«La scienza moderna, prodigiosamente efficace nella sua capacità di descrivere la natura fisica dell’universo, non è tuttavia in grado di rispondere all’esigenza profonda di un significato esauriente per l’esistenza dell’uomo e del mondo»: se questo lo dicesse un uomo di chiesa sarebbe comprensibile, ma la cosa cambia se invece lo afferma Marco Bersanelli, scienziato di fama mondiale e autentica “autorità” nell’astronomia e nell’astrofisica.

Sempre secondo Marco Bersanelli «la scienza ha soppiantato le antiche leggende mitologiche sull’origine del mondo, ma ha lasciato intatta la domanda sulla creazione come origine ultima di tutto ciò che è. Oggi più che mai la bellezza e la vastità del cosmo, svelata dal linguaggio della scienza moderna, ci interroga e può farci riscoprire l’esigenza di un senso ultimo del reale con inaspettata urgenza e profondità».

Il milanese Marco Bersanelli, classe 1960, docente di Astrofisica e Meccanica all’Università degli Studi di Milano e collaboratore presso lo IASF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, e inoltre è presidente della Fondazione Sacro Cuore per l’Educazione dei Giovani.

Marco Bersanelli si occupa di cosmologia osservativa, in particolare dell’osservazione dell’universo primordiale attraverso il Fondo Cosmico di Microonde; ha partecipato anche a due spedizioni scientifiche al Polo Sud e attualmente collabora con l’Agenzia Spaziale Europea; è a capo della progettazione e sviluppo del Low Frequency Instrument utilizzato dal satellite Planck.

Marco Bersanelli sarà il protagonista a Taranto di “Origine e creazione nell’universo del big bang”, un incontro, con partecipazione libera e gratuita, che sarà introdotto da Mons. Luigi Romanazzi, docente di Teologia dogmatica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Romano Guardini” di Taranto.

L’evento si terrà sabato prossimo, 21 giugno, alle ore 19.30 nell’Aula Magna “Giovanni Paolo II” della Parrocchia di Santa Rita, in piazza Santa Rita a Taranto (info. 328.6579720).

Anticipando alcuni temi che tratterà a Taranto, Marco Bersanelli ha spiegato che «Oggi la scienza moderna ci permette di indagare la natura fisica dell’universo con crescente profondità. Recentemente la cosmologia ha segnato una serie di passi avanti, grazie a misure che ci consentono di scandagliare con crescente precisione regioni distanti dello spazio-tempo. Il satellite europeo Planck, lanciato con successo nel 2009, ha permesso di ricostruire l’immagine ad alta definizione dell’universo neonato, e di individuare i principali parametri che governano la composizione, la geometria e l’evoluzione del cosmo».

«Ma fin dall’antichità l’osservazione del cielo – ha concluso Marco Bersanelli – ha segnato profondamente la coscienza e l’immaginazione dell’uomo, suscitando domande sulla natura degli astri e, al tempo stesso, evocando l’esigenza di un significato per l’esistenza. La tradizione giudaico-cristiana si è distinta dai miti pagani sull’origine del cosmo, e ha introdotto un’originale concezione di “creazione” intesa come radicale dipendenza di ogni cosa – compresi spazio e tempo – dal creatore».