La scuola, tranne in casi coraggiosi e fortemente culturalizzati, ha ignorato il centenario di uno dei maggiori scrittori del Novecento letterario. Una visione letteraria dimezzata in una scuola che ignora i veri scrittori contemporanei.

Il 27 dicembre del 1914 nasceva Giuseppe Berto, segnando un centenario che attraversa il Novecento letterario da Cesare Pavese a Elio Vittorini, da Carlo Levi a Pier Paolo Pasolini.

È su queste coordinate che si svilupperà l’incontro che fissa alcune linee intorno a un Novecento letterario da rileggere e i cui scrittori sono da “riposizionare”. La Prolusione sarà svolta da Pierfranco Bruni, che affronterà proprio il tema di una riproposta culturale di un Novecento Letterario che vada oltre gli schemi prettamente scolastici e le celebrazioni di uno scrittore come Giuseppe Berto aprono chiaramente delle prospettive che presentano anche una metodologia didattica con dei precisi connotati che pongono all’attenzione il rapporto tra moduli linguistici e modelli intellettuali.

Il saggio di Pierfranco Bruni, che ha fatto da base in varie occasioni per celebrare Giuseppe Berto, si apre a ventaglio sulla vasta problematica anche del ruolo dello scrittore. “Mi piace per l’occasione, ha sottolineato Pierfranco Bruni, affrontare il rapporto anche antropologico tra Berto e Pasolini.
Due modi di concepire non solo la letteratura ma anche la vita.

La scuola, tranne in piccole eccezioni coraggiose e scuole e docenti che hanno una forte cultura non soltanto antologica e puramente scolastica, hanno creato eventi per discutere su Berto a cento anni dalla nascita. Si tratta, afferma sempre Bruni, di uno dei maggiori scrittori del Novecento.

Ma si sa che per discutere di Berto occorrono capacità letterarie ma anche sfide che vanno oltre il conformismo dilagante e la scuola italiana e i docenti vivono di conformismo acquisito agli anni di quando loro praticavano gli Istituti scolastici. Berto, ha concluso Bruni, è un grande scrittore non solo sul piano della forma e delle tematiche ma anche sul versante della lingua”.

Le celebrazioni sul centenario della nascita di Berto pongono al centro un Novecento contemporaneo oltre al singolo scrittore stesso.

“Ci sono responsabilità di una scuola poco attenta al dibattito militante, ha ribadito Bruni, e non attrezzata efficacemente al ruolo del intellettuale. Il caso Berto dimostra “. Ma c’è un altro fattore che Bruni non si è risparmiato di affermate con forza: “Se la scuola non intavola una libera discussione con elementi di conoscenza su uno scrittore come Berto, mentre viene pubblicata tutta la sua opera, io credo, ha detto Bruni, che sia anche la sconfitta della libertà delle idee e della scuola stessa“.