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Nel calendario delle feste liturgiche, si susseguono le commemorazioni e i festeggiamenti per l’uno o l’altro santo patrono. Mentre alcuni ricordano con venerazione il santo del quale portano il nome, altre volte tutta una comunità festeggia un santo particolare quale può essere il protettore di un paese o una categoria di lavoratori.
La commemorazione che vi propongo oggi appartiene al calendario liturgico rimasto in vigore fino al 1970; in seguito ci sono state delle leggere variazioni. Si tratta dei fratelli santi Cirillo e Metodio, la cui commemorazione cade il 14 febbraio, ma che spesso viene dimenticata per via del più comune San Valentino. I due santi sono tra i padri dell’Europa unita come la conosciamo oggi. Se di Europa di deve parlare – come recitano alcune recenti pubblicità televisive – allora parliamo anche dei suoi fautori e iniziatori.
I due fratelli furono chiamati alla nascita Costantino e Michele e nacquero a Tessalonica (uno dei luoghi in cui visse e predicò San Paolo) verso l’inizio del IX secolo, approssimativamente intorno al 820. Essi furono presto avviati agli studi dalla famiglia, affinché potessero ricoprire cariche importanti nella vita sociale della provincia. Il padre, Leone, era un magistrato dipendente della corte di Bisanzio. Dopo la sua morte, Costantino e Michele decisero di dedicarsi insieme all’annuncio del Vangelo. Costantino, che da monaco prenderà il nome di Cirillo, era stato ordinato sacerdote e già predicava e catechizzava la gente, mentre Michele (Metodio) ricopriva alcune cariche di governo in province bizantine. Nel 860 ebbero dall’imperatore l’incarico di evangelizzare i Cazari in Asia centrale e tre anni dopo raggiunsero anche la Moravia. Fu durante il periodo dell’annuncio in Moravia che Cirillo ideò un nuovo alfabeto; egli lo chiamò “glagolitico”, ma col tempo prese il suo nome “cirillico”. I due fratelli realizzarono la prima versione della Bibbia in lingua slava e a questa seguirono poi i vari testi liturgici. Aver ideato una nuova codifica scritta del linguaggio comune, fu per loro un aiuto per entrare nella mentalità dei popoli che andavano evangelizzando, ma soprattutto fu per i popoli stessi una manna dal cielo, poiché ricevettero finalmente un codice di linguaggio preciso.

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Durante la loro opera di predicazione i due fratelli incontrarono anche diverse difficoltà. Un primo contrasto che dovettero superare, fu l’incomprensione con i missionari latini (specialmente tedeschi e franchi), primi evangelizzatori della Moravia. Si era creata un po’ di tensione perché Cirillo e Metodio utilizzavano la lingua slava nella liturgia e non era ancora stato ben definito se si potessero utilizzare altre lingue oltre il latino. Infatti, la Chiesa dei primi secoli era diffusa ancora solo in ambienti dove il latino se non era corrente, quantomeno era familiare.

Nel 867 i due vennero convocati a Roma per discutere con papa Niccolò I dell’uso cultuale della lingua slava. I due fratelli furono ben accolti e il Papa si espresse favorevole circa le loro proposte. Lo stesso anno però il Pontefice morì e gli succedette Alessandro II. Il nuovo Papa confermò la linea del predecessore il quale aveva accettato la novità, anzi volle che davanti a lui si celebrasse una Messa con la nuova lingua promossa dai fratelli slavi. Niccolò I aveva ordinato sacerdote Michele che prese il nome di Metodio.

Nel 869 durante una permanenza a Roma Costantino si ammalò e si fece consacrare monaco, prendendo il nome di Cirillo. Poco dopo morì, il 14 febbraio, e venne inumato presso la basilica di San Clemente vicino al Colosseo. La scelta di questa chiesa fu motivata dal fatto che Cirillo stesso aveva riportato a Roma le reliquie del Papa San Clemente I che egli aveva ritrovato durante i suoi viaggi missionari.

