«CGIL CISL UIL Territoriali, ancora una volta, ribadiscono e confermano il motivato dissenso al piano di riordino ospedaliero e indicano per la straordinaria situazione del territorio Ionico, precise richieste riferibili al riequilibrio e alla riqualificazione dell’offerta sanitaria a fronte delle scelte che la Giunta Regionale sta compiendo in tal senso.» Comincia così il documento che le segreterie territoriali sindacali hanno presentato ieri mattina all’incontro sulla Sanità tenutosi al Comune di Taranto.

«Tale impostazione – prosegue il documento, almeno fino a questo momento, sta di fatto ignorando le reali necessità di una realtà, da tutti riconosciuta, ad alto rischio ambientale e già con gravi danni patologici presenti su un’alta percentuale di cittadini. CGIL CISL UIL, unitariamente, a livello regionale e territoriale, da tempo evidenziano e denunciano carenze e squilibri che penalizzano gli abitanti di questa provincia rispetto ad altre realtà pugliesi.

A seguito dei due precedenti Piani di rientro, infatti, la realtà ionica è penalizzata non solo in ordine alle Strutture ospedaliere ma anche alla qualità e quantità di posti letto (con 2,8 posti/letto ogni 1000 abitanti, a fronte di una media regionale del 3,4 e nazionale del 3,7) con conseguente mancanza di riorganizzazione della rete di Medicina territoriale, oltreché fino ad oggi da una inefficace rete di Emergenza-Urgenza.

A conferma di ciò, infatti, in questi giorni, a fronte della stagione estiva e quindi con una presenza massiccia di turisti, sono state effettuate segnalazioni insistenti per le attese insostenibili dei pazienti nei Pronto Soccorso dislocati nei vari nososcomi del territorio tarantino, a causa di un inefficiente piano di emergenza-urgenza della Asl/Ta.

Abbiamo constatato – prosegue la nota delle segreterie territoriali di CGIL CISL UIL – che il numero delle persone in coda per le prestazioni, era ed è sempre stato elevato. Attese estenuanti, pazienti (soprattutto i soggetti più svantaggiati) risultano parcheggiati anche nei corridoi, su sedie o barelle in attesa “per ore”, di un ricovero o di un esame clinico. Tutto ciò genera nelle corsie, tra i pazienti, giustificato nervosismo che si scarica sul personale medico e infermieristico adibito all’accettazione.

Medici, infermieri e tutto il personale ospedaliero, lo stesso indotto impegnato nelle strutture sanitarie del territorio, dai Pronto Soccorso ai reparti più esposti all’emergenza quali, per esempio ortopedia, chirurgia, diagnostica, sono lasciati al loro destino a causa della carenza di organico rispetto al fabbisogno, generando conseguentemente per tutti, carichi di lavoro sempre più insopportabili.

La provincia è ulteriormente penalizzata per la notevole carenza quanti/qualitativa di organici che di fatto condiziona e circoscrive l’offerta sanitaria, comunque assicurata dal personale con grande responsabilità, ma con notevoli disagi e sacrifici.
Infatti, rivolgiamo un grazie sentito a chi a vario titolo è impegnato quotidianamente, con professionalità e disponibilità nel pianeta sanità territoriale di Taranto e che sta provvedendo a colmare le gravi lacune ed inefficienze di una Direzione e di una Regione orientato ad imporre questo piano estivo delle emergenze/urgenze, senza ascoltare le OO.SS., né coloro i quali quotidianamente sono impegnati in prima linea nelle strutture sanitarie.

Consci della drammaticità della situazione sanitaria in questo territorio – aggiunge la nota delle segreterie territoriali di CGIL CISL UIL – le Scriventi hanno proposto le note criticità, abbondantemente trattate nel corso degli ultimi mesi (con presidi territoriali sotto l’Asl e presidi regionali in varie Piazze) e, in ultimo, portate all’attenzione anche del Premier, Matteo Renzi, in occasione dell’incontro del 29 luglio scorso in Prefettura. Lo stesso, per il tramite del Vice Ministro Teresa Bellanova, si è riservato di far conoscere le proprie determinazioni in merito.

La realtà tarantina è inoltre indebolita dalla carenza di strutture sanitarie che, nella situazione data, sarebbero essenziali come la Chirurgia Toracica ed una Pneumologia di qualità che proprio in ragione della situazione epidemiologica del territorio, nella precedente programmazione regionale (Regolamento Regionale n.36/2012), erano già previste rispettivamente con 10 (Chirurgia Toracica) e 15 (Pneumologia) posti letto al “SS. Annunziata”.

Tale previsione, purtroppo, non trova conferma anzi appare cancellata dall’attuale Piano di riordino regionale, mentre restano confermati ma insufficienti, i 37 posti letto di Pneumologia dislocate in alcune Cliniche private.
Oltretutto, continua ad essere assente una organizzazione di strutture complesse di Allergologia, in risposta alle esigenze di patologie allergiche largamente presenti nel territorio.

Particolare attenzione abbiamo dedicato alla parte infrastrutturale: alla costruzione del nuovo ospedale San Cataldo, al rifinanziamento Decreto Terra dei Fuochi, alla definizione del progetto sperimentale del “Centro Ambiente e Salute” e all’ implementazione dei servizi sanitari attraverso l’istituzione dei reparti già citati (chirurgia toracica, pneumatologia, oncologia pediatrica, allergologia).

La Giunta Regionale non può ritenere convincente affermare che in Puglia vi sono già 6 strutture di Chirurgia Toracica quando ce ne dovrebbero essere solo 5, perché le stesse sono distribuite in maniera squilibrata, con ben 3 a Bari, 2 a Foggia e 1 a Lecce.

