«Premessa: guardavo “Uomini e donne” quando una magrissima Tina Cipollari corteggiava un signore di terza età, attraente quanto un mutuo, con un anello prezioso in bella mostra (arcaica metafora di amore eterno, oggi fascinosa metonimia del conto in banca).» Comincia così la nota di Luigi Pignatelli, Presidente Arcigay Taranto, che commenta la novità della nota trasmissione pomeridiana.

«Col passare degli anni – prosegue Pignatelli, ho cominciato a provare nausea per le infinite ed indigeste portate (post pranzo) di neologismi, pantomime e fiere dell’ignoranza.
Pochi minuti fa ho letto la notizia della registrazione della prima puntata con protagonista un bachelor gay. Incuriosito, ho cercato un video e confesso che il giovane imprenditore mi è parso molto più pulito e molto più sincero di tante mascherine (tra le quali alcuni omosessuali repressi) che in 20 anni di subcultura pomeridiana hanno plagiato le nuove generazioni.

A mio parere, l’interessante ragazzo dovrebbe fare un po’ di ripetizioni di italiano (“Io nella vita ho un bar di mia proprietà”) e di cultura LGBT (anche se ho apprezzato l’uso reiterato dell’espressione “identità sessuale”, costrutto multidimensionale costituito da quattro distinte componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale).

Volenti o nolenti, per i mesi a venire Claudio Sona ed i suoi corteggiatori rappresenteranno, per una fetta non di poco conto di italiani (coloro i quali ritengono, senza alcun tipo di indagine sociologica, trasmissioni come quella in questione uno spaccato della realtà a noi contemporanea), la comunità LGBT ed ogni singola loro azione verrà usata a favore o contro di noi, da coloro i quali da sempre lottano contro l’estensione dei diritti e contro l’educazione alle differenze.

Noi operatori socio-culturali ed attivisti – afferma Luigi Pignatelli – dobbiamo ammettere che Maria De Filippi con il suo impero “educa”, da oltre vent’anni, il popolo italiano e questa sua scelta potrebbe aiutare molto la nostra ultra decennale militanza.
Dobbiamo, però, vigilare sui messaggi e sui linguaggi mediante i quali essi vengono veicolati.
Invito, pertanto, tutti i partecipanti al “gioco dell’amore” di Canale 5, ed in particolare i ragazzi omosessuali, a meditare (come ben ha fatto Claudio) sul significato del lemma “amore” e sul forte impatto che il loro atteggiamento verso la vita (non solo di coppia) avrà nell’opinione pubblica.

E a parlare – conclude Pignatelli – è una persona che, oltre ad essere presidente di una cellula Arcigay e a formare giovani e meno giovani, fa spettacolo.»