Metodio, dopo l’ordinazione, fu nominato arcivescovo della Pannonia con sede a Sirmio. Dopo la morte del fratello si recò nella sua nuova sede episcopale nella quale operò egregiamente. Lottò per l’inculturazione della nuova liturgia slava tra la sua gente fino alla sua morte il 6 aprile 885.
Altri Pontefici, nel corso della storia, si sono espressi favorevolmente in merito alla loro opera evangelizzatrice e d’avanguardia. Oltre ai già citati, il primo fu Giovanni VIII nel 880, quando Metodio era ancora vivente. Egli difese strenuamente il monaco slavo e l’uso dello slavo nella liturgia. Confermò dunque la linea del predecessore Alessandro II, contro i germanici che si opponevano alla novità cultuale.

Egli fu anche l’autore del reinserimento del patriarca di Costantinopoli Fozio che era stato allontanato dal governo dal Papa precedente. Fozio, insieme a Cirillo e Metodio, era stato accusato di eresia per l’invidia dei rivali, ma fu riconosciuto ortodosso e veritiero dal Pontefice. L’occasione per benedire l’opera di Cirillo e Metodio fu per Giovanni VIII la costituzione di una nuova provincia ecclesiastica: la Grande Moravia. Un complesso di territori vari e disuniti, fu accorpato in unica provincia e si sancì questa nuova nascita con la bolla papale “Industriae Tuae” (che tradotto significa “La vostra premura”, riferito al lavoro indefesso degli evangelizzatori e degli amministratori). In quella bolla il Papa decretava l’erezione della nuova provincia e anche la possibilità di utilizzare la lingua slava nella liturgia oltre ai già consueti latino, greco ed ebraico.

San Giovanni Paolo II dedicò diversi interventi alle figure dei due fratelli santi. Il principale fu l’enciclica “Slavorum Apostoli” del 1985 nella quale ricordò l’opera evangelizzatrice di Cirillo e Metodio e sottolineò i frutti di unità per il mondo slavo e l’Europa intera. Un secondo documento è il precedente “Egregiae Virtutis” del 1980. Una lettera apostolica con la quale dopo una breve sintesi della loro opera, li proclama compatroni d’Europa con San Benedetto. Così scrive il Papa: “La loro preminente opera evangelizzatrice fu la missione nella Grande Moravia tra i popoli, che abitavano allora la penisola balcanica e le terre percorse dal Danubio […] Per corrispondere alle necessità del loro servizio apostolico in mezzo ai popoli slavi tradussero nella loro lingua i libri sacri a scopo liturgico e catechetico, gettando con questo le basi di tutta la letteratura nelle lingue dei medesimi popoli. Giustamente perciò essi sono considerati non solo gli apostoli degli slavi ma anche i padri della cultura tra tutti questi popoli e tutte queste nazioni, per i quali i primi scritti della lingua slava non cessano di essere il punto fondamentale di riferimento nella storia della loro letteratura.”

Essi dunque furono una benedizione per la cultura locale ed europea. Cirillo e Metodio inoltre sono il segno della Chiesa unita e perciò intercedono per noi perché siano superate le divisioni esistenti. Continua il Papa: “svolsero il loro servizio missionario in unione sia con la Chiesa di Costantinopoli, dalla quale erano stati mandati, sia con la sede romana di Pietro, dalla quale furono confermati, manifestando in questo modo l’unità della Chiesa, che durante il periodo della loro vita e della loro attività non era colpita dalla sventura della divisione tra l’oriente e l’occidente, nonostante le gravi tensioni, che, in quel tempo, segnarono le relazioni fra Roma e Costantinopoli.”

Ricordare le nostre vere radici è l’unico modo per poter comprendere l’oggi e progettare il futuro. Se di Europa si deve parlare, allora non dimentichiamo, anzi diamo valore, a chi l’Europa l’aveva già sognata e con i propri sforzi l’ha preparata e costruita.

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