Dopo settimane di slogan, comizi, confronti ed incontri, questa domenica la parola passa alle urne.

Tra qualche ora sapremo chi sarà il nuovo Governatore della Puglia e chi siederà tra i banchi del Consiglio Regionale. Sono ore di sondaggi ed exit-pool , previsioni più o meno scientifiche e pronostici basati su voci e commenti colti all’uscita dei seggi elettorali. Quello che possiamo dire già adesso è che questa campagna elettorale – quasi certamente – sarà ricordata come una delle più strane, imprevedibili e sfaccettate degli ultimi tempi. Per cominciare, con buona pace del prof. Norberto Bobbio e del suo piccolo ma prezioso saggio “Destra e Sinistra. ragioni e significati di una distinzione politica”, le tradizionali peculiarita tra i due schieramenti politici sembrano essere state sacrificate in nome di un cinico calcolo elettorale, dove è più importante la quantità dei voti ottenibili, piuttosto che la coerenza dei candidati presenti delle liste presentate. Accade così di vedere nello schieramento di “centro-sinistra” (le virgolette sono d’obbligo), candidati con una lunga militanza a destra, così come – dall’altro lato della barricata – si vede una candidata presidente che fino a qualche giorno prima della candidatura era una esponente di spicco di un partito che ora sostiene il suo avversario. In mezzo ai due schieramenti maggiori, eufemisticamente definibili sfaccettati e variopinti, i candidati di formazioni minori (tali ovviamente solo per il numero di consensi raccolti nelle urne e non certo per la qualità di idee e candidati) che oscillano tra utopia futuristica e nostalgie del passato, chi con un occhio a Spagna e Grecia, chi agli evolutissimi paesi del Nord Europa.

A decidere delle loro sorti politiche, la proverbiale “gente”, il popolo a cui dovrebbe toccare l’ultima parola, gli elettori che potrebbero (dovrebbero?) decidere del destino loro e dei loro figli e nipoti, scegliendo tra i programmi dei candidati quello che meglio rappresenta la loro idea di presente e futuro prossimo. Un elettorato, anche in questo caso, divisibile in tre o quattro tipologie, le cui percentuali le scopriremo solo al termine dello spoglio delle schede ma già oggi evidenti nella loro caratteristica principale: da una parte gli attivisti, quelli che ci credono davvero, che per tutta la campagna elettorale dedicano il loro tempo libero ad attaccare manifesti, a distribuire volantini, ad allestire il palco dei comizi, a presidiare il comitato elettorale. Sono i “duri e puri”, convinti sino in fondo che il loro candidato sia il migliore possibile, quelli che non si capacitano sul perché tutti gli altri non riescano a capire quello che a loro è già chiaro come il sole. Dall’altra parte, all’estremo opposto, i disillusi, gli astensionisti, quelli del “tanto sono tutti uguali”, quelli che se vanno a votare lo fanno annullando la scheda magari vergandola con un invito volgare da fotografare con lo smartphone e poi pubblicare sul social network. In mezzo i fedeli, quelli che da anni, più o meno convintamente, votano sempre lo stesso candidato o lo stesso simbolo più per amicizia o pigrizia che per fervida convinzione, aldilà di logiche di schieramento o alchimie di coalizione; al loro fianco i tiepidi, quelli che decidono magari all’ultimo momento, convinti da uno slogan efficace, una faccia simpatica o dal consiglio di un amico o conoscente, quelli che vivono le elezioni quasi come una visita di controllo dal medico che prima la fai e prima ti togli il pensiero.

Tutti loro, ciascuno di loro a suo modo, deciderà il risultato delle urne, deciderà il prossimo governo regionale ed in qualche modo influirà sugli equilibri politici locali e nazionali, commenterà il risultato con gli amici o con i colleghi di lavoro, soddisfatto o deluso. A tutti loro si è rivolta una campagna elettorale che – ancor più degli anni scorsi – ha cercato di mettere insieme tradizione ed innovazione, con risultati non sempre eccellenti, soprattutto quando si è pensato di continuare da impiegare metodi, slogan e addirittura foto che puzzano di stantio. Le strade e le cassette della posta sono state ancora una volta colorate da facsimili con il nome e la faccia del candidato di turno, sono passati di mano i sempreverdi “santini”, le plance di affissione si sono via via riempite di manifesti. Insieme ai supporti cartacei e di fianco agli spot radiotelevisivi, a cercare di convincere gli elettori si sono aggiunti sms, email e gruppi sui social network, con una pervasività impressionante.

Ora la campagna elettorale è finita, dopo un sabato di relativa calma la parola passa alle urne e già domani ci sarà tempo e spazio per commenti e analisi, per gioire o dolersi per il risultato, per scoprire se il candidato del nostro schieramento, del nostro partito o della nostra città ce l’ha fatta, per sapere se Grottaglie avrà un rappresentante nel Consiglio Regionale o se dovremo ancora una volta influire “per interposto consigliere” per far valere le nostre ragioni.

Da domani si tornerà a parlare di aeroporto, industria, lavoro, turismo, ambiente, porto, sanità sperando che promesse e programmi possano in qualche diventare realtà. Ma domani è un altro giorno, e si vedrà.