Parte col botto il “Museica Tour” di Caparezza; Il quarantenne cantautore molfettese conferma una sorta di appeal con la città dei due mari, già evidenziato in occasione del concertone del primo maggio dell’anno scorso, e da il via alla sua tournee da un “PalaMazzola” pieno di un pubblico composto da almeno un paio di generazioni di spettatori: genitori e figli uniti dall’apprezzamento verso un artista poliedrico ed intelligente e certamente dalla giocosa gara a riconoscere le copertine dei vari album elencate in una esaltante “Cover”

Caparezza non delude le attese, e dopo l’apertura affidata all’interessante gruppo putignanese “Punti in espansione”, parte alla grande con un “Mica Van Gogh” che accende la miccia al pubblico sotto il palco e fa saltare e cantare all’unisono i migliaia di presenti.

Si prosegue con una carrellata di brani tratti non solo da “Museica”, il suo ultimo album, ma anche dai lavori precedenti, canzoni inserite in uno spettacolo originale e trascinante, ricco di suggestioni cromatiche e di spunti di riflessione intellettuale. Grande lavoro degli scenografi, che anche questa volta allestiscono costumi e allestimenti scenici che esaltano ed evidenziano i temi trattati nelle canzoni, arricchiti anche dalle evocative immagini che scorrono dietro i musicisti.

Caparezza non si risparmia: canta, salta, spiega e gioca con pubblico e musicisti, dimostrando con i fatti che l’arte e la “Cultura” non devono essere necessariamente noiose e pedanti, con buona pace dei tanti che si fecero abbindolare dalle false “Teste di Modì”. Se anche uno su cento dei presenti avrà avuto voglia stamattina di scoprire chi fossero Balla o Boccioni, Giordano Bruno o Savonarola, i Dadaisti e gli Impressionisti, Munch o De Nittis, il ricciuto cantante molfettese potrà dire di aver compiuto con successo la sua missione.

Nonostante il clima giocoso e festante, Caparezza non mette da parte i piccoli e grandi problemi della nostra società, sempre affrontati con il suo stile ironico e graffiante: “Figli d’arte”, “Non me lo posso permettere”, “La fine di Gaia”, “Nessuna Razza” o “Sono fuori dal tunnel” sono solo alcuni degli esempi, in una scaletta che non lascia – letteralmente – un attimo di relax al pubblico.
Taranto risponde alla grande e Caparezza dedica al capoluogo ionico un paio di pensieri speciali: certamente atteso quello in “Vieni a ballare in Puglia” con l’immagine delle ciminiere dello stabilimento siderurgico; meno scontata e forse per questo ancora più gradita la dedica agli operai dell’Ilva giunta alla fine di una struggente “Eroe (Storia di Luigi Delle Bicocche)” in cui gli sforzi dei salariati di oggi vengono paragonati a quelli del mitico Sisifo.

Più di due ore di concerto concluse da “Goodbye Malincònia” preceduta da un “messaggio di speranza” diretto ai più giovani, che troppo spesso devono cercare lavoro e fortuna lontani da casa, ed arricchita da un lancio di palloni mappamondo rimbalzanti da un lato all’altro del parterre.

Caparezza si conferma quindi non solo artista eclettico ed intelligente – e basterebbe ascoltare anche solo di sfuggita tre o quattro tracce del suo “Museica” per averne la prova – ma anche un performer che dal vivo trascina ed emoziona un pubblico variegato, supportato in questo da musicisti che non solo costruiscono un vero e proprio irresistibile “muro del suono”, ma divertono e si divertono a giocare con il frontman in uno scambio di gag, travestimenti e intermezzi recitati che sono uno dei tanti valori aggiunti di uno spettacolo a cui vale davvero la pena di assistere.

 

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