“Xenofobia” singifica “paura dell’estraneo o del diverso”, deriva dal greco ξενοφοβία – xenophobia – composto da ξένος – xenos- ‘estraneo’ e φόβος – phobos – ‘paura’.
Xenofobia indica la paura per l’insolito, il diverso. Come definisce il Vocabolario “Treccani” la xenofobia è intesa come un sentimento di avversione per ciò che è straniero e si concretizza in atteggiamenti e azioni di rifiuto, ostilità e insofferenza verso usanze , cultura e abitanti si altri paesi.

L’attuale crisi economica, valoriale e politica che viviamo nel nostro Paese con conseguente senso di precarietà, instabilità e pericolo da diversi fronti, favorisce la paura verso lo ‘straniero’. Come se lo Stato non sia in grado di proteggere i nostri confini a sufficienza, permettendo l’ “invasione” di ‘stranieri’. La paura dello straniero è la paura del diverso, ed emerge nei periodi di maggiore stress e tensione sociale.

A seguito dell’Attentato alle Torri Gemelle furono registrati, nei mesi successivi, episodi di violenza nei confronti di musulmani. La paura verso ciò che è nuovo, diverso, straniero fa tendere verso la difensiva, lo schieramento, l’in-group: “Noi OK, Loro Non OK!”. Il favoritismo per l’in-group, risiede nel fatto che la persona rispecchia parte della sua identità in esso; dunque il gruppo di appartenenza svolge un importante funzione di sostegno per l’individuo. Questo sia in senso costruttivo sia distruttivo per sè e gli altri. Vediamo insieme quali possono essere le connotazioni psicologiche nel fenomeno della “paura dello straniero”.

Freud parlava di angoscia nevrotica, la quale non prende le mosse da un reale rischio, giustificato dall’esterno, ma da una percezione di un pericolo interno non consapevole, inconscio. Questa dinamica interna cerca una via per esprimersi all’esterno, dunque l’Io, non potendo affrontare qualcosa che provocherebbe una angoscia insopportabile e ingestibile, attua uno spostamento su un oggetto esterno con lo scopo di evitare che questi pensieri e/o sentimenti inaccettabili possano giungere alla consapevolezza.

Questo è il meccanismo attuato nelle tendenze xenofobe e razziste. Ma anche nelle intolleranze, ancora non pienamente xenofobe o razziste, verso lo straniero. La paura del diverso si sente nel momento in cui non vi è conoscenza dell’altro, ma nel momento in cui vi sono pensieri, sentimenti e azioni nati da pre-giudizi.

L’insieme dei pregiudizi può nascere da aspetti come il colore della pelle, la religione diversa, la diversità della lingua, l’abbigliamento; sono rafforzati, come detto in precedenza, dalla minaccia avvertita per il benessere economico, l’ordine pubblico e l’identità nazionale. Pertanto vivendo una grave situazione di precarietà, sullo ‘straniero’ si spostano una serie di emozioni, pensieri e azioni che forse non appartengono pienamente a lui, ma a parte del nostro sè individuale e sociale, non in grado di riconoscere e accogliere e pertanto integrare questa diversità.

Questi sentimenti, pensieri e azioni sono corroborati nell’ in-group, poichè il gruppo chiuso in tal senso sostiene ciecamente le proprie motivazioni sul rifiuto del diverso, giungendo addirittura alla disumanizzazione della persona. Eppure vari studi dimostrano come giocare una partita in una squadra mista, ad esempio, permette di si unirsi per lo stesso obiettivo, abbattendo i pregiudizi.

Questo perchè l’Essere OK o Essere NON OK non appartiene ad un gruppo, una religione o una etnia nello specifico, ma alle trame emotive tessute dall’essere umano. Ritengo che il conflitto interno, ed esterno di conseguenza, possa trovare nell’informazione e conoscenza dell’altro, andando oltre la paura del diverso e dell’insolito, la chiave di lettura per poter aprirci a nuove risorse e opportunità, che solo con il contatto dell’altro diverso-da-sè si può creare.

Ognuno di noi compone la società, quindi abbiamo un grande potere di cambiamento sociale: possiamo partire da noi stessi. Dai propri pregiudizi. Senza andare tanto lontano, basti pensare a quanti pregiudizi nutriamo verso persone, cose o situazioni che si discostano anche lievemente dal nostro modus vivendi. Siamo spaventati da ciò che non conosciamo e questo è umano; ognuno di noi, a proprio modo è diffidente verso il nuovo, il diverso o l’insolito. Dandoci il permesso di conoscere l’altro aldilà dei pregiudizi o degli stereotipi, possiamo ridurre la diffidenza e gestire l’emergenza, che in questi giorni si sta vivendo anche nella nostra provincia jonica, con la giusta distanza.

Le tendenze xenofobe e l’intolleranza hanno pertanto connotazioni psicologiche ed emotive e si fondano su visioni unilaterali ed egocentriche della vita. Sento importante per ognuno di noi, iniziando ognuno nel proprio microcosmo, imparare a sentirci parte di Un Tutto, dell’Universo, per poter con-vivere nel nostro mondo globalizzato.

 

 

Ricordiamo ai lettori che il contenuto di questi articoli ha una valenza generica e generale, e non può sostituire il parere del proprio medico relativamente a specifiche patologie o casi individuali, chiunque invece desideri ricevere una consulenza personalizzata in merito può rivolgersi direttamente alla Dott.ssa Maria Bruno, Psicologo Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico-Bioenergetico, contattandola tramite il sito internet http://www.tracorpoepsiche.it/ (N.d.R.)