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Italo – albanese, Grecanici, Griki e Occitano costituiscono un itinerario etnico e antropologico nella geopolitica che è stata Magna Grecia.

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In Italia le lingue minoritarie costituiscono una chiave di lettura in un tessuto che non è soltanto geografico, ma si presenta con delle caratteristiche antropologiche ben definite che sono la rappresentazione non soltanto di una mappa linguistica articolata. Infatti le lingue minoritarie non sono da annoverarsi tra le “formazioni” linguistiche di quei processi in cui la koinè autoctona si mostra con diversità che mutano da territorio a territorio.

C’è, comunque, da tenere presente che ogni codice linguistico ha un suo preciso vocabolario che è ben assimilato tra una cultura di appartenenza, quindi una eredità consolidata, e un intreccio di motivazioni innovative.
È naturale che la lingua definita minoritaria, volente o nolente, si confronta, e a volte si intreccia, con la lingua ufficiale del territorio. In questo caso si confronta costantemente con la lingua italiana e soprattutto con le “varianti” che sono dettate dal dialetto dell’area geografica dove sono presenti le minoranze linguistiche. Sempre di più, in un contesto come il nostro, la lingua si lega a forme antropologiche che sono dettati etnici veri e propri attraversati da tradizioni, riti, costumi e soprattutto assorbimento di storie.

Ogni lingua minoritaria si presenta con le sue diversità di vocabolario. Si pensi alla cultura Arbereshe (Italo – albanese). Più volte si è sostenuto ciò. È chiaro che le radici di un popolo sono nella identità della lingua.
Ma ciò non basta più. Perché ormai le identità non si focalizzano solo nella indicazione linguistica. Il mondo degli Italo – albanesi, pur appartenendo ad uno stesso modello di diaspora, e quindi di matrice culturale, ha nella lingua delle caratteristiche, anche minime, divergenti da una realtà ad un’altra.
Una delle Regioni che presenta un mosaico articolato è la Puglia. Dal mondo gricanico a quello arbereshe e da questo a quello “occitano”. È un fatto caratterizzante come lo è in Calabria.

L’altra Regione con tre direttrici è, appunto, la Calabria con il territorio Arbereshe, quello Occitano di Guardia Piemontese e l’Aspromontano grecanico. Le due Regioni, la Puglia e la Calabria, hanno in comune l’incontro importante tra Occidente ed Oriente all’interno delle due linee che sono quelle del Mediterraneo e quelle dell’Adriatico. In Calabria si aggiunge addirittura il percorso Tirrenico con il riferimento Occitano.
Il tutto però può essere considerato come un Mediterraneo inclusivo. Proprio per questo è sempre più necessario parlare di una geo-antropologia dei territori nei quali vivono le minoranze non più soltanto linguistiche ma etnolinguistiche. Si tratta di una questione che ha scavi esistenziali e attraversamenti storici. In virtù di ciò sono proprio le minoranze presenti in quella geografia che è stata Magna Grecia e poi Regno di Napoli che hanno assorbito un pensiero mediterraneo.

Dalla Magna Grecia al Regno di Napoli c’è una storia da riscrivere per consolidare koinè ed etnie dei popoli Italo – albanesi in Italia e nel Mediterraneo.

In tal senso gli Italo – albanesi sono maggiormente coinvolti soprattutto per la loro storia sempre in bilico in una testimonianza balcanica affacciata geograficamente sul Mediterraneo. Il Mediterraneo è inclusivo sia dal punto di vista storico che sul piano antropologico e linguistico. In fondo una etnia è un complesso di fattori dentro il vissuto di una civiltà. Una storia demo antropologica ed etnica che caratterizza la cultura magno greca nel Mediterraneo.

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