Taranto, 22 novembre, si festeggia Santa Cecilia. Questa, per la città dei due mari, non è una data qualsiasi: è uno dei giorni più attesi dell’anno, è un giorno di vera festa, ricco di tradizione e di calore.

E’ la data che dà inizio alle festività natalizie, le più lunghe d’Italia, che cominciano proprio alle prime ore del mattino del 22 novembre, rispetto a tutto il resto del Paese dove solitamente si dà il via al periodo natalizio con la festività dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre.

Una giornata ricca e intensa, emozionante e piena di fratellanza, amore, speranza. E’ il giorno delle pastorali, delle bande musicali in giro per la città fin dall’alba, è il giorno delle pettole, il giorno, per molti, anche dell’allestimento dell’albero di Natale. E’ un giorno bello e atteso da tutti.

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Santa Cecilia, patrona della Musica

Santa Cecilia (Roma, II secolo – Roma, III secolo) è una martire cristiana. Il suo culto è molto popolare poiché Cecilia è la patrona della musica, di strumentisti e cantanti.

È quanto mai incerto il motivo per cui Cecilia sarebbe diventata patrona della musica. La spiegazione più plausibile sembra quella di un’errata interpretazione dell’antifona di introito della messa nella festa della Santa (e non di un brano della Passio come talvolta si afferma).

Il testo di tale canto in latino sarebbe: Cantantibus organis, Cecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat dicens: fiat Domine cor meum et corpus meum inmaculatum ut non confundar (“Mentre suonavano gli strumenti musicali (?), la vergine Cecilia cantava nel suo cuore soltanto per il Signore, dicendo: Signore, il mio cuore e il mio corpo siano immacolati affinché io non sia confusa”).

Per dare un senso al testo, tradizionalmente lo si riferiva al banchetto di nozze di Cecilia: mentre gli strumenti musicali (profani) suonavano, Cecilia cantava a Dio interiormente. Da qui il passo ad un’interpretazione ancora più travisata era facile: Cecilia cantava a Dio… con l’accompagnamento dell’organo.

Si cominciò così, a partire dal XV secolo (nell’ambito del Gotico cortese) a raffigurare la santa con un piccolo organo portativo a fianco.

In realtà i codici più antichi non riportano questa lezione dell’antifona (e neanche quella che inizierebbe con Canentibus, sinonimo di Cantantibus), bensì Candentibus organis, Caecilia virgo….

Gli “organi”, quindi, non sarebbero affatto strumenti musicali, ma gli strumenti di tortura, e l’antifona descriverebbe Cecilia che “tra gli strumenti di tortura incandescenti, cantava a Dio nel suo cuore”. L’antifona non si riferirebbe dunque al banchetto di nozze, bensì al momento del martirio.

La notte di Santa Cecilia a Taranto

La mattina del 22 novembre, alle prime ore del mattino, quando ancora il cielo è buio, intorno alle 03:30 in Città Vecchia si sentono le note della prima pastorale.

L’aria è frizzante e fredda ma le luci dei lampioni danno una sensazione di calore. Via Duomo è deserta. Poi un vociare, cortese, in sottofondo. La Cattedrale è gremita: ogni posto è occupato, sia a sedere che in piedi. Le sdanghe si preparano. Il parroco chiama tutti a raccolta.

Arrivano le bande. Ci siamo. La prima squilla. Le prime pastorali. Il sacerdote benedice le bande e dà il via alla traslazione della Statua dalla Cattedrale di S. Cataldo alla Chiesa di S. Giuseppe, a seguire, parte il tradizionale giro mattutino di 4 gruppi bandistici a cura delle due bande cittadine “S. Cecilia” e “G. Paisiello” che allietano le vie della città al suono delle tradizionali pastorali.

Nel pomeriggio segue poi la Processione e la Santa Messa in Cattedrale. Questo solitamente è il programma religioso della festività, che quest’anno, a causa della pandemia da Covid-19 in corso, subirà modifiche sostanziali.

