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«Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di approccio che negli anni ha contribuito a crearlo e a Taranto c’è il rischio concreto che con lo stesso metodo attendista di questi ultimi anni in realtà non si risolvano neanche i problemi risolvibili.» Così Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto, lancia un sasso nello stagno del tema ambientale tarantino e riprende la denuncia redatta alcune settimane fa dalla FIOM CGIL sulla presenza di amianto nell’ILVA.

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«Il tema della contaminazione d’amianto è molto più diffuso di quanto si possa pensare – scrive Peluso – e anche i dati dell’ONA, l’Osservatorio Nazionale Amianto, dimostrano che c’è un 400% in più di casi di cancro correlato a quell’esposizione nell’area industriale di Taranto. Questo non significa che non ci siano altri contaminanti a determinare l’allarme epidemiologico tarantino, ma significa che con questo materiale che conosciamo da anni e su cui sappiamo come intervenire si usa l’approccio classico del “parlare di tutto per non risolvere niente.

Ci fa particolarmente piacere sapere che Sindaco e Assessore al ramo vigilino sulle condizioni dettate da Arcelor Mittal e sulla richiesta di nuova AIA – continua poi il segretario della CGIL – ma c’è un intervento che si può rendere da subito chiedendo conto ad esempio ai Commissari dell’ILVA della situazione relativa ai siti contaminati dall’asbesto, e che invece malgrado le denunce circostanziate tarda ad arrivare.
Sappiamo che in ILVA, in Arsenale, ma anche in altri siti della Marina Militare e in alcuni cantieri e fabbriche dismesse della statale 100 e su Mar Piccolo, ci sono ancora forti criticità in questo senso e l’amianto non uccide solo gli operai esposti ma anche le mamme e le mogli che a casa ad esempio lavano gli indumenti contaminati da quelle fibre cancerogene, eppure non abbiamo un censimento completo, una mappa del rischio, al fine di programmare interventi di bonifica della città.
Per questa ragione chiediamo sin da subito al Sindaco Melucci e all’assessore all’ambiente e ecologia del Comune di Taranto, di chiedere informazioni più specifiche ai Commissari dell’ILVA ma anche ai vertici della Marina Militare su stato delle bonifiche, mappa del rischio e numero di operai (interni ed esterni) venuti a contatto con la pericolosa fibra. Dal canto nostro, a cominciare da alcuni mesi abbiamo già allertato tutte le categorie coinvolte e stiamo avviando una campagna di sensibilizzazione, informazione e contrasto per liberare la città dall’amianto.

Una campagna – conclude Peluso – che la CGIL intende avviare non solo al fine di prevenire ulteriori picchi di malattie tumorali correlate all’esposizione all’amianto, ma anche per evitare il rischio di incidenti rilevanti in caso di eventi climatici di grande intensità come fu ad esempio cinque anni fa il tornado che colpì Statte e l’area a mare dell’ILVA

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