Le strutture di Chirurgia Toracica andrebbero ridistribuite più equamente (e in tal modo si sarebbe espresso recentemente anche il Ministero della Salute), attenzionando prima di tutto i bisogni delle aree a rischio ambientale, come lo sono Taranto e Brindisi.

Su queste questioni e su quelle che riguardano più specificamente la situazione dell’Emergenza Urgenza, chiediamo soluzioni concrete per una più compiuta strutturazione del Polo Oncologico, la prevenzione e il pieno funzionamento del Centro Salute e Ambiente ma soprattutto ribadiamo, l’indispensabile adeguamento degli organici della Sanità pubblica tarantina prevedendo anche Concorsi pubblici per il territorio.

Risulta indispensabile dotarsi immediatamente di piani efficaci per la gestione del sovraffollamento dei Pronto Soccorso mettendo in campo azioni migliorative a idonei percorsi per i pazienti, ponendosi come obiettivo la riduzione dei tempi di attesa; ecco perché è necessario trovare ulteriori soluzioni come:

– un adeguato potenziamento del personale medico, infermieristico e dei servizi di supporto nei Presidi ospedalieri di riferimento;
– acquisizione di nuove e idonee tecnologie informatiche innovative e attrezzature sanitarie ai fini diagnostico-terapeutici (per evitare “figuracce” e disservizi ai pazienti oncologici, come è accaduto in questi giorni per la radioterapia presso il Moscati di Taranto);
– miglioramento delle situazioni strutturali oramai vetuste, sia per le carenze di spazi, che per la logistica;

– lotta agli sprechi, che come OO.SS. abbiamo sempre denunciato.
L’obiettivo è quello di assicurare un sistema sanitario in grado di effettuare il monitoraggio ambientale del territorio, che esca da quella condizione di incertezza e di precarietà in cui oggi è ancora confinato. Il Piano di riordino ospedaliero che la Regione Puglia si appresta a varare definitivamente, incrocia di fatto, un ampio dissenso nell’intera comunità, per motivazioni che riguardano sia il metodo, con il quale si è affrontata l’intera analisi, che il merito.
Nel metodo, si denunciano due preoccupanti mancanze da parte del legislatore regionale:
– il limitato confronto di analisi sulla materia;
– un piano di riordino incentrato sui tagli, più o meno omogenei, su tutto il territorio regionale, che nulla ha concesso alla visione della specificità dei singoli territori, differenti già in partenza, sia sotto il profilo logistico che strutturale, nonché ambientale ed epidemiologico.
Nel merito, invece, per le pesanti ricadute negative che lo stesso comporta per la Provincia di Taranto.
Il bisogno di controllo, prevenzione ed assistenza sanitaria deve diventare una risposta prioritaria come argine sia al disagio socio-sanitario al quale i cittadini sono sottoposti, che alla notevole “mobilità passiva”.
La medicina territoriale, per quanto di nostra conoscenza, non è stata potenziata e versa ancora in forte difficoltà. Per questi motivi è necessaria l’apertura di un articolato ed immediato confronto, per chiedere che venga sospeso e rivisto, territorio per territorio, il Piano di Riordino Ospedaliero, per non mortificare e, quindi, mettere in sicurezza il diritto costituzionale alla salute dei cittadini, per garantirne l’esigibilità e creare allo stesso tempo i presupposti per ricadute positive sull’economia locale.

In tal senso è utile rivedere i tetti massimi di spesa imposti dal DM 70/95, attraverso delle deroghe, e un rifinanziamento del decreto Terra dei Fuochi, al fine di consentire il potenziamento delle strutture, la giusta dotazione strumentale e un’adeguata dotazione organica di personale sanitario supportato da un monitoraggio e da un relativo screening sanitario. In relazione a tale ultimo aspetto, si segnala che il gap tra la provincia di Taranto e le altre della Puglia si traduce in una carenza di oltre 2.000 unità. Al momento il sistema di reclutamento del personale è totalmente inesistente.
Si propone inoltre, una valutazione specifica per la costruzione del nuovo ospedale “San Cataldo”. A distanza di circa quattro anni nulla si è concretato. Le esperienze sin qui accumulate, ci inducono a proporre l’istituzione di una figura commissariale dotata di prerogative di scopo al fine di velocizzare le procedure burocratico/amministrative.
Fermo restando gli altri presidi sanitari della provincia, Taranto città e comuni limitrofi, lo ricordiamo, sono aree in situazione di grave crisi ambientale, e pertanto oggi deve vedersi riconosciuto un asset ospedaliero ben strutturato ed efficiente che fondi su tre presidi: Santissima Annunziata, Moscati di Taranto e San Marco di Grottaglie.

Alla situazione gia grave si aggiunge in questi giorni una preoccupazione per le assurde dichiarazioni del Presidente Emiliano circa la possibile chiusura del presidio ospedaliero di Martina Franca, in luogo di aperture di strutture analoghe, guarda caso presso altri territori.
La rete sanitaria ionica, che prenderà forma con la costruzione HUB del San Cataldo (non prima del 2022), solo dopo potrà essere riconfigurata. Oggi non esistono alternative vere e serie.

Infine – conclude la nota delle segreterie territoriali di CGIL CISL UIL, richiamando in questa vertenza, alla coesione territoriale di tutti i soggetti operanti sul territorio (politica, Istituzioni, associazioni, ecc.), e avendo evidenziato le proposte prodotte nei confronti della Regione rispetto alla necessità di promuovere una più alta qualità della sanità tarantina (strutture, attrezzature, ecc.) capace di abbattere anche i livelli di mobilità passiva; è necessario comprendere chiaramente anche quale ruolo la ASL di Taranto svolge presso la Regione, rispetto alla necessità di considerare la realtà sanitaria tarantina in tutta la sua straordinaria specificità e gravità.»