Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto… il tuo mantello non ti si è logorato addosso ed il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo correggere figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te.” (Dt 8,2a.4-5) Tra le tante immagini che potrebbero aiutarci a rappresentare metaforicamente il tempo di Quaresima, come a volerne fare un ritratto, una certamente illuminante è quella del cammino.

Con l’immagine di un popolo che cammina possiamo tentare di esprimere il movimento che la Chiesa fa continuamente mentre si prepara alla Pasqua eterna, all’incontro definitivo con il Signore. La Pasqua annuale, da parte sua, è il vero centro di tutto l’anno cristiano e mentre i significati di questo potrebbero essere tanti, mi piace sottolinearne uno di tipo più teologico e spirituale: la Pasqua è centrale perché è l’unico fondamento di tutta la vita cristiana. Che cosa sarebbe infatti la vita dei credenti se Gesù non fosse risorto?

Scendiamo ora nel dettaglio della Quaresima. Questo periodo liturgico va dal Mercoledì delle Ceneri al Giovedì Santo ed è rappresentato dal segno biblico dei quaranta giorni. Questi quaranta giorni riportano alla memoria del credente diverse esperienze raccontate nella Sacra Scrittura. Innanzitutto quella di Mosè narrata nel libro dell’Esodo (Esodo 24,18) in cui si dice che rimase sul monte per un così lungo tempo prima di incontrare il Signore. Un secondo rimando è ai quarant’anni che il popolo d’Israele vive nel deserto dall’uscita dall’Egitto fino all’arrivo nella terra promessa (libri dall’Esodo a Giosuè).

Altro richiamo è all’esperienza di Elia (1Re 19,8), anche lui compie un cammino di quaranta giorni e quaranta notti per giungere al Monte di Dio ed in questo tempo non mangia fino a che non vive l’incontro con il Signore. Ultimo riferimento importante è all’esperienza di Gesù che rimane nel deserto quaranta giorni, pregando il Padre, lottando contro il demonio e vincendo su di lui. Il simbolismo del numero quaranta ci vuole allora raccontare che queste esperienze della vita sono davvero legate a situazioni di attesa, di lotta, di prova e di sofferenza, ma che è al termine di questo lungo periodo di tempo, vissuto sempre in compagnia di Dio, che il Signore stesso interviene per dare una vita nuova a quanti lo cercano.

Dio dimostra di essere salvezza per l’uomo perché a quanti dicono che la vita è solo sofferenza risponde dando una nuova speranza. La Quaresima vuole dire con il suo carattere penitenziale che è necessario rinnovare il nostro cuore per accogliere la novità di Dio, che è novità di gioia e di speranza: in altre parole questa novità è la Pasqua.

In origine il tempo di Quaresima è certamente diverso da come lo conosciamo ora. Esso comunque è il tempo che precede la Pasqua e dunque la prepara liturgicamente e ci prepara ad essa spiritualmente. Studi più recenti ci dicono che è certa la celebrazione della Pasqua in tutte le comunità cristiane fin dall’inizio della diffusione del Vangelo. Al contrario non sempre ci dicono come avvenisse la preparazione a questa, specialmente nei primi anni dopo la nascita della comunità cristiana. La prima testimonianza è di sant’Ireneo di Lione che intorno al 190 in una lettera a Papa Vittore racconta di un periodo di digiuno in preparazione alla Pasqua.

Possiamo trovare testimonianze a proposito di questi anni, quindi già qualche decennio dopo l’avvento del cristianesimo, ma è soltanto a partire dal IV secolo che abbiamo riscontri diretti sulla Quaresima. Questa si va configurando come un tempo di preparazione spirituale sempre più lungo e articolato. Mentre alcuni autori ci parlano di giorni di digiuno prolungati al Triduo Pasquale o al periodo di una settimana (la Settimana Santa) solo col passare dei secoli troviamo testimonianze che ci dicono che si è estesa a quaranta giorni.

Della Quaresima in Oriente ne parla molto Eusebio, mentre in Occidente Agostino e Ambrogio. Essa inoltre è caratterizzata da tre elementi spirituali importanti: un forte impegno di rinnovamento interiore in vista della Pasqua, l’approfondimento e la riscoperta, soprattutto attraverso le catechesi, del Battesimo e una connotazione penitenziale dello stile di vita allo scopo di operare una più profonda conversione del cuore.

Ritornando all’immagine del cammino comprendiamo che l’idea che sta dietro a questo tempo è quella di voler guidare il credente a riscoprire ciò che nella sua vita è davvero essenziale per rimetterlo al centro. Ma questo come accade? Innanzitutto si scopre che ciascun uomo con le sue sole forze non può costruire o costruirsi una vita eterna. Nessuno, dice la Scrittura, per quanto si sforzi può aggiungere anche poco alla propria vita. La vita eterna poi è dono di Dio come fu la terra promessa per gli Israeliti, ecco perché è necessario lasciarsi accompagnare da Dio.

Camminare con Dio nel deserto vuol dire lasciarsi prendere per mano da Lui, accettare che Lui riesca a vedere più lontano di noi e con un atteggiamento di fiducia farsi accompagnare verso la gioia della Pasqua. Questo lasciarsi accompagnare avviene attraverso dei segni concreti. Tre segni che oggi configurano la Quaresima sono il digiuno, l’elemosina e la preghiera. Essi sono degli atteggiamenti che esprimono l’impegno della conversione. Il digiuno non è il semplice privarsi di qualcosa che dovrebbe appartenere alla nostra tavola, ma il segno della lotta personale contro l’egoismo. Infatti solo chi si priva di qualcosa riesce a smettere di dire “io” e “mio” per iniziare a dire “tu”, “tuo”, “nostro”… in altre parole chi compie questo passaggio sta già aprendo il suo cuore all’altro e a Dio.

L’elemosina è unita alle opere di misericordia ed è il segno di una grande maturità nell’amore, infatti esprime la capacità di condividere e di riconoscersi dipendente da Dio. È pur vero che una certa mentalità vuole insinuare che l’uomo può essere totalmente slegato da Dio, ma chi pur avendo accumulato tanti beni e tante possibilità ha mai potuto aggiungere un giorno solo alla sua vita così da non perdere quanto accumulato? Ecco l’importanza della condivisione come un modo per realizzare la giustizia già oggi sulla terra e per vivere una vera fraternità umana. Infine la Quaresima è tempo di preghiera.

Questa caratteristica è forse la meno considerata eppure è solo attraverso la preghiera che si può ascoltare Dio che tenta di parlare al cuore. Ecco che ritornano alcune immagini: Gesù che prega nel deserto vince le tentazioni per il profondo legame con Dio e di lui si dice che pregò per quaranta giorni; Mosè ed Elia, i rappresentati storici della Legge e dei Profeti, contemplano Dio perché nel silenzio sono riusciti a farGli spazio nella vita; Israele riesce a vincere le battaglie per la preghiera di Mosè, ecc.

Il tempo di Quaresima è dunque, nella spiritualità della Chiesa, il tempo in cui riscoprire che all’uomo è dato di poter camminare con Dio verso la Pasqua. All’uomo la scelta di mettersi su questi passi.