«Domus Armenorum denuncia le gravi condizioni in cui versa uno dei palazzi storici più importanti della città vecchia di Taranto, di proprietà pubblica, che come testimoniano le foto scattate questa mattina, giace da giorni in condizioni di totale, colpevole degrado.» E’ quanto denuncia una nota a firma della stessa “Domus Armenorum”, progetto di gestione partecipata della Chiesa di Sant’Andrea degli Armeni a Taranto.

«Nell’invitare le istituzioni competenti ad intervenire immediatamente per porre un argine alla devastazione e allo sciacallaggio dei beni afferenti al patrimonio culturale dell’isola, favorita dalla pressoché totale assenza dell’amministrazione, che ha da anni consegnato all’abbandono larga parte degli immobili di pregio architettonico – prosegue la nota, Domus Armenorum, ricordando che Palazzo Amati è tra i beni culturali del sud Italia inseriti nel bando cultura 2015 della Fondazione con il Sud, che mette a disposizione della collettività ingenti somme per la sua riqualificazione e per una sua restituzione alla comunità con finalità artistiche e socio culturali, rivolge alla comunità stessa un appello. È giunto il momento di cooperare per il bene comune, condividere e confrontare idee e progetti, farne una base per un rilancio culturale e turistico della città vecchia che ponga al centro della proprie azioni il concetto della pubblica utilità, ovvero delle destinazioni d’uso più compatibili con le esigenze sociali del contesto e degli abitanti del centro storico, fuori da logiche competitive funzionali alla speculazione economica.

Pertanto – continua la nota di “Domus Armenorum”, proprio a partire da Palazzo Amati e dal bando in oggetto (in scadenza a luglio), la Domus invita cittadini, professionisti, associazioni, comitati, enti e più in generale tutti coloro che hanno a cuore la conservazione del patrimonio culturale dell’isola, ad avviare un percorso di co progettazione partecipata finalizzato a condividere insieme le migliori, e soprattutto le più utili, idee per la sua valorizzazione.

All’amministrazione comunale ed alla Soprintendenza BAP, chiediamo invece di intervenire con la massima urgenza nella tutela di Palazzo Amati, e di farsi promotori di un open day durante il quale permettere a chi voglia di prendere visione delle condizioni dell’immobile, allo scopo di favorire la condivisione di un progetto di comunità aperto a tutti per il suo recupero