Le pastorali tarantine

Ore 3.30, città vecchia, Basilica di San Cataldo: le bande ricevono la benedizione e poi in marcia a portare una delle più antiche tradizioni nelle strade e nei quartieri della città; in modo soave, dolce, pacato… le note della banda baciano il cuore.

Sono le 4, le 5, le 6. Le pastorali accarezzano il viso reso rigido dall’aria mattutina. C’è chi aspetta sul balcone, chi scende in strada. Soli, in coppia o in gruppo si vive questa grande tradizione. Una chiacchiera, uno scherzo, un sorriso, un abbraccio. La città si stringe nel calore di questi dolci note.

E quest’anno? Quasi sicuramente, a causa della pandemia in corso e nel rispetto delle regole per la prevenzione della diffusione dell’infezione da Covid-19, il programma e le usanze saranno sicuramente rimodulati nel rispetto delle norme vigenti.

Le pettole

È il giorno delle pettole per tutti: bambini, anziani, adulti, giovani. Nella notte di Santa Cecilia tra le strade della città alcuni negozi alzano le saracinesche, alcuni residenti aprono le loro case, improvvisano una cucina da campo: bisogna preparare le prime pettole da offrire agli intervenuti.

Alcune porte di abitazioni si aprono e mani gentili che hanno già impastato e cotto, offrono ai passanti la prima “frizzolata” di pettole calde e fragranti. Proseguendo in città nuova questa dimensione intima e familiare va un po’ perdendosi, ma non è raro trovare pettole da assaggiare in bar, panifici, o altri esercizi commerciali o offerte da cittadini generosi.

La ricetta delle pettole

La tradizione vuole che in questo giorno si preparino le fragranti pettole, tipche frittelline di pasta lievitata da mangiare calde. Ecco la ricetta:

Ingredienti per circa 40 pettole: 500 gr farina 00, 12 gr di lievito fresco (mezzo cubetto circa), 400 ml acqua tiepida, sale, olio per friggere. Difficoltà: Facile. Tempo: 60 minuti per la lievitazione e pochi minuti per la cottura.

Preparazione e procedimento: Amalgamare in una ciotola il sale, la farina, il lievito e l’acqua tiepida. Creare un impasto molto fluido. Lavorare l’impasto per meno di dieci minuti, quindi lasciare lievitare per almeno un oretta.

Versate dell’olio, in modo abbondante, in una pentola bassa messa sul fuoco. Con l’aiuto di un cucchiaio e con l’abilità delle dita versare l’impasto nell’olio lasciandolo cadere dal cucchiaio a piccole dosi, formando delle palline. Lasciare dorare appena e servire belle calde.

Consigli per questa ricetta: se usate l’olio di oliva vengono più leggere. Possono essere passate ben calde nello zucchero, oppure nel sale a seconda dei gusti, arricchite con ingredienti della tradizione quali vin cotto, cavolfiore, acciughe… Ma comunque le gustiate…buon appetito con questa prima frittura di pettole!

Video della ricetta delle pettole

Da dove nasce l’usanza delle pettole

Si narra che una donna il giorno di Santa Cecilia si sveglio prestissimo, preparò l’impasto per il pane e, come da tradizione, uscì per ascoltare le pastorali suonate dalle bande musicali.

Venne, poi, così presa dalla musica che si mise a seguirle per i vicoli della città. Tornata a casa, si accorse che l’impasto era lievitato troppo, allora scaldò l’olio, e vi immerse delle palline di pasta, non essendo essa più utilizzabile per il pane.

I bimbi, apprezzarono moltissimo la ricetta improvvisata, chiesero alla madre come si chiamassero queste buone palline e lei risposte “Pettel”, pensando ad una mini-versione della focaccia, chiamata in tarantino “pitta”.

L’albero di Natale e il presepe

E’ il giorno in cui nelle case tarantine si addobba l’albero di Natale e si realizza il presepe, e più in generale è proprio a partire da oggi che si appongono le decorazioni natalizie in strade, piazze, attività commerciali.

In anticipo rispetto a molte altre città, l’albero di Natale, il presepe, decorazioni e addobbi resteranno esposti per tutte le festività, fino al 6 gennaio, quando l’Epifania tutte le feste porterà via.