«Ieri, 13 marzo, è stata protocollata una circolare ASL – a firma del direttore generale Rossi, del direttore sanitario Carlucci e del direttore amministrativo Chiari – con la quale si dettano gli ordini di servizio per dare attuazione al Regolamento Regionale di Riordino Ospedaliero, approvato il 28 febbraio scorso, con riferimento specifico alla riorganizzazione dell’ospedale San Marco. Il Regolamento prevede per Grottaglie l’attivazione di un presidio territoriale di riabilitazione con 40 posti letto e l’allocazione di un’unità operativa di lungodegenza con 32 posti letto.» Lo rende noto Paolo Annicchiarico, segretario cittadino del Partito Democratico

«Quello che salta immediatamente agli occhi – sottolinea Annicchiarico – è che il piano di riordino ricalca pedissequamente la delibera di luglio 2016, con la quale si disponevano le misure per fronteggiare l’emergenza estiva. La circolare, dal canto suo, dispone da una parte di rendere operativi i 32 posti di lungodegenza che, da quanto è dato sapere, assorbiranno i posti del reparto di medicina; dall’altra, di rimodulare le attività presenti ad oggi nel San Marco in coerenza con le disposizioni prospettiche del piano di riordino. Tradotto: chirurgia rimane h12; non sarà riaperto il pronto soccorso e viene lasciato il punto di primo intervento; di ostetricia e ginecologia restano solo gli ambulatori; ortopedia passerà, in breve tempo, da h24 a h12.

Alla luce di tutto questo, al nostro ospedale vengono chiusi tutti i reparti con posti letto, fatta eccezione per lungodegenza e riabilitazione, e parte della medicina.
I cittadini di Grottaglie e del comprensorio di riferimento dell’ospedale San Marco, ricevono quindi l’ennesimo schiaffo dall’assessore alla salute Michele Emiliano. Da egli, infatti, sono stati lungamente presi in giro prima sulla temporaneità del piano di emergenza estiva e poi sull’impegno che il San Marco sarebbe rimasto intatto (oggi sappiamo che si riferiva al San Marco dopo il piano di emergenza estiva) fino alla nascita del San Cataldo.

Abbiamo sostenuto con forza, e ne abbiamo ottenuto il riconoscimento, che il San Marco fosse uno stabilimento del POC e che all’interno dello stesso si sarebbe dovuta trovare la sua mission nell’attesa della nascita del San Cataldo. Continuiamo a credere che il San Marco, data la condizione insostenibile del SS Annunziata e la conversione in polo oncologico del Moscati, debba svolgere la sua indispensabile funzione decongestionante delle attività che si svolgono dell’ospedale di Taranto.

Ci saremmo aspettati – aggiunge Paolo Annicchiarico, segretario cittadino del Partito Democratico, a seguito delle parole di Michele Emiliano, che si potesse addivenire, quindi, alla stesura di un protocollo che definisse la redistribuzione delle attività del POC tra i suoi tre presidi. Invece ci troviamo davanti alla chiusura di altri reparti come endocrinologia e diabetologia, con conseguente riduzione dei posti letto nella provincia di Taranto; il pronto soccorso del SS Annunziata al collasso mentre il punto di primo intervento del Moscati risulta inutilizzato dagli utenti; le attività attualmente presenti nel San Marco che si avviano ad essere dismesse; i 32 posti letto di lunga degenza che non hanno copertura finanziaria e che quindi non si sa se e quando saranno attivati; la cardiochirurgia appaltata ai privati; e potremmo continuare a lungo nell’elencazione dei disastri che la politica sanitaria regionale sta producendo sulla sanità ionica.
Ora è giunto il momento di ritornare a far sentire la protesta della città a cominciare dalle Istituzioni e dal sindaco. Le “esclusive” riunioni di caminetto che si svolgono in gran segreto e tra pochi intimi in Regione sono una presa in giro e servono solo a buttare fumo negli occhi dei cittadini.

Baste cincischiare – conclude Paolo Annicchiarico, vogliamo che tutto quello che si dice produca fatti. Non possiamo più tollerare che sulla pelle dei cittadini si possano condurre battaglie politiche che nulla hanno a che fare con la loro salute. Si convochi prima possibile un tavolo tecnico-politico che affronti con serietà la vertenza sanitaria ionica alla luce del sole