – l’infelicissimo commento apparso sull’account twitter di un sindacato nazionale che ironizzava sui risultati dei concerti del primo maggio a Roma ed a Taranto, definendo il secondo una “saga paesana” (sic!) ed attirandosi in un battibaleno l’ironia e le proteste non solo di chi al concerto tarantino aveva in qualche modo contribuito, ma anche dei tanti che hanno trovato a dir poco inopportuna una affermazione che voleva essere auto celebrativa e si è ritorta contro l’estensore.

La Rete ed i suoi strumenti sono – come tutti gli “attrezzi del mestiere” neutri, non sono buoni o cattivi in sé, possono solo essere usati in maniera più o meno adatta agli scopi da raggiungere. C’è chi tramite la Rete ha costruito le sue fortune politiche, come dimostra il MoVimento 5 Stelle, e chi nella rete trova una gogna mediatica senza precedenti, come esemplificato dalla pubblicazione di tantissimi “santini elettorali” che oscillano tra il grottesco e l’autolesionistico.

Come tutti gli strumenti, anche la Rete va utilizzata da chi ne conosce modalità di impiego, potenzialità e rischi, pena non solo il mancato raggiungimento degli obbiettivi prefissi, ma addirittura un effetto opposto a quello sperato, perché non basta aprire una bacheca su FaceBook o un account su Twitter per comunicare efficacemente.

Tra i vantaggi della Rete c’è senz’altro la possibilità di avere tempi rapidissimi e costi ridotti rispetto ad altri media di comunicazione; foto o filmati di un evento possono essere proposti quasi in “tempo reale” ai potenziali spettatori in qualunque parte del mondo, senza spese di stampa e spedizione di prodotti cartacei (che – sia ben chiaro – conservano sempre e comunque una loro insostituibile importanza!) ma al solo costo di una connessione telematica.

Lo hanno ben capito molti realtà che propagandano i loro eventi e fanno conoscere le loro tradizioni proprio attraverso la Rete, stimolando la curiosità ed aumentando l’interesse non solo di chi quelle tradizioni e quegli eventi già li conosce, ma anche e soprattutto tra coloro che di quelle tradizioni e di quegli eventi vorrebbero saperne di più, magari per decidersi ad organizzare un viaggio turistico.

Facciamo un esempio vicino alla nostra realtà: Grottaglie ospita la casa natale e le spoglie di San Francesco de Geronimo, un santo venerato anche a Napoli. A Napoli è anche molto sentito il culto per San Ciro di Alessandria, a cui Grottaglie dedica importanti festeggiamenti. Ora immaginiamo di essere un abitante di Napoli che ha una particolare devozione per uno di questi santi e che vorrebbe saperne di più su come a Grottaglie vengano festeggiati, quali eventi si organizzano, quali sono le particolarità delle nostre tradizioni.

Certo, Napoli è a poche centinaia di chilometri da Grottaglie, ma è pur sempre un viaggio che ben pochi intraprenderebbero a “scatola chiusa”. La possibilità oggi di poter consultare – comodamente seduti in qualunque parti del mondo – video e articoli con interviste e particolari delle celebrazioni è sicuramente uno strumento utilissimo per decidere ed organizzare al meglio una visita a Grottaglie, e non lo diciamo per ipotesi, ma perché le tante email ricevute negli anni scorsi sono la prova provata di quante persone hanno scoperto i “segreti” della costruzione della foc’ra, di quanti si sono emozionati assistendo alla processione dei fedeli scalzi, di quanti si sono commossi rivivendo le secolari celebrazioni della Settimana Santa grottagliese.

Alcuni di loro ci hanno contattato non solo per farci i complimenti, ma anche per chiederci ulteriori informazioni, per suggerirci nuovi argomenti, per stimolarci a valorizzare ancora di più le peculiarità della nostra storia e del nostro territorio, a volte più uniche che rare, come nel caso del “caggione” di Riggio.

Certo il privato ha una velocità di azione ed una libertà operativa di cui non sempre possono disporre altri, ma qui non si tratta di sostituire gli uni agli altri, quanto di fare in modo che ciascuno possa utilizzare al meglio risorse e strumenti messi a disposizione da ognuno degli attori coinvolti, al fine di raggiungere un risultato